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Agricoltura e Alimentare
FAO: Coldiretti, razziati 15 mln di ettari
E' nuovo colonialismo
© COLDIRETTI.it - 18/11/2009
Le oscillazioni dei prezzi dei prodotti agricoli mondiali e le restrizioni alle esportazioni da parte di alcune nazioni, hanno accelerato - sottolinea la Coldiretti - la tendenza agli acquisti dei terreni nei Paesi in via di sviluppo da parte di molti Paesi, in particolare di quelli arabi e della Cina, Siamo di fronte ad un salto di qualità nella speculazione finanziaria internazionale che - afferma la Coldiretti - dopo aver "giocato" in borsa senza regole sulle materie prime agricole si è rivolta direttamente alla compravendita di terreni, sottraendo così una risorsa determinante per lo sviluppo dei Paesi poveri.
Il termine di "neo-colonialismo" ben si addice a questo tipo di attività che, oltre ai terreni agricoli, portano all'acquisto anche delle risorse idriche per produrre beni alimentari. Nonostante gli effetti negativi, ci sono molti Paesi in via di Sviluppo che cercano di attrarre questi investimenti perché pensano di ricavarne benefici in termini di sviluppo, con l'ingresso di nuove tecnologie, l'aumento dell'occupazione, la realizzazione di infrastrutture.
In realtà i Paesi ricchi - rileva Coldiretti - utilizzano i campi per coltivare prodotti da destinare al proprio consumo interno, senza lasciare nulla o quasi sul posto, con il rischio che le popolazioni povere perdano la possibilità di accedere a risorse come il cibo e l'acqua. Il tutto stipulando contratti per accaparrarsi la terra che, secondo il rapporto Onu, sono sorprendentemente semplici e sintetici rispetto alla reale portata dalla transazione.
Il boom di acquisti di terreni agricoli nei Paesi poveri da parte di investitori esteri interessati alla produzione di alimenti da destinare alle proprie necessità - conclude la Coldiretti - è una nuova pericolosa forma di colonizzazione che va fermata. La sottrazione delle terre alle popolazioni locali ha preoccupanti conseguenze sulle popolazioni locali se si considera che i tre quarti delle persone che nel mondo soffrono la fame vivono nelle campagne.











