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Mediterraneo

"Un mare d'inferno" Una relazione degli specialisti lancia l'allarme sullo stato del più italiano tra i mari

Il Mediterraneo? Un mare di lacrime (inquinate)

Eloquente rapporto di Greenpeace: il Mare Nostrum è seriamente compromesso da inquinamento, sviluppo pesante e scelte urbanistiche sbagliate. E tutto ciò corrompe progressivamente l' ecosistema

© Matteo Clerici/NEWSFOOD.com - 29/06/2009

Ammalato ed afflitto da una serie di fattori, dovuti direttamente od indirettamente all' incuria od alle scelte sbagliate: cementificazione selvaggia, da sostanze chimiche (pesticidi, pcb, carichi di metallo pesante)e moltiplicazione abnorme del numero di alcuni organismi (meduse ed alghe) che arrivano in ondate devastante.

Il quadro clinico del Mediterraneo fatto dall' ultimo rapporto di Greenpeace (dal titolo eloquente: "Un mare d' inferno") è grave, se non compromettente: lo stato di salute di un mare che occupa meno del 1% della superficie dei mari ma ospita il 15% della biodiversità animale e vegetale è in rapido deterioramento.

Ma quali sono le malattie più gravi?

Temperatura: i climatologi sottolineano sia la crescita costante (1 grado in più all' anno dagli anni 70 in poi) che i picchi improvvisi (come la calura del 2003, a livello subacqueo la più calda degli ultimi 500 anni) sottolineando l' effetto devastante che ciò ha in un mare con pochi sbocchi, di piccole dimensioni e fosse abissali sui 6 metri.

Il riscaldamento sta infatti mettendo a rischio numerosi organismi ( il 20-30 per cento delle specie animali e vegetali è a rischio di estinzione con un aumento delle temperature globali oltre i 2 gradi) e l'economia ad esse collegata, pesca in primis: ad esempio, l'abbattimento degli stock di acciughe in Adriatico negli anni '80 (sono crollate da 640 mila a 16 mila tonnellate) è probabilmente collegato ai cambiamenti nelle condizioni idroclimatiche.

Acidità: l'aumento della quantità di anidride carbonica nell' atmosfera provoca notevoli alterazioni dell' equilibrio chimico dei mari.

Le loro acque assorbono circa un quarto della CO2 presente nell' atmosfera con conseguente aumento dell' acidità, in quanto l' anidride combinata con l'acqua si trasforma in acido carbonico.

Tale sostanza è così talmente concentrata da costituite una minaccia per gli organismi rivestiti da uno scheletro o da un guscio calcareo, in quanto capace di corroderli come una goccia di limone su un guscio d' uovo.

I biologi fanno notare come, dall' inizio della rivoluzione industriale, l'acidità marina sia aumentata del 30%, 100 volte più rapidamente di quanto avveniva da milioni di anni prima.

Invasioni tropicali e alghe killer: a beneficiare della rivoluzione ambientale in atto sono le specie tropicali, rapidamente in moltiplicazione rispetto alle specie autoctone ed in grado di distruggere gli equilibri esistenti.

Esempio lampante è la storia della caulerpa taxifolia:tale alga è ormai inquilina stabile, con colonie avvistate vicino Livorno, all ' Isola d' Elba, al confine con la Francia ed in Sicilia, nel parco delle Egadi.

Soluzioni. Oltre alle azioni mirate a ridurre la pressione del caos climatico,Greenpeace suggerisce di creare una rete di riserve marine che copra il 40 per cento del Mediterraneo, per proteggere le specie e gli habitat costieri più sensibili al cambiamento climatico.


Matteo Clerici


Matteo Clerici

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