L’uva corvina è la principessa della Valpolicella, in Veneto; da lei si ricava l’Amarone, uno dei più famosi vini italiani, descritto anche da Catullo.

Ora, il suo DNA è stato decodificato.

E’ merito di una ricerca dell’Università di Verona diretta da Massimo Delledonne e Mario Pezzotti.

Gli esperti hanno prelevato circa 60 milioni di sequenze del genoma e da queste hanno assemblato 479 geni, fino ad oggi sconosciuti L’analisi ha inoltre fatto notare un minuscolo frammento
genetico, inattivo nel pinot nero ma acceso dalla Corvina durante il processo di maturazione.

In generale, il lavoro degli scienziati ha confermato antiche credenze: l’uva in questione attiva dei geni unici proprio nella fase di appassimento, in cui le uve vengono adagiate nei fruttai
in collina per 3-4 mesi. Allora, l’appassimento viene così delineato come un complesso meccanismo, in cui si attivano 415 geni con il compito di fronteggiare lo stress della
disidratazione e di controllare la produzione di aromi e metaboliti secondari responsabili del sapore e del bouquet dell’Amarone. E geni specifici hanno compiti specifici: alcuni conferiscono
il particolare aroma di liquirizia, altri controllano la biosintesi del resveratrolo.

La squadra dell’Università di Verona ha messo i risultati del proprio lavoro a disposizione del territorio e dei produttori: la speranza è avere un approccio sempre più
innovativo, nella gestione del prodotto in vigna e in cantina.

Matteo Clerici