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Fame nel mondo
Fao: In Africa orientale la siccità fa dilagare la fame
20 milioni di persone dipendono dai programmi di assistenza alimentare
© ansa.it per NEWSFOOD.com - 21/09/2009
Gli effetti di El Niño, che solitamente porta abbondanti piogge verso la fine dell'anno, potrebbero peggiorare la situazione - continua la Fao -, causando alluvioni e inondazioni, distruggendo sia i raccolti nei campi sia le scorte alimentari, aggravando le perdite di bestiame e danneggiando infrastrutture ed abitazioni.
In tutta l'Africa orientale il prezzo del mais, uno dei prodotti principali della regione, è andato diminuendo dall'inizio dell'anno - prosegue la Fao - ma rimane comunque più alto rispetto a due anni fa. In Uganda e in Kenya, per esempio, il prezzo del mais a giugno era quasi al doppio del suo livello di 24 mesi prima. Anche a Mogadiscio, in Somalia, i prezzi continuano a rimanere più alti rispetto a prima della crisi, sebbene siano andati diminuendo a partire da metà 2008.
Dato il basso potere d'acquisto, è prevedibile un peggioramento della situazione generale per quanto riguarda la sicurezza alimentare. Per i pastori, la carenza di adeguate terre da pascolo ha peggiorato le condizioni del bestiame e ridotto le prospettive di accesso al mercato, influendo negativamente sui loro redditi e sulla loro possibilità di procurarsi gli alimenti principali. Inoltre - conclude la Fao - i tassi di riproduzione del bestiame hanno risentito della scarsità delle piogge stagionali che perdura dal 2007, rendendo più difficile la ripresa dei sistemi di sussistenza rurali e peggiorando l'insicurezza alimentare nel lungo periodo.
Ansa.it per NEWSFOOD.com












Adam il 17/10/2009 alle ore 10:25:40 ha scritto:
I numerosi Paesi africani e asiatici indicati dalla FAO come i più esposti al rischio-fame, hanno avuto negli ultimi 50 anni %u2013 e avranno nei prossimi decenni %u2013 il più alto incremento di popolazione dell%u2019intero pianeta. Questa evidente e incredibile contraddizione si rileva incrociando i dati forniti dalla FAO con quelli elaborati dal Census Bureau, ente governativo USA che studia la popolazione mondiale. Ad esempio, l%u2019ETIOPIA nel 1959 aveva 24 milioni di abitanti, oggi ne ha 85 milioni e nel 2025 ne avrà 140 milioni; il CONGO (Kinshasa) ne aveva 16 milioni nel 1959, oggi ne ha 68,5 milioni e fra quindici anni ne avrà 109 milioni; l%u2019UGANDA ne aveva cinquant%u2019anni fa solo 7 milioni, oggi 32 milioni e nel 2025 ne avrà 56 milioni; e così via%u2026 Come è possibile che i Paesi più colpiti dalla fame abbiano una crescita di popolazione così esplosiva, che non ha eguali nel pianeta? Se l%u2019Italia avesse avuto il medesimo tasso di incremento, oggi conterebbe 180 milioni di abitanti e avrebbe non pochi problemi in campo alimentare! Anche augurandosi che oggi si risolvesse la tragedia della fame al 100%, fra quindici anni ci ritroveremmo con un problema aumentato al 150% visto l%u2019altissimo incremento di popolazione nei Paesi più poveri. E%u2019 come voler svuotare il mare con un secchiello%u2026 Per saperne di più vai al sito www.politicambiente.it