“Quasi trent’anni di biodiversità: e pensare che all’inizio eravamo dei pazzi!” Luciano Catellani presidente consorzio valorizzazione prodotti Antica Razza
reggiana Storico caseificio di Coviolo, il primo e unico al mondo che trasforma latte di vacche rosse reggiane

‘E’ sicuramente facile al giorno d’oggi parlare di animali al pascolo, di attenzione all’alimentazione delle vacche, di biodiversità, o per dirla ancor più semplicemente di
qualità… Quando abbiamo iniziato questo lavoro e cioè salvaguardare la razza della vacca rossa reggiana nell’ormai lontano 1982, ci consideravano quasi dei pazzi, dei
disperati. Quei pazzi oggi sono riusciti nell’intento di non fare estinguere questo animale tipico del nostro territorio con tutto quello che ne ha conseguito in termini salvaguardia e
qualità”.

Nelle parole di Luciano Catellani, il presidente del consorzio che valorizza la vacca rossa reggiana, c’è
il significato di un risultato di inestimabile valore. “Lo sappiamo solamente noi cosa ci è constato in termini di lavoro e sacrifici e quanto significano oggi i risultati raggiunti -
tiene a precisa Catellani – Pionieri forse è la parola giusta visto e considerato che istituzioni di salvaguardia come Slow-Food dovevano ancora nascere quando abbiamo preso la decisione
di non lasciare scomparire una razza autoctona così importante per la produzione del parmigiano reggiano”.

Un parmigiano reggiano d’origine si è affrettato a chiamarlo qualcuno, “Ma che conserva le qualità del foraggio di cui si nutre l’animale. In altri termini siamo felici di essere
riusciti in un intento difficile, i fatti oggi lo dimostrano, cioè quello di offrire un prodotto unico nel suo genere e stimato da tanti”. Per la cura, la lavorazione, le sue
caratteristiche organolettiche e molto particolari: profumi e odori difficilmente riscontrabili altrove.

“Oggi prosegue Catellani – stiamo puntando su una linea di prodotti ottenuti dal latte di sola vacca rossa che stanno ottenendo già risultati ragguardevoli. Dal punto di vista produttivo
siamo una piccola realtà; i primi però al mondo però per esportazione di parmigiano reggiano: dall’Unione Europea, agli Usa, al Canada. E poi ancora il Giappone,
l’Australia e la richiesta inizia ad arrivare anche dall’Asia. Addetti ai lavori e buongustai sono in crescita qui come in tutto il mondo, anche se langue un po’ il mercato italiano. C’è
comunque ancora molto da fare, a partire – sostiene Catellani – da una maggior tutela del prodotto. Indispensabile per la tutela del consumatore finale”.

C.V.P.A.R.R. Consorzio Valorizzazione Prodotti Antica Razza Reggiana

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Filippo Pederzini

Newsfood.com