La discontinuità, saltuarietà e occasionalità della prestazione non escludono il carattere subordinato della prestazione quando sono connesse allo svolgimento di
mansioni per le quali è rilevante il coordinamento con i colleghi e l’assoggettamento del prestatore di lavoro a specifiche direttive del datore di lavoro.

Questo è quanto recentemente confermato dalla Cassazione con sentenza n. 58 del 7 gennaio 2009.

La decisione, che si pone nel solco, ormai consolidato, di quell’orientamento che nega il carattere autonomo della prestazione lavorativa in tutti i casi in cui sia assai limitato
il margine di autonomia organizzativa da parte del prestatore di lavoro, assume particolare rilevanza se si riflette anche sulle concrete possibilità alternative che
l’ordinamento mette, da qualche anno a disposizione, per soddisfare esigenze di occasionalità nell’esecuzione di una prestazione lavorativa.  

Non bisogna dimenticare, infatti, che il rapporto di lavoro è pur sempre fondato su un vincolo contrattuale che altro non è se non l’incontro, in veste giuridica, di
interessi contrapposti. E’ fuor di dubbio che l’ordinamento giuridico conosce ormai forme contrattuali diverse dal tradizionale rapporto di lavoro subordinato a tempo
indeterminato o a tempo determinato e che le parti, nel rispetto dei vincoli e delle garanzie che ogni forma contrattuale comporta, in caso di esigenze di natura occasionale, hanno
ormai a disposizione diverse forme contrattuali, caratterizzate sia dal vincolo della subordinazione (il lavoro intermittente), sia dalla parasubordinazione (le mini co.co.co.), sia
dell’autonomia vera e propria (le prestazioni professionali di natura occasionale ai sensi dell’art. 2222 c.c.).

Naturalmente, nel caso esaminato dalla Cassazione, trattandosi di mansioni di cameriere, l’unica reale possibilità alternativa sarebbe stata, ad esempio, la stipulazione di
un contratto di lavoro intermittente ai sensi dell’art. 33 e seguenti, D.Lgs. n. 276/2003 e, quindi, la costituzione di un rapporto di lavoro di tipo subordinato nel quale
l’esigenza di saltuarietà della prestazione è individuata dall’ordinamento giuridico quale causa del contratto e presupposto di liceità dello stesso. Si
tratta, infatti, di mansioni per le quali non sarebbe possibile nessun altro tipo di rapporto se non il lavoro subordinato, in quanto la c.d. “eterodirezione” e cioè
l’assoggettamento del prestatore di lavoro al potere direttivo e organizzativo del datore di lavoro, è insita nella stessa natura delle mansioni svolte (e in questo senso
può essere un’utile guida interpretativa anche la Circolare del Ministero del lavoro 29 gennaio 2008, n. 4 in materia di collaborazioni a progetto).

In questo senso, a parere della Cassazione, l’assenza di rischio economico, l’osservanza di un orario e l’inserimento nell’altrui organizzazione
produttiva, specie in relazione al coordinamento con l’attività degli altri lavoratori – rilevabile, ad esempio, nella distribuzione dei tavoli – ovvero
l’assoggettamento alle direttive del titolare del ristorante, così come l’obbligo di vestire uniformemente agli altri camerieri, sono elementi
più che evidenti di una totale assenza di autonomia e indici, pertanto, della effettiva subordinazione del prestatore di lavoro