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Influenza suina

Calma con la caccia all' untore (anche se ha la la pelle rosata, la coda a ricciolo e grugnisce)

Influenza suina: in tante parole, poca chiarezza

Il discutibile ruolo dell'informazione di massa di fronte all'evolversi dell'epidemia

© Marta Banni/NEWSFOOD.com - 28/06/2009

Anche se negli ultimi giorni sono stati i servizi relativi alle elezioni europee, provinciali e comunali a dominare la scena, l'influenza suina ricomincia a comparire nei TG, con la cadenza di un fastidioso singhiozzo.

E' innegabile il richiamo e l'audience che una possibile minaccia alla salute comune può e sa suscitare...magari anche con qualche aiutino.

Le parole "peste" e "influenza" suina escono con disinvoltura (o forse disattenzione) dalle frenetiche bocche di parecchi giornalisti.

Cerchiamo invece di riflettere con calma.

Attualmente è corretto parlare di "influenza H1/N1", dove la sigla indica il virus responsabile.

In quanto malattia virale, la sua trasmissione avviene prevalentemente per via aerogena e proprio le vie aeree sono le più interessate dai sintomi.

Il contagio può essere diretto, dovuto alla stretta vicinanza con soggetti infetti o comunque portatori; indiretto, nel caso di un contatto con carni o residui di esemplari infetti, non adeguatamente trattati. Quest'ultimo aspetto, mai evidenziato dai media, è però, seppure indirettamente, confermato dallo stesso Ministero, che scrive:

I virus della nuova influenza umana da virus A(H1N1) non sono trasmessi dal cibo; non si può contrarre tale influenza mangiando maiali o prodotti a base di carne di maiale.

Mangiare carne maneggiata in maniera appropriata, carne cotta e prodotti a base di carne suina non comporta alcun rischio. Cuocere la carne a temperatura interna di 70-80° gradi uccide il virus dell'influenza, così come gli altri batteri e virus, al pari della stagionatura.


I termini "soggetti" ed "esemplari" infetti non è, poi, casuale. Dire "suini" sarebbe stato più semplice e sbrigativo. In realtà, però, i suini sono solo capitati nel posto sbagliato, al momento sbagliato.

L'influenza A, infatti, è il risultato della ricombinazione di agenti patogeni suini, aviari ed umani; il che rende uomini, suini ed avicoli sensibili alla malattia, senza poter individuare, tra le tre, una precisa specie responsabile dell'epidemia.

Queste brevissime considerazioni possono alleviare, almeno in parte, il sospetto sorto nel consumatore, verso la carne di maiale.

Più volte le autorità competenti hanno assicurato non solo accurati controlli sulla carne (suina e non; importata e non), ma anche che le corrette misure igieniche ed una normale cottura scongiurano il rischio di contrarre il virus per via alimentare.

Per quanto riguarda salumi, prosciutti cotti o stagionati, vige ugualmente un buon regime di sorveglianza, che è per altro attivo indipendentemente dal verificarsi di particolari "momenti di crisi", e la tecnologia di produzione stessa garantisce, tramite cottura o lunga stagionatura, la salubrità dei prodotti.

L'OMS raccomanda invece maggiore cautela, almeno a scopo precauzionale, nel consumo di carne cruda, pratica che va riservata in ogni caso ad alimenti di sicura provenienza ed assolutamente freschi.

Tutto ciò, però, non ha meritato spazio significativo all'interno del giornalismo da sala da pranzo, ovvero il più seguito dalle famiglie riunite a tavola.

La così detta "peste suina" ha poi offerto, su di un piatto d'argento, l'opportunità di aprire qualche polemica sul metodo di allevamento di questi animali.

Certamente non si ribadirà mai abbastanza che gli illeciti e le irregolarità esistono, come in ogni campo, e che pochi esempi negativi sono (ma non dovrebbero essere) sufficienti a minare la credibilità e la serietà di coloro che, invece, lavorano con scrupolo e dedizione.

In Italia, l'allevamento suino risponde a requisiti di sicurezza igienico-sanitaria e di rispetto e tutela del benessere animale ben definiti, nell'interesse dell'allevatore stesso, oltre che del consumatore.

Il buono stato psico-fisico dell'animale, infatti, permette una buona resistenza allo sviluppo di malattie, una migliore crescita del capo e un minor ricorso ad interventi veterinari. Allo stesso modo, una corretta gestione dell'allevamento coincide con un andamento positivo dell'attività.

In questi termini, la prevenzione è un elemento che non può essere trascurato.

Ciò significa che i nuovi capi vengono sottoposti a regolare quarantena, prima di essere introdotti nel resto della mandria; che mezzi di trasporto, visitatori e personale lavoratore devono osservare norme igieniche obbligatorie; che i locali vengono puliti quotidianamente e, secondo idonea programmazione, disinfettati e disinfestati all'occorrenza, in maniera profonda; che gli alimenti destinati al bestiame sono conservati accuratamente per evitare contaminazioni; che il microclima all'interno dei ricoveri viene mantenuto entro parametri funzionali alla salute degli animali.

Alla prevenzione si aggiunge, dove prevista, la profilassi veterinaria delle vaccinazioni.

L'attività di vigilanza e ispezione dei capi permette, poi, di individuare eventuali positività a patologie che prevedono l'isolamento e la denuncia ufficiale, con la successiva applicazione delle misure previste dalla normativa.


Il gran fervore con cui il made in Italy viene difeso ed esaltato nelle sue qualità appare del tutto vano se a ciò non si accompagna una formazione del consumatore completa ed oggettiva, svincolata da facili sensazionalismi.

Per questo compito non solo il ruolo dei mass media non basta, o meglio, non risponde alle esigenze di completezza, ma anche l'informazione proveniente dagli organismi ufficiali in materia è ancora troppo distante e ostica per il pubblico medio che rimane così preda del sentito dire e non totalmente capace di esercitare una scelta libera riguardo ai propri consumi.


Marta Banni


Tutto su: Marta Banni, Influenza suina, virus H1N1, Epidemia, Vaccini, Carne suina, Made in Italy, Alimentazione, Salute

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silvia il 30/06/2009 alle ore 15:07:23 ha scritto:

ma io mi chiedo xke' spaventarci cosi' tanto , quando anche voi non sapete come combatterla . e poi ci dovremmo per forza vaccinare o riusciremo a combatterla anche senza il vaccino....visto che io non mi sono mai fatta i vaccini e le influenze non le o mai prese ...... pero' con questa ho un po' paura a dirla tutta grazie

ARMANDO il 30/06/2009 alle ore 09:13:33 ha scritto:

mi dispiace ma credo che non abbiate capito, la mia era UN'ONIRICA VISIONE al vostro articolo buon lavoro Armando

ARMANDO il 29/06/2009 alle ore 12:10:53 ha scritto:

non ho capito se vi riferite alle ultime performance del xxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxxx

(pubblichiamo ma invitiamo il sig. Armando xxxxxxxx a commentare gli articoli di Newsfood.com senza usare toni offensivi) La redazione

lino il 29/06/2009 alle ore 09:18:53 ha scritto:

è esattamente quello che ho sempre pensato. grazie ! mi piace sottolineare la frase: "...pubblico medio che rimane così preda del sentito dire e non totalmente capace di esercitare una scelta libera...". E' esattamente questo il motivo per cui certi telegiornali vanno in onda a queste ore. E la scelta libera riguarda ogni aspetto della nostra vita politica, economica e sociale.

saluti lino s.

Big Brother il 29/06/2009 alle ore 01:24:31 ha scritto:

Senza tanti giri di parole: in occidente non ci sono guerre. Perciò le armi chimiche che vengono prodotte nei laboratori sotterranei non vengono provati a sufficienza. L'idea del solito creativo e' stata quella di metterne in giro uno tanto per vedere se sono bravi a lavorare. Dato di fatto e' che qualcuno ha già pronti i rimedi a pagamento. Se poi muore qualche povero messicano chi se ne frega, no ?

nedda schiozzi il 28/06/2009 alle ore 23:57:44 ha scritto:

grazie, finalmente una spiegazione esauriente e chiara. è auspicabile che qualcuno verifichi anche lo stato psico-fisico di questi poveri animali che non dovrebbero venir sottoposti a maltrattamenti e/o torture assolutamente deprecabili.





Davide il 28/06/2009 alle ore 20:06:45 ha scritto:

ha solo offerto una motivazione in più, di quelle già esistenti, che produrre animali per la nostra alimentazione, cosa non fondamentale, può portare anche a quello. non si trasmette tramite la carne, ma consigliano di cucinarla, a me sembrano sistemi molto carini per tutelare gli allevatori e fregarsene del popolo. Pessimo articolo, mi dispiace, vi ho sempre seguito con molto interesse, ma dopo questo articolo, rivolto, forse, a qualche vostro amico allevatore, avrete un lettore in meno. Gli attuali 117 casi, solo in italia dimostra che stiamo facendo bene a mantenere i lager dove produciamo gli animali, bravi, bravi. Che gente.

amritfirak il 28/06/2009 alle ore 12:59:45 ha scritto:

E si puo' aggiungere traquillamente TANTE PAROLE E MOLTI INTERESSI IN GIOUOCO. Scommetiamo che la sanità pubblica farà dei grandi aquisti di antitodi? Socommetiamo che qualce casa farmoaucieutica lavorarerà sul caso? scommettiamo che influenze suine o ci saranno sempre? sommetiamo che persone deboli se prendono un influenza suina, canina, o potroghese, riscihiano di morire? niente di nuovo sotto il sole - dunque. Augurando a tutti di mantenersi in salute.

Nicolino il 28/06/2009 alle ore 12:48:39 ha scritto:

Penso che a tutti i costi abbiamo voluto imporre una qualita'(made in Italy)come immacolata.Se i sistemi di vigilanza falliscono (costo beneficio!)ricorriamo alle multe e...addirittura alla chiusura dell'áttivita'senza darne dopo notizia del destino dei prodotti non a norma. SE L'ACQUA E'CONTAMINATA CON RESIDUI FECALI,CHE SERVIZIO DIAMO AL POPOLO SE DIAMO LA COLPA AI RUBINETTI SPORCHI? Il cittadino non paga solo con le tasse la qulitá (che non c'é) ma con la salute!!

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