Gravidanza
Una ricerca dell'Università Federale di Pelotas, diretta dalla dottoressa Ina Santos e pubblicata su "Pediatrics"
Gravidanza, se la madre beve caffè il bimbo non ne soffre
Nessun legame diretto tra caffeina e problemi d'insonnia del bebè
Pubblicato il 05/04/2012 alle 09:50

Se la mamma in gravidanza beve caffè, il piccolo non ne pagherà le conseguenze: consumata in maniera ragionevole, la bevanda non danneggia il sonno del neonato.
Questa la cnclusione di una ricerca dell'Università Federale di Pelotas (Brasile), diretta dalla dottoressa Ina Santos e pubblicata su "Pediatrics".
Gli scienziati brasiliani hanno osservato le 4.200 partorienti della città di Pelotas nel 2004. Tutte le volontarie hanno risposto ad un questionario su salute e consumo di bevande a
base di caffeina, principalmente caffè e mate, infuso amato in America meridiocale.
Passati tre mesi dal parto, è stato selezionato un campione di 800 madri che allattavano al seno: ancora una volta, il questionario ed una serie di domande sul bambino. In particolare,
si è valutato (nel periodo-base di 15 giorni) durata e qualità del riposo notturno, estensione e tipo di eventuale insonnia, necessita di compagnia durante il riposo.
Come spiegano gli esperti, le informazioni raccolte hanno detto come tutte le madri assumevano caffeina, tramite caffè o mate. In dettaglio, " Una su cinque, mentre era incinta,
introduceva almeno 300 mg di caffeina ogni giorno, una dose equivalente o superiore a quella contenuta in tre tazze di caffè americano. A tre mesi di età del bambino questa quota
di "forti bevitrici" scendeva un po', al 14%, una percentuale casualmente uguale a quella dei bambini che in media si svegliavano più di tre volte per notte". Tuttavia, non è
stato trovato legame tra l'assunzione di caffè ed il riposo difficile del bambino.
Conclude allora la capo-ricercatrice: "Un legame c'era, perché effettivamente i risvegli erano più frequenti tra le mamme che avevano bevuto più caffeina in gravidanza e continuavano a farlo durante l'allattamento, ma la correlazione non era abbastanza forte da avere valore statistico, da poter escludere cioè che dipendesse solo dal caso o da altri fattori di cui non abbiamo tenuto conto".
Tra gli scienziati che hanno esaminato la ricerca vi è la dottoressa Lona Sandon, nutrizionista dell'Università del Texas a Dallas.
La dottoressa è d'accordo con le conclusioni dei colleghi brasiliani, sottolineando come "La soglia di caffeina che definisce le "forti bevitrici" in questo studio non è tale da condizionare in maniera importante il benessere del piccolo. Pur trattandosi di uno stimolante del sistema nervoso centrale che può passare nel circolo fetale e, dopo la nascita, nel latte materno". Tuttavia, la scienziata consiglia lo stesso a mamme e donne incinte di assumere caffè con attenzione. La caffeina rimane uno stimolante e, in un periodo dal sonno raro e difficile, le donne non dovrebbero mettere a rischio le ore di risposo.
FONTE: Iná S. Santos, Alicia Matijasevich, and Marlos R. Domingues, "Maternal Caffeine Consumption and Infant Nighttime Waking: Prospective Cohort Study", Pediatrics peds.2011-1773; published ahead of print April 2, 2012, doi:10.1542/peds.2011-1773
Matteo Clerici
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Nessun legame diretto tra il caffè bevuto in gravidanza dalla madre e problemi di sonno per il neonato. Questa la conclusione di una ricerca dell'Università Federale di Pelotas, diretta dalla dottoressa Ina Santos. Santos e la sua squadra hanno condotto un'indagine in due sezioni. Prima, hanno valutato il consumo di caffeina (assunta tramite tè o mate) di 4.200 partorienti della città di Pelotas nel 2004. Poi, hanno valutato il riposo di 800 madri ed il loro figli, presi in esame in un periodo-base di 15 giorni. Secondo i ricercatori, non è stato trovato legame tra l'assunzione di caffè e l'eventuale riposo difficile del bambino. Per la dottoressa Santos, un legame c'era, perché effettivamente i risvegli erano più frequenti tra le mamme che avevano bevuto più caffeina in gravidanza e continuavano a farlo durante l'allattamento, ma la correlazione non era abbastanza forte da avere valore statistico, da poter escludere cioè che dipendesse solo dal caso o da altri fattori di cui non abbiamo tenuto conto.
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