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Piemonte

Un gruppo di imprenditori piemontesi alla conquista dei palati della Repubblica Popolare

Portare il gelato artigianale in Cina. Ecco il sogno di Piermichele Bosio

L' ex- ingegnere elettronico ed i suoi compagni d'avventura in trasferta orientale per battere la concorrenza locale (e non) ed esportare il made in Italy. Le loro armi? Serietà, produzione di qualità ed un pizzico d'idealismo

© Matteo Clerici/NEWSFOOD.com - 27/06/2009

Piermichele Bosio è un ex ingegnere elettronico ora imprenditore enogastronomico con un obiettivo: esportare il gelato artigianale nostrano in Cina.

Una conoscenza di lunga durata, quella tra Bosio e l' Oriente, iniziata negli anni 80 nell' ambito di Torino Wireless ("Dovevo sviluppare la divisione per il supporto all'internazionalizzazione in Cina delle imprese del distretto tecnologico piemontese. Ne abbiamo traghettate 29", ricorda) e sempre in rinnovamento.

  In ogni caso la tecnologia è il passato, il presente è la ristorazione gelatiera.

A riguardo l'imprenditore parte da due dati di fatto: il gelato italiano piace e sopratutto, la domanda di tale alimento è in forte crescita, con un aumento del 12% l'anno.

Un territorio fertile, anche se con due predatori di rilievo: l'industria dolciaria locale, caratterizzata da bassi costi ed ancora più ridotti stanrdard, ed i colossi anglosassoni come Starbucks, Dairy Queen, Haagen Dazs.

Bosio ed i suoi compagni d' avventura, un gruppo d' industriali di Torino riuniti sotto la sigla "1001ed1" ,non sono però tipi da partire sconfitti.

Hanno già messo in piedi la loro base di operazione a Pechino, rilevando un punto vendita di un industria italiana e sopratutto, definito la loro strategia di base: puntare sul made in Italy.

vuol dire ricetta di un maestro gelatiere nostrano (Pino Scaringella) e materie prime selezionate e rigorosamente nostrane; unica eccezione il latte ma, spiega Bosio: "Useremo latte in polvere, e quello sarà italiano. Per il latte fresco, invece, abbiamo già trovato un produttore locale che risponde a tutti gli standard europei".

Oltre ad avere stabilito un punto d'ancoraggio Bosio e gli altri esploratori alimentari sabaudi hanno iniziato i contatti sperimentali con la nuova clientela: 60 cinesi sono stati usati come cavie per creare un prodotto il più possibile gradevole e funzionale.

Finora, nell' intera operazione è stato investito un milione di euro, con un fatturato di 1,5: per il futuro prossimo, si parla di 15-20 milioni e di aprire 5 altri punti vendita con 2 laboratori di produzione.

Per il futuro più lontano Bosio ha altri traguardi, in parte pianificati ed in parte "solo" desiderati: aprire nel Paese del Dragone 100 gelaterie entro il 2010.

E, nel caso l'avventura del gelato tricolore dovesse avere successo, sono previsti altri sviluppi: in particolare, l'utilizzo dei punti vendita per lanciare il Made in Italy " a tutto tondo".

Attenzione però! Bosio vuole precisare come i prodotti saranno originali, "Non come il gelato al parmigiano che mi è capitato di vedere per le strade di Pechino".


Matteo Clerici

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Paolo il 10/02/2010 alle ore 01:20:51 ha scritto:

Esportare il gelato in Cina in grande scala....? Poco utile e molto dannoso! Globalizzazione delle eccellenze italiane e superproduzione cinese a che pro? Il gelato artigianale è "Italiano", lasciamo che i turisti cinesi (e non solo) godano di tale delizia quando vengono a trovarci nel nostro quasi "ex" bel paese.

Ormai c'è la netta sensazione del troppo in troppi settori, almeno il gelato, lasciamolo in pace......

Opinioni personali e non condivisibili, ma rifletteteci su, magari ne nasce un buon confronto e mi fate cambiare anche idea!

Paolo

Lidia Benedetti il 17/08/2009 alle ore 12:43:23 ha scritto:

SONO ENTUSIASTA, MI PIACEREBBE SAPERE DI PIù SU QUESTA INIZIATIVA

GRAZIE lIDIA

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