Per la Moda un giro d'affari da 70 miliardi l'anno

Otto italiani su dieci considerano importante acquistare capi d’abbigliamento o calzature, ma 4 di questi hanno dovuto ridurne l’entità, 3 l’hanno mantenuta invariata e soltanto i
rimanenti 3 sono riusciti ad incrementare la propria spesa, sette persone su dieci considerano la qualità prioritaria rispetto alla quantità ed al prezzo e 6 aspettano i saldi per
mettere a segno gli acquisti più importanti della stagione.

E’ l’identikit dei consumatori di abbigliamento e calzature, un comparto che in Italia muove ogni anno un giro d’affari di circa 70 miliardi di euro, un dato che lo scorso anno ha fatto
registrare un’impennata del 3% rispetto al triennio precedente quando la spesa delle famiglie era aumentata di uno striminzito 0,8% annuo.
Il quadro, elaborato dalla Publica Res per la Fismo-Confesercenti, è stato analizzato ed approfondito nel corso dell’ assemblea elettiva 2008 dell’organizzazione svoltasi a Roma alla
presenza del ministro delle Politiche europee, Emma Bonino.

Sono circa 180 mila (pari al 23,3% del totale degli esercizi al dettaglio) in tutta Italia i negozi di questo comparto e più precisamente 129.534 di abbigliamento, 27.675 di calzature e
24.040 di tessuti. Si tratta però di uno scenario in costante evoluzione che negli anni ’90 ha subito una pesante emorragia di imprese (30.000 hanno chiuso i battenti) e di manodopera
(60.000 occupati in meno) legata in buona parte alla drastica espansione della grande distribuzione, alla moltiplicazione di centri commerciali e soprattutto all’escalation degli outlet. Mentre
infatti i punti vendita tradizionali hanno cominciato a recuperare terreno dal 2000 in poi ad un ritmo di ripresa del 2 – 3% l’anno, il fenomeno dei Factory Outlet Center, strutture da 20 mila
metri quadri e 100 punti vendita d’abbigliamento ciascuna, ha cominciato ad imporsi per intercettare la domanda ancora forte da parte delle famiglie a fronte di un ridotto potere d’acquisto.

Così, i 1.377 punti vendita outlet esistenti sul territorio nazionale nel 2007 tra il 2008 ed il 2009 diventeranno 2.256 (1.119 al Nord, 706 al Centro e 431 nel resto del Paese).
L’indagine condotta dalla Fismo ha permesso di individuare precise tipologia di gruppi di spesa tra i consumatori italiani di abbigliamento: ci sono gli agiati, che non avendo particolari
problemi economici mantengono inalterato il loro trend di spesa e addirittura lo incrementano (37%); gli equilibristi che, pur senza grandi capacità di reddito, hanno saputo trovare un
equilibrio tra le disponibilità economiche e la voglia di fare acquisti, mantenendo invariati i loro consumi o, comunque, la spesa (16%); gli ingegnosi che, nonostante qualche
difficoltà economica, riescono a trovare soluzioni per spendere meno senza rinunciare all’acquisto (8%); in difficoltà, quelli cioè che pur avendo tagliato gli acquisto
continuano a spendere di più e si sentono prigionieri dei prezzi imposti dal mercato (9%); i consumatori in austerity costretti a stringere i cordoni della borsa, comprando meno e
spendendo meno (30%).

«Il dilagare di grandi strutture e soprattutto degli outlet rappresenta una risposta a queste tipologie di consumatori – spiega Alfredo Ricci, presidente della Fismo-Confesercenti – che
hanno quasi tutte in comune l’esigenza di contrarre la spesa cercando di non rinunciare agli acquisti. I Foc convincono i consumatori che è possibile non rinunciare all’acquisto ed alla
qualità pur abbattendo anche significativamente la spesa. Ma non sempre e’ cosi’, anzi nella maggior parte dei casi alla contrazione dei costi corrisponde una riduzione della
qualità del prodotto offerto. Questa situazione – aggiunge Ricci – penalizza fortemente gli esercizi al dettaglio che si sforzano di calmierare i prezzi, anche assorbendo gli aumenti
alla produzione, continuando però a garantire il livello qualitativo offerto. Ma spesso hanno a che fare con una concorrenza spietata e scorretta: gli effetti negativi ricadono sui
commercianti spesso costretti a chiudere i battenti e, naturalmente, sui consumatori che barattano un apparente risparmio con la qualità».

Leggi Anche
Scrivi un commento