Frode Alimentare

'Io speriamo che me la...caviale'

Consumi di Natale: Attenzione al caviale venduto via web

Guardia di finanza e Forestale a caccia di truffe ed importazioni illegali

Pubblicato il 24/12/2009 alle 11:00



Roma - L'offerta di caviale in vendita può nascondere un imbroglio, soprattutto per il 2009 per cui le tabelle di commercializzazione prevedono un eloquente 'zero' : a lanciare l'allarme il Servizio Cites Centrale del corpo forestale dello Stato e il Gat Nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza, che hanno condotto insieme un meticoloso monitoraggio nei negozi "online" che ha portato a interessare le Procure della Repubblica presso i Tribunali di Roma, Pisa, Brescia e Chieti.   

Corpo forestale dello Stato e guardia di finanza si sono infatti alleate per bloccare il traffico illecito di caviale attraverso Internet. Il caviale, infatti, è un alimento la cui importazione è soggetta a speciali vincoli determinati da apposite tabelle internazionali che ne stabiliscono il quantitativo annuo.
E per il 2009 questi prospetti riportano uno 'zero' che non consente alcuna libera interpretazione: vista l'impossibilità di commercializzazione, eventuali vasetti o barattoli in circolazione potrebbero essere il frutto di contrabbando oppure nascondere una frode in commercio realizzata con una falsa etichettatura di prodotti succedanei o di vero caviale ormai scaduto.   

Alla base dell'operazione denominata 'Io speriamo che me la...caviale', ci sono stati controlli su diversi siti che riconducevano alle quattro città, oggetto dell'inchiesta, e sui quali veniva offerto caviale importato da Paesi come Russia e Iran.   
Un affare assolutamente lucroso, visti i prezzi del caviale in commercio: 100 grammi di uova di beluga costano 1.250 euro.   

All'origine dell'affare, tuttavia, c'é il reato di importazione illegale di specie protetta: infatti, il caviale non può essere importato se non nelle quantità previste da particolari tabellari internazionali i quali, per il 2009, riportano uno "zero" che non consente alcuna libera interpretazione.   

Anche la semplice promessa di questa merce, quindi, attraverso siti di commercio elettronico può rivelarsi una truffa e lasciare a bocca asciutta chi - pagatone il prezzo - non riceverà mai quanto acquistato.           

Le denunce riguardano la violazione delle norme della convenzione Cites sulla tutela degli animali in via di estinzione e la frode in commercio, ma potrebbero profilarsi anche altre ipotesi di reato.   

La cifra "zero" per le importazioni da alcuni Paesi tra cui Russia, Bulgaria e Iran significa che per alcune specie di storione che sono a rischio di estinzione è vietata l'esportazione assoluta di uova.   

Il contrasto a questo tipo di traffici ha portato anche al sequestro di caviale introdotto in Italia da veri e propri "spalloni" con rischi connessi alla conservazione di questo alimento durante il trasporto clandestino.   

Sul piano del contrasto nei confronti dell'offerta su internet di caviale è stato fatto notare che, in alcuni casi, i preziosi vasetti vengono offerti a cifre assolutamente improbabili, come 1.000 o 2.000 euro al chilo a fronte del prezzo normale di ben 12.000 euro al chilo.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

E per il 2009 questi prospetti riportano uno 'zero' che non consente alcuna libera interpretazione: vista l'impossibilità di commercializzazione, eventuali vasetti o barattoli in circolazione potrebbero essere il frutto di contrabbando oppure nascondere una frode in commercio realizzata con una falsa etichettatura di prodotti succedanei o di vero caviale ormai scaduto. Alla base dell'operazione denominata 'Io speriamo che me la...caviale', ci sono stati controlli su diversi siti che riconducevano alle quattro città, oggetto dell'inchiesta, e sui quali veniva offerto caviale importato da Paesi come Russia e Iran. Un affare assolutamente lucroso, visti i prezzi del caviale in commercio: 100 grammi di uova di beluga costano 1.250 euro. All'origine dell'affare, tuttavia, c'é il reato di importazione illegale di specie protetta: infatti, il caviale non può essere importato se non nelle quantità previste da particolari tabellari internazionali i quali, per il 2009, riportano uno "zero" che non consente alcuna libera interpretazione. Anche la semplice promessa di questa merce, quindi, attraverso siti di commercio elettronico può rivelarsi una truffa e lasciare a bocca asciutta chi - pagatone il prezzo - non riceverà mai quanto acquistato. Le denunce riguardano la violazione delle norme della convenzione Cites sulla tutela degli animali in via di estinzione e la frode in commercio, ma potrebbero profilarsi anche altre ipotesi di reato.


Tutto su: Frode Alimentare, Truffe, Acquisti on line, Caviale, Contrabbando, importazione


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