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Le analisi di due studiosi americani sul fenomeno della sovralimentazione
Come una droga: così l'eccesso di cibo crea dipendenza
Il cervello viene "modificato" come nel caso di assunzione di stupefacenti
© Matteo Clerici/NEWSFOOD.com - 01/02/2010
Mangiare troppo mette a rischio la capacità decisionale del cervello. L'eccesso di cibo attiva infatti meccanismi di dipendenza e ricerca ossessiva della soddisfazione molto simili a quelli osservati nei consumatori di stupefacenti.
Lo sostengono diversi studiosi americani, autori di ricerche cliniche sull'argomento.
Come quella del dottor Petrous Levounis, direttore direttore dell'Addiction Institute of New York presso il St. Luke's and Roosevelt Hospitals di Manhattan. Il team di Levounis ha osservato, tramite neuroimaging, il cervello di numerosi malati da dipendenza da cibo. Si è così notato come l'organo avesse messo in atto il classico sistema di ricompensa-piacere: quando veniva ingerito cibo, venivano prodotte grandi quantità dell'ormone dopamina, mentre i centri dell'inibizione vanno KO.
Come spiega il dottor Levounis, questa è una perversione del buon andamento. Di norma, la dopamina è un motivatore chimico, che spinge a ripetere le attività (cibo e sesso) fondamentali, sia per l'individuo che per la specie; inoltre, collega il sistema limbico, che si occupa delle emozioni, con l'ippocampo, che invece e' responsabile della memoria. Il problema è quando la voglia di ripetizione dell'attività piacevole diventa più forte della normalità. In questi casi si ha un'overdose di dopamina ed un malfunzionamento dei lobi frontali, detentori del controllo e della forza di volontà.
E' la situazione classica di chi è affetta da dipendenze: sesso, alcol stupefacenti ed anche cibo.
Spiega infatti Levounis: "Questa e' l'essenza della dipendenza da una sostanza o abitudine: una guerra tra i meccanismi del piacere, che risultano manomessi, e i lobi frontali, che non riescono a trattenere l'impulso a ripetere l'esperienza piacevole".
L'argomento è stato indagato anche dal dottor Gene-Jack Wang, del Brookhaven National Laboratory on Long Island, New York.
Anche le analisi del dottor Wang (effettuate tramite Pet-Tac) hanno confermato le scoperte della squadra di Levounis: il cervello dei dipendenti da cibo è sovraccarico di dopamina ed ha centri del controllo poco efficaci.
Contro tali problematiche, l'industria farmaceutica ha creato 2 tipi di prodotti gli agonisti della dopamina e gli antagonisti della dopamina.
I primi farmaci alimentano i recettori della dopamina: in questo modo si fa calare il desiderio "incriminato" ("E' il principio su cui si basano, per esempio, i cerotti alla nicotina").
Gli antagonisti della dopamina, invece, bloccano i recettori.
Va però notato come esista una terza classe di prodotti. Questi usano approccio parzialmente agonista, ovvero una molecola che blocca la maggior parte dei recettori della dopamina, ma in parte ancora li alimenta per calmare il desiderio.
Gli scienziati fanno notare come toccherà al medico curante decidere cosa usare; in ogni caso, all'azione dei medicinali va associata la psicoterapia.











