“E’ uno scandalo, non si può più tacere: puntualmente in estate si assiste a un tragico bollettino di morti per mancate cure, specie negli ospedali del Sud. Ora sono inquisiti i
medici responsabili, ed è giusto. Ma bisognerebbe anche verificare le capacità manageriali di chi gestisce le strutture in cui quei medici hanno operato”. Questo è il
commento di Rossella Miracapillo, responsabile dell’Osservatorio Farmaci & Salute del Movimento Consumatori per l’ultimo caso di malasanità in Calabria.



“Di solito si punisce il medico, ma è espressione di un sistema – continua la Miracapillo – E’ necessario andare oltre la responsabilità del singolo: strutture fatiscenti, personale
ridotto a causa delle ferie estive sono alla base di valutazioni superficiali dei malati che perciò si trovano più esposti al rischio di esiti fatali. Sembrerebbe frutto di mancanza
cronica di risorse. Invece le risorse per la gestione del Sistema sanitario, in Italia ci sono eccome

L’Italia, è tra i paesi che spende di più in sanità, ma chi gestisce queste risorse economiche? Non i manager nominati dalla politica, spesso con meccanismi puramente
clientelari. Quasi mai sono persone davvero competenti del settore, capaci di valutare le necessità reali delle strutture.

Ma dove vengono orientate allora le risorse pubbliche? Nella gestione di appalti per acquisto di attrezzature che spesso non verranno utilizzate per mancanza di personale specializzato o
perché sovradimensionate rispetto alle reali necessità. A causa dell’esternalizzazione dei servizi (sono esternalizzati in quasi tutte le ASL italiane, le strutture i servizi di
lavanderia e ristorazione) capita che i pazienti si ritrovino ad avere cibo praticamente freddo e immangiabile. Ma la tendenza alla esternalizzazione sta contagiando altri servizi: la
fisioterapia, l’assistenza ai malati terminali, la pulizia delle strutture.



Tutto ciò si traduce in costi molto più elevati e in uno scadimento complessivo dei servizi forniti. Dall’altro lato queste gestioni “costose” sottraggono risorse all’assunzione di
nuovo personale, alla messa in rete dei vari reparti per l’ottimizzazione di farmaci, risorse e costi della diagnostica strumentale. Sono ancora moltissime le strutture pubbliche prive di un
computer per la gestione dei casi.



Le morti della Calabria e della Sicilia, sono solo la punta dell’iceberg di un sistema di gestione che ha come impostazione dominante il lato economico delle ASL dimentiche della missione di cura
delle malattie e miglioramento delle aspettative di vita delle persone.