Ce lo spiega Piergiorgio Pizzolesi e ci invita ad una bella Magneda

Piergiorgio Pezzolesi

March 26, 2011 at 10:16am

LA MAGNEDA “

Anche i romagnoli come la maggior parte dei cristiani, (o detti tali) hanno a loro disposizione durante la giornata, una prima colazione, un pasto dopo mezzogiorno, e alla fine una cena. Non
hanno invece la merenda o merendina domenicale e festaiola, la quale presso altre tribù che non siano la nostra, si svolge prevalentemente in campagna, in qualche boschetto, in pineta.
Noi romagnoli non abbiamo la merendina, non la pratichiamo, innanzitutto perché deturpa i luoghi naturali, i prati, le colline, le rive dei fiumi, cioè la terra che ci ha
partorito e che vorremmo sempre sgombra di sacchi di plastica, di lattine e di ossa avanzate.

Noi abbiamo invece, a sostituzione di tutto il resto, la mangiata, la ” MAGNEDA “. Innanzitutto il romagnolo non ama sedersi per terra, sull’erba, scomodo, col ventre che gli si arrotola
fatalmente verso lo stomaco e gli stanca la voce. Noi preferiamo una tavola lunga, sia pure apparecchiata alla buona, ma con tanto di piatti e posate.

“La Magneda” costituisce, soprattutto, un lungo momento di riposo e di ripensamenti, per noi romagnoli. La “Magneda” è un punto di incontro tra amici o nemici (da noi la
differenza è assai sottile), durante la quale tutto deve scorrere liscio, e i cibi stessi devono rispondere a precise regole. Amici o avversari (s’intende avversari politici,
perché il romagnolo è un animale politico) non li vedrete mai discutere, che so, di democrazia, durante la mangiata. Tutt’al più potrete udire qualche frizzo, qualche
battutina maligna (in senso politico), sempre che tra i commensali vi sia un segretario di qualche partito, o, peggio ancora, un deputato eletto regolarmente in Parlamento.

I romagnoli, per lo stesso fatto che non praticano la “merendina”, ma vogliono starsene seduti comodi intorno ad un tavolo che non sia indecente, non amano le tavolate rumorose, anche se essi
sono, per natura, alquanto baccaglioni.

Esistono due tipi di mangiate romagnole che distingueremo in marinare e campagnole. La mangiata marinara ha per solito, come teatro, qualche porticciolo dell’adriatico, un’osteria sul canale o
un Bragozzo all’ancora. I pescatori romagnoli sono solitamente ottimi cuochi.

Il menu tradizionale è costituito da un antipasto di canocchie olio e limone, da un primo piatto di brodetto di pesce, da una sventagliata di anguille ai ferri (a questo punto si
dovrà passare dal Trebbiano al Sangiovese poiché l’anguilla è considerata nè pesce nè carne) la quale sventagliata sarà seguita possibilmente da code
di rospo.

Ora viene la mangiata che abbiamo definito “campagnola” e che si celebrava il giorno della trebbiatura. Allora i braccianti, i contadini, i macchinisti, i padroni, i fattori si radunavano allo
stesso desco, senza donne, per carità. Certo, anche le donne partecipavano al festino e starnazzavano di continuo intorno ai fornelli e ai camini ma non sedevano al tavolo degli uomini.
Le donne poi non si sarebbero stupite se qualche commensale gonfio di Sangiovese, avesse detto: “Teresa, magna poc; che dop a io bsogn d’un serviziet”. E di quale servizietto potesse trattarsi
lo lascio immaginare.

Anche la mangiata campagnola aveva un suo menu tradizionale: Cappelletti in brodo di cappone, lo stesso cappone lessato, pollame arrostito, formaggio pecorino e al solito una zuppa inglese che
dell’Inghilterra non aveva nemmeno l’odore. Dimenticavo un particolare che forse oggi è in disuso. Nella zuppiera dei cappelletti, in fondo, si metteva di nascosto “e caplitaz”,
cioè un cappelletto che era almeno tre volte più grande dei normali. Chi l’avesse pescato, rimescolando nel brodo della zuppiera avrebbe avuto fortuna per tutto l’anno.

Ma ora diciamo qualche verità: si vuole che esista una cucina toscana, una emiliana, una abruzzese, e via discorrendo. Sarà giusto, ma noi romagnoli non abbiamo una vera cucina
romagnola, ad eccezione di tre piatti: le tagliatelle, i cappelletti, i passatelli. E’ la storia, sono i millenni di papato, di brigantaggio e di miseria che ci hanno abituato a contentarci di
poco o meglio, di mangiare molto di quel poco che ci veniva lasciato.

In tanti secoli di povertà, siamo solo riusciti a mettere insieme la zuppa inglese. Ma chi ci garantisce che un brutto giorno, gli inglesi non ci tolgano anche questo primato?

Max David

In Questa serata abbiamo voluto rievocare la ” Magneda ” marinara e la ” Magneda ” campagnola adattando i piatti ai giorni nostri.

Buon Appetito !!

Piergiorgio Pezzolesi


Menu della serata dell’08/04/2011 – Venezia – ore 20,30 – Laboratorio Internazionale di Studi Enogastronomici – Cannaregio:

LA GRANDE ABBUFFATA ROMAGNOLA … “LA MAGNEDA” !!!

Antipasti:

Insalatina tiepida alla marinara

Selezione di affettati e pecorini romagnoli

Alici marinate al limone e prezzemolo

Primi piatti

Cappelletti al ragù romagnolo

Tagliolini alle poveracce

Secondi piatti

Pasticciata con le erbe di campo

Arrosto segreto

Bruschette, Piadine Trebbiano e Sangiovese

Dolce

Zuppa inglese

Contributo € 40,00


Per info e prenotazioni: info@personalchefactory.com

Newsfood.com WebTV sarà a Vinitaly e per questa volta dobbiamo rinunciare ma ci sarà sicuramente un’altra occasione.


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