Salute
Chi è il colpevole? la verdura o forse ancora la carne?
Batterio killer: i fantasmi nell'armadio degli allevamenti intensivi
L'ortofrutta c'entra ben poco in questa brutta storia se non come vittima sacrificale per distogliere l'attenzione sulle vere cause
Pubblicato il 15/06/2011 alle 01:23



La storia pare che non sia finita.
Prima si dà la colpa ai cetrioli spagnoli, poi ai germogli di soia tedeschi ed ora il colpevole è stato individuato ma in realtà si è individuato il mezzo di trasmissione, il vettore, ma il batterio non deriva dal mondo vegetale ma (è un'ipotesi tutta da dimostrare) dagli animali allevati in modo intensivo, alle diete ed alle cure preventive alle quali vengono sottoposti per renderli più resistenti alle malattie.
Vincenzo, un lettore di Newsfood.com ci dà la sua interpretazione che noi riportiamo ed aspettiamo i vs commenti
Vincenzo:
La disinformazione è il nemico della conoscenza....Chiedere ad un agronomo cosa succede negli allevamenti intensivi, questi ti risponderebbe che il massimo tornaconto, legge dell'economia, si raggiunge con le perdite al minimo o tendenti a zero.
Qual'è quindi il mistero dietro alla querelle sul fantomatico batterio Killer? La verità scientifica è una sola, le vaccinazioni di massa negli allevamenti intensivi (somministrazione di antibiotici) annullano al minimo la mortalità nel numero di capi e la conseguente iper-resistenza di ceppi di batteri fa il resto. Semplificando i ceppi batterici emigrando con le feci e le deiezioni nello stallatico, giungono nel substrato di coltura con l'irrigazione ed il gioco è fatto. Le coltivazioni biologiche che non hanno un controllo rigido della filiera e le certificazioni conseguenti che non scandagliano a fondo anche il substrato o le acque di irrigazione fanno il resto ed inducono il consumatore e l'ignaro cittadino a nutrirsi di prodotti che invece possono risultare inquinati o addirittura mortali.
Non vogliamo creare falsi allarmismi ma i consumatori hanno diritto di conoscere la verità anche se questa comporta un'apocalisse economica per un Paese come ad esempio la Germania.
La psicosi che si è venuta a creare sugli ortaggi ha creato non pochi problemi ma confrontata con un'eventuale blocco dei consumi di carne e derivati, in termini di danno economico, è un'inezia.
Intanto in Italia continuiamo ad acquistare carne dagli altri paesi mentre i nostri allevatori stanno chiudendo le stalle.
Si produce carne con alti standard di sicurezza ma si vende sottocosto perchè la qualità non viene riconosciuta.
Newsfood.com
Tutto su: Allevamenti, Carne, Mucca pazza, Ortofrutta, Salute, Batterio Killer
Commenti
Segnala via e-mailCommenti totali: 2
Credo sia importante avere maggiori informazioni sull'azienda bio incriminata. Sembra sia un'azienda accreditata. Le certificazioni o si hanno o non si hanno, se non si hanno non sono aziende bio. Certo se l'azienda è a ciclo chiuso, con lo stallatico che proviene dagli allevamenti dell'azienda stessa, il pericolo non dovrebbe sussistere. Concordo sugli allevamenti intensivi. Le leggi sul protocollo farmacologico che viene effettuato sull'animale dovrebbero essere riviste.
Concordo pienamente con l'articolo: gli allevamenti intensivi, lo stress procurato alle bestie, il pretendere di ottenere rese sempre maggiori, la genetica spinta, le integrazioni alimentari e infine i troppi antibiotici usati stanno creando situazioni ingovernabili a livello sanitario. A questo proposito segnali che in Inghilterra c'è un allerta gravissima su un ceppo di stafilococco aureus che non si combatte con la meticillina, e che se contamina una ferita può essere letale. Ne ho trovato un interessante articolo qui: http://www.qualeformaggio.it/index.php?option=com_content&view=article&id=677:nuovo-superbatterio-killer-dalle-stalle-industriali-inglesi&catid=19:attualita&Itemid=14
Commenti totali: 2
