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Election Day

La Russa si dichiara favorevole

Referendum, trova consensi nel Pdl il rinvio di un anno proposto da D'Alema

Il partito affida a Berlusconi una verifica

© ILSALVAGENTE.it - 17/04/2009

Arriva da Massimo D'Alema una proposta che potrebbe sbloccare lo stallo sulla questione referendum ed evitare di sprecare, in un momento difficile come queste, risorse ingenti che si potrebbero mettere a disposizione dell'Abruzzo. "Possiamo rinviare il referendum di un anno". propone D'Alema. "La scadenza naturale per il voto sarebbe stata quella del 7 giugno e per spostarla ci vuole una legge. Legge per legge, allora tanto vale farne una che dia al Parlamento un anno di tempo, per vedere se si riesce a larare una riforma elettorale che eviti il ricorso alle urne.

La proposta di D'Alema sembra ragionevole, ma chissà se può rimettere in moto una situazione che sembra ormai avviata su un piano inclinato.

Il Pdl non dice no, anzi

L'ipotesi di D'Alema prende corpo col passar delle ore. La riunione dell'ufficio di Presidenza del Pdl ha dato mandato, infatti, a Silvio Berlusconi di verificare se la data per il voto del referendum sulla legge elettorale possa tenersi il 21 giugno oppure se sia il caso di rinviare il referendum di un anno.

Lo ha riferito, al termine della riunione a Palazzo Grazioli, il coordinatore di An, Ignazio La Russa.

Il ministro della Difesa ha spiegato che l'ufficio di Presidenza del Pdl "ha tenuto conto delle parole di esponenti dell'opposizione come D'Alema e di altri esponenti della sinistra" secondo cui potrebbe essere possibile rinviare la data del referendum.

La Russa ha, comunque, ribadito che "è escluso che si voti il 7 giugno" e ha sottolineato che sia nel caso in cui si deciderà di svolgere il referendum il 21 di giugno, sia nel caso in cui si decida per un rinvio "sarà necessario comunque fare una leggina".

"Il mandato ora e' affidato a Berlusconi - ha concluso il ministro - che farà le sue verifiche: io continuo a preferire l'ipotesi di un rinvio del referendum".

A quanto pare Berlusconi consulterà sull'argomento anche il Quirinale.

Election day: si è rischiata la crisi di governo

Sull'election day la maggioranza ha rischiato di esplodere. Lo conferma lo stesso presidente del Consiglio, che dice che - se non avesse ceduto alle richieste di Bossi - "la Lega avrebbe fatto cadere il governo". Il presidente del Consiglio attacca anche Gianfranco Fini, che ieri si era mostrato molto perplesso: "La sua - dice - è una polemica fuori luogo".

"Mi spiace - ha continuato Berlusconi, forse anche rispondendo alle critiche del segretario del Pd, Dario Franceschini - che altri interpretano come una debolezza del presidente del Consiglio e del Pdl quella di avere ceduto a una precisa richiesta di un partito della maggioranza che, ove non fosse stata accolta, avrebbe fatto cadere il governo in un momento come questo: bisogna sapere scegliere, o una cosa o l'altra".

Ma la Lega Nord, nel tardo pomeriggio, ha smentito di aver minacciato la crisi di governo e quindi le stesse frasi del presidente del Consiglio.

Confindustria: inaccettabile non accorpare le date

Ma non è solo l'opposizione a pensarla così. E nella querelle politica interviene a gamba tesa anche Confindustria. La Marcegaglia parla chiaro: "Prima di parlare di un aumento delle tasse per aiutare le popolazioni colpite dal terremoto - sostiene riferendosi all'una tantum fiscale ipotizzata in questi giorni - vorrei vedere uno sforzo vero per la riduzione della spesa pubblica improduttiva: non accettiamo che si decida di non accorpare la data delle elezioni e del referendum spendendo 400 milioni dei cittadini". E la presidente di Confindustria conclude: "Si tratta di una cosa assolutamente inaccettabile".

Berlusconi:  non è vero che costa 400 milioni

Il presidente del Consiglio poi spiega spiega che la decisione verrà confermata stasera dall'ufficio politico del Pdl.

Berlusconi osserva inoltre, mentre è in visita in Abruzzo, che in un momento di crisi globale e mentre deve essere ricostruita un'intera provincia, "queste polemiche sono fuori luogo" e "non si poteva andare ad inseguire, facendo cadere la maggioranza", il progetto del bipartitismo che, comunque, ricorda, è nel programma politico.

E contesta, infine, "lontanissime da quanto detto", le stime sui risparmi derivanti dall'election day. Berlusconi ha poi aggiunto anche la data del referendum: il 21 giugno. Stando così le cose non si capisce su cosa ieri il presidente del Consiglio intendesse consultare le opposizioni.

Comunque, sulla vicenda è convocato per le 19,30 l'ufficio politico del Pdl, composto da Bondi, Verdini e La Russa, assieme ai capigruppo del Senato, Gasparri e della Camera, Cicchitto. Ma, a quanto sostiene il premier, si tratta di una riunione completamente inutile.

Il Pd: "È la Bossi tax"

"Berlusconi ha ammesso che la Bossi-tax è il prezzo che gli italiani dovranno pagare per tenere unita la sua maggioranza": così la capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionali, Sesa Amici, commenta ledichiarazioni del presidente del Consiglio, che ha riconosciuto di aver ceduto alla richiesta di un partito della maggioranza che altrimenti avrebb fatto cadere il governo.  "È molto triste - conclude la Amici - che in un momento di scarsità di risorse come questo un Presidente del Consiglio si sia piegat ai ricatti di un suo alleato, facendo prevalere gli interessi di partito su quelli del Paese".

Tutto su: PDL, PD, La Russa, D'Alema, Berlusconi, Governo, Referendum, Elezioni, Election Day

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