Agricoltura

Confagricoltura: la prossima campagna pomodoro è a rischio di crisi irreversibile

Troppe le superfici agricole destinate al pomodoro

Previsti aumenti del 30-40%

Pubblicato il 27/11/2008 alle 15:45



 

La prossima campagna pomodoro è a rischio.

Lo sottolinea Confagricoltura che sta analizzando le stime degli investimenti per il prossimo anno, che prevedono aumenti di superfici a pomodoro del 30- 40%.

“Se ciò dovesse realmente avvenire - avverte Confagricoltura - il settore correrebbe il rischio di sprofondare in una crisi irreversibile”.

L’incremento delle superfici – ad avviso dell’Organizzazione degli imprenditori agricoli - è dovuto da una parte alla crisi dei cereali, che invoglierebbe le aziende ad investire in colture più redditizie; dall’altra - a “pseudo-promesse” di aumento dei prezzi della materia prima da parte delle industrie conserviere.

Confagricoltura mette in guardia i produttori su “promesse” avanzate che, al momento, non hanno un fondamento economico poiché il prezzo della materia prima per la campagna 2009 non è definibile. 

Il rischio è di un eccesso di superfici investite, con il conseguente surplus produttivo.

Confagricoltura ricorda che c’è stato già un precedente nel 2004. All’epoca furono messi a coltura 90.000 ettari di pomodoro contro i 65.000 mediamente coltivati negli anni precedenti e ne furono raccolti 64,5 milioni di quintali. L’aumento della quantità prodotta, non assorbibile dal mercato, fece crollare i prezzi della materia prima fino al punto da non riuscire a coprire i costi di produzione. Alcune imprese furono costrette a cessare l’attività.

La filiera, – ammonisce l’Organizzazione professionale – oggi deve dimostrare maggiore maturità e deve iniziare una seria programmazione delle superfici per il 2009. La soglia da non superare, in termini quantitativi, resta quella dei 46 milioni di quintali.

“Programmare – rimarca Confagricoltura - è un dovere di tutte le componenti della filiera, per valorizzare il settore del pomodoro da industria, uno dei vanti del made in Italy, che vale oltre 2 miliardi di euro all’anno”.


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