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Uno studio in coabitazione tra Ragon Institute of Massachusetts General Hospital, il Massachussets Institute of Technology e l'Università di Harvard (Usa)
L'AIDS preferisce le donne
La causa, il sistema immunitario più debole. Perplessi alcuni medici "L' accesso alle cure rimane il fattore principale di differenza".
© Matteo Clerici/NEWSFOOD.com - 09/08/2009
Il virus Hiv (portatore dell' AIDS) ama colpire le donne, in quanto il loro sistema immunitario è meno efficace nel contrastarlo.
A dirlo, uno studio a tre, tra il Ragon Institute of Massachusetts General Hospital, il Massachussets Institute of Technology e l'Università di Harvard (Usa), pubblicato sulla rivista
"Nature Medicine".
Spiega il dottor Marcus Altfed, coordinatore della ricerca: " È come se le donne fossero naturalmente il "sesso debole" nei confronti dell'Hiv. l virus progredisce più in fretta nelle donne. Il loro sistema immunitario reagisce attivando i recettori delle cellule dendritiche plasmocitoidi (pDC), tra le prime a riconoscere il virus. Questo attiva i linfociti T, che combattono il virus". In tale guerra di logoramento, l' HIV ha (quasi) sempre la meglio, sfiancando alla distanza il sistema immunitario; "Nelle donne questa risposta avviene prima e le rende più deboli sulla lunga distanza. L'Hiv progredisce più velocemente verso l'Aids".
Per i ricercatori, il loro lavoro porterà alla nascita di nuove strategie per rallentare o bloccare l'Hiv.
Polemica la dottoressa Jo Robinson, del Terrence Higgins Trust; pur non sottovalutando il valore della ricerca, la studiosa ritiene che la vera differenza di genere nella lotta all' hiv sia
l'accesso a farmaci e terapie, spesso più difficile per le donne. Per usare le sue parole "Anche se esistono delle differenze genetiche tra uomo e donna, l'accesso alle cure rimane
ancora il fattore principale per impedire che l'Hiv si trasformi in Aids. Sfortunatamente, le donne sono svantaggiate anche in questo caso, soprattutto nei paesi dell'Africa Sub-Sahariana nei
quali sono più suscettibili di ammalarsi e hanno minore accesso ai trattamenti".











