Con un aumento medio dell’1,8 per cento i prezzi dei prodotti alimentari sono cresciuti nel 2009 piu’ del doppio dell’inflazione nonostante il crollo dei prezzi riconosciuti agli
agricoltori in campagna che si sono ridotti in media del 13 per cento nello stesso arco di tempo. E’ quanto afferma la Coldiretti nel commentare i dati Istat relativi all’inflazione che
nel 2009 è scesa al 0,8 per cento su livelli del 1959 con gli alimentari che si sono posizionati sul podio dei prodotti con maggior rincaro.

 

I consumatori italiani – sottolinea la Coldiretti – non hanno potuto beneficiare della forte riduzione dei prezzi agricoli, che rischia invece di provocare l’abbandono delle campagne, a causa
delle inefficienze e delle speculazioni lungo la filiera agroalimentare che sono costate, a cittadini ed imprese agricole, 5,8 miliardi nel 2009 per effetto dell’aumento dei prezzi dei prodotti
alimentari nonostante il forte calo nei prezzi delle materie prime agricole.


Secondo l’analisi della Coldiretti, ad esempio, il prezzo del grano riconosciuto agli agricoltori è oggi molto più basso di quello di 25 anni fa con le quotazioni che sono
quest’anno al di sotto dei costi di produzione su un valore di poco superiore ai 14 centesimi al chilo, il 42 per cento in meno rispetto allo scorso anno e il 39 per cento in meno rispetto
al 1985. Se allora – spiega la Coldiretti – il prezzo del grano era di 23 centesimi al chilo e quello del pane di 52 centesimi, oggi un chilo di grano è venduto al prezzo di circa 14
centesimi mentre un chilo di pane è acquistato dai cittadini a valori variabili attorno ai 2,8 euro al chilo, ma che raggiunge i 5 euro e oltre per quelli più elaborati.

 

Pochi centesimi pagati agli agricoltori nei campi diventano euro al consumo con il risultato di un aumento della forbice nel passaggio dei prodotti dal campo alla tavola durante il quale -
sostiene la Coldiretti – i prezzi degli alimenti moltiplicano oggi in media cinque volte. Si tratta – conclude la Coldiretti – di un forte ostacolo alla ripresa economica in un Paese dove quasi
un euro su quattro si spende per la tavola con gli acquisti di alimentari e bevande che ammontano complessivamente a 215 miliardi di euro all’anno (dei quali 144 a casa e 71 per mangiare fuori),
con l’agroalimentare che svolge peraltro una funzione da traino per l’intero Made in Italy all’estero.