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E' evidente - conclude la Coldiretti - la necessità di puntare sulla produzione nazionale
Petrolio: per la Coldiretti il 43% degli italiani crede nelle energie agricole
L'energia prodotta da materie prime, scarti e residui delle produzioni agricole è considerata una alternativa molto importante
© COLDIRETTI.it - 28/10/2007
Il 43 per cento degli italiani crede fortemente nel contributo che l'agricoltura può dare con la produzione di agronergie nella ridurre la dipendenza dal petrolio, è quanto emerge dall'Indagine 2007 COLDIRETTI-SWG "Le opinioni di italiani e europei sull'alimentazione" dalla quale si evidenzia peraltro che gli italiani confidano soprattutto nell'energia solare, citata dal 69 per cento degli italiani mentre a distanza seguono l'eolico (35 per cento) e il nucleare (23 per cento).
L'energia prodotta da materie prime, scarti e residui delle produzioni agricole è considerata una alternativa molto importante - sottolinea la Coldiretti - anche negli altri paesi europei come Gran Bretagna (37 per cento), Spagna (33 per cento), Germania (32 per cento) e Francia (27 per cento). Secondo la Coldiretti occorre sostenere la creazione di micro-generatori che utilizzano biomassa locale e contribuiscono così allo sviluppo locale delle zone rurali, evitando trasporti a lungo raggio che sprecano energia. Ad esempio per biocarburanti come l'olio vegetale di origine brasiliana - precisa la Coldiretti - il chilometraggio percorso con la nave è di oltre 9mila chilometri con un consumo energetico che corrisponde al 6 per cento dell'energia contenuta nei prodotti trasportati, mentre per quello in arrivo dal Congo per una distanza di oltre 5mila chilometri si consuma il 3,3 per cento dell'energia trasportata.
E' evidente - conclude la Coldiretti - la necessità di puntare sulla produzione nazionale rispetto alle importazioni dall'estero che presentano bilanci energetici ed ambientali negativi con il consumo aggiuntivo di carburanti per il trasporto, inquinamento e disboscamenti forestali nei paesi di origine ai quali si aggiungono gli effetti negativi derivanti dalla costruzione sul territorio nazionale di megaimpianti industriali di trasformazione che prescindono dalla realtà locale.









