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Un paio di notizie per capire meglio
Tutela del Made in Italy ed origine obbligatoria in etichetta: lo stato dell'arte
I "vincoli" dell'appartenenza alla UE
© Alfredo Clerici per NEWSFOOD.com - 29/09/2009
I due argomenti richiamati nel titolo riscuotono un tale gradimento da parte dei nostri lettori, che riteniamo utile fornire loro qualche aggiornamento.
Dopo neppure un mese dalla sua pubblicazione, la legge 23 luglio 2009, n. 99 (Legge Sviluppo) ha già bisogno di qualche aggiustamento.
Citiamo da IL SOLE 24 ORE.COM:
Dopo un ampio dibattito tra istituzioni e categorie produttive, il Governo ha deciso di modificare la normativa sulla tutela del Made in Italy, oggetto di un intervento nel corso dell'estate. La possibilità di incorrere in sanzioni europee per vincoli alla libera circolazione delle merci ha suggerito un intervento di modifica, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 25 settembre. Tra le novità, l'istituzione di un made in Italy rafforzato, con una produzione "interamente" realizzata in Italia, soggetta a tutele e sanzioni specifiche in caso di violazioni.
L'intervento di cui si parla è il Decreto Legge 25 settembre 2009, n. 135 "Disposizioni urgenti per l'attuazione di obblighi comunitari e per l'esecuzione di sentenze della Corte di giustizia delle Comunita' europee".
L'articolo che ci interessa è il 16, che così inizia:
Art. 16. Made in Italy e prodotti interamente italiani 1. Si intende realizzato interamente in Italia il prodotto o la merce, classificabile come made in Italy ai sensi della normativa vigente, e per il quale il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano. 2. Con uno o piu' decreti del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con i Ministri delle politiche agricole alimentari e forestali, per le politiche europee e per la semplificazione normativa, possono essere definite le modalita' di applicazione del comma 1. 3. Ai fini dell'applicazione del comma 4, per uso dell'indicazione di vendita o del marchio si intende la utilizzazione a fini di comunicazione commerciale ovvero l'apposizione degli stessi sul prodotto o sulla confezione di vendita o sulla merce dalla presentazione in dogana per l'immissione in consumo o in libera pratica e fino alla vendita al dettaglio. 4. Chiunque fa uso di un'indicazione di vendita che presenti il prodotto come interamente realizzato in Italia, quale «100% made in Italy», «100% Italia», «tutto italiano», in qualunque lingua espressa, o altra che sia analogamente idonea ad ingenerare nel consumatore la convinzione della realizzazione interamente in Italia del prodotto, ovvero segni o figure che inducano la medesima fallace convinzione, al di fuori dei presupposti previsti nei commi 1 e 2, e' punito, ferme restando le diverse sanzioni applicabili sulla base della normativa vigente, con le pene previste dall'articolo 517 del codice penale, aumentate di un terzo.…
Seguono integrazioni e modifiche relative all'art.4, comma 49, della legge 24 dicembre 2003, n. 350 (vengono, tra l'altro, abrogate, le modifiche appena apportate dalla Legge Sviluppo!).
Il testo integrale dell'art. 4, comma 49 e seguenti (legge 350/2003), come modificato dall' articolo 16 (DL 135/2009) è riportato nelle note finali.
Ora, non possiamo non domandarci: la "possibilità di incorrere in sanzioni europee" è forse un concetto sconosciuto ai nostri legislatori?
E come mai, una legge appena promulgata (e con che frastuono!) deve poi essere "urgentemente" modificata per tener conto degli obblighi comunitari?
E non è neppure la prima volta...
Etichettatura obbligatoria dell'origine dei prodotti alimentari
Sempre a proposito di proclami altisonanti, in questi giorni è stata celebrata l'approvazione del DDL n. 1331 (Disposizioni in materia di etichettatura dei prodotti alimentari):
"Via libera del Senato al disegno di legge che estende a tutti gli alimenti tale obbligo a tutela del Made in Italy. E' il risultato della mobilitazione che ha visto gli agricoltori della Coldiretti scendere in piazza davanti al Parlamento e al Ministero delle Politiche Agricole con l'operazione verità sulla spesa alimentare degli italiani, in occasione della giornata promossa dalle Associazioni dei Consumatori (Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori).
Dopo la manifestazione a Montecitorio, il Senato ha approvato all'unanimità il disegno di legge per l'etichettatura d'origine presentato dal senatore Scarpa Bonazza Buora."
(fonte: IL PUNTO DI COLDIRETTI - 23 settembre 2009)
Ma, attenzione, non stiamo parlando del, forse, più famoso DDL Zaia (DDL 2260 - Disposizioni per il rafforzamento della competitività del settore agroalimentare, art. 6 "Indicazione obbligatoria dell'origine dei prodotti alimentari nell'etichettatura")di cui già ci siamo occupati (si veda Origine dei prodotti in etichetta: l'Italia ci riprova).
Ebbene sì, ce ne sono due.
A questo proposito, Antonio Neri (ALIMENTA - giugno 2009) scriveva:
Ma perché, vien da chiedersi, due progetti di legge?
Tanto più che l'art. 78 del regolamento della Camera prevede il ricorso alle intese quando sia posto all'ordine del giorno di una Commissione un progetto identico o strettamente connesso ad un progetto di legge già presentato al Senato. Sia come sia interviene il ministro Zaia assicurando che entrambi i progetti confluiranno in un testo unico e pertanto l'obbligo di indicare l'origine della materia prima utilizzata diventerà legge entro l'anno. Sarà, ma tanta sicurezza come si concilia con i tempi richiesti dalla procedura comunitaria per la notifica ai Paesi partners e l'esame dei relativi pareri?
Ed infatti:
"... l'atto 1331 del Senato (ddl Scarpa Bonazza Buora) è stato iscritto all'o.d.g. dell'Aula per il giorno 16 settembre p.v., al fine di proseguire l'esame.
Nel frattempo la Commissione UE, che aveva inizialmente fissato al 16 novembre 2009 la scadenza del periodo di moratoria durante il quale il provvedimento non può essere adottato, ha ulteriormente differito tale termine sino al 17 maggio 2010 (con possibilità di prorogarlo di ulteriori 6 mesi), così come precedentemente avvenuto per lo schema di ddl del Governo sulla stessa materia [DDL Zaia].
Sul provvedimento in questione, infatti, oltre ad essere pervenuti a Bruxelles pareri motivati da parte di Germania, Francia, Spagna e Slovacchia ed osservazioni da parte di Belgio, Polonia e Slovenia, è intervenuta anche direttamente la Commissione fissando la scadenza della moratoria ad un anno dalla data di notifica del testo.
Con l'occasione informiamo che anche la bozza del DM Mipaaf, specifica per l'etichettatura d'origine dei prodotti lattiero-caseari, è stata notificata il 25 agosto u.s. a Bruxelles e che la Commissione UE ha fissato, inizialmente, il periodo di moratoria al 26 novembre 2009, aprendo la procedura di valutazione.
Al momento, pertanto, la situazione dei tre provvedimenti sull'origine trasmessi a Bruxelles risulta la seguente:
- ddl Scarpa Bonazza Buora: bloccato fino al 17 maggio 2010;
- schema di ddl del Governo: bloccato fino al 25 gennaio 2010;
- bozza DM Mipaaf: bloccato sino al 26 novembre 2009.
(fonte: NOTIZIARIO ASSOLATTE n. 36 del 4 settembre 2009)
E adesso chi glielo dice a Coldiretti?
Note informative:
Art. 4, comma 49 e seguenti (legge 350/2003)
DDL 1331
DDL 2260
Origine dei prodotti in etichetta: l'Italia ci riprova
Tutela del Made in Italy: la Legge Sviluppo ed il pasticcio di ferragosto












fante il 09/03/2010 alle ore 15:20:50 ha scritto:
Sempre a proposito di indicazioni obbligatorie, segnalo: "Decisione della Commissione, dell%u20198 marzo 2010, relativa a un progetto di decreto della Grecia sulla presentazione, sui prodotti lattiero-caseari di qualsiasi tipo, di informazioni indicanti il paese d%u2019origine della materia prima (latte) utilizzata per la fabbricazione di tali prodotti e la vendita al consumatore finale e sugli obblighi per i venditori al dettaglio in materia di esposizione dei prodotti lattiero-caseari nei loro punti vendita" http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:L:2010:058:0020:0021:IT:PDF
fante il 25/02/2010 alle ore 16:08:56 ha scritto:
Segnalo quanto recentemente apparso (fonte Agrapress):
"Le autorità italiane devono astenersi dall'adottare le previsioni contenute nella bozza di decreto ministeriale recante 'Norme in materia di etichettatura del latte sterilizzato a lunga conservazione, del latte UHT, del latte pastorizzato microfiltrato e del latte pastorizzato ad elevata temperatura, nonchè dei prodotti lattiero-caseari.
E' quanto deriva dall'approvazione in sede di comitato permanente per la catena alimentare della decisione della Commissione europea concernente il provvedimento notificato dalle autorità italiane. Lo ha confermato, rispondendo ad una domanda di Agra Press, un portavoce della Commissione europea, precisando che le autorità italiane non sono riuscite a dimostrare che l'etichettatura di origine, così come prevista nel provvedimento notificato, sia necessaria per raggiungere uno degli obiettivi indicati nell'articolo 18(2) della Direttiva 2000/13/E."
L'articolo 18 della 2000/13 è il seguente: "Articolo 18 1. Gli stati membri non possono vietare il commercio dei prodotti alimentari conformi alle norme previste dalla presente direttiva, applicando disposizioni nazionali non armonizzate relative all'etichettatura e alla presentazione di determinati prodotti alimentari o dei prodotti alimentari in genere. 2. Il paragrafo 1 non è applicabile alle disposizioni nazionali non armonizzate giustificate da motivi; %u2014 di tutela della salute pubblica, %u2014 di repressione delle frodi, sempreché queste disposizioni non siano tali da ostacolare l'applicazione delle definizioni e delle norme previste dalla presente direttiva, %u2014 di tutela della proprietà industriale e commerciale, di indicazioni di provenienza, di denominazioni d'origine e di repressione della concorrenza sleale."
Della serie: ritenta, sarai (forse) più fortunato!
fante il 29/12/2009 alle ore 15:47:21 ha scritto:
Seguo anch'io l'argomento e tento una risposta. Come puoi vedere dall'articolo "Made in Italy: Interamente o prevalentemente?" i nostri sagaci governanti hanno escogitato alcune deroghe che, purtroppo per te, non riguardano il settore che ti interessa (ma, visto l'andazzo, non bisogna disperare...; perchè, ad esempio, non protestate con le vostre Associazioni di categora?). Al momento, l'unica possibile scappatoia potrebbe essere quella evidenziata in un altro articolo (Tutela del Made in Italy: ecco la circolare che "allarga le maglie"!): vantare le fasi "italiane", ma segnalare chiaramente l'origine non italiana dei componenti.
Silvia il 26/12/2009 alle ore 16:08:27 ha scritto:
Un mobilificio mi ha chiesto delle delucidazioni riguardo alla possibilità di utilizzare la denominazione "Made in Italy" per alcuni suoi prodotti. Considerata la mia scarsa esperienza in materia, mi rivolgo a Voi. Il mobilificio produce una varietà di prodotti che possono essere suddivisi in tre categorie:
1. Prodotti 100% Italiani 2. Prodotti completati in Italia ( verniciati, tappezzati e assemblati ) con parti ( dal 10% al 40% ) provenienti dal Vietnam 3. Prodotti assemblati in Italia con componenti dal 70% al 90% provenienti dal VN
Mi è assolutamente chiaro per che per la prima categoria è possibile utilizzare la denominazione "100% Made in Italy". Quali denominazioni possono o devono essere usate per le restanti due categorie? Vi ringrazio in anticipo. Cordiali saluti
alfredo clerici il 24/11/2009 alle ore 15:31:20 ha scritto:
Come risulta chiaramente dal mio ultimo articolo sull'argomento (Tutela del Made in Italy: ecco la circolare che "allarga le maglie"!): Ai prodotti [compresi certamente anche i mobili] per i quali il disegno, la progettazione, la lavorazione ed il confezionamento sono compiuti esclusivamente sul territorio italiano sono riservate l'indicazione realizzato interamente in Italia", oppure "100 % made in Italy", "100 % Italia", "tutto italiano" e similari,...
Cordiali saluti. A. Clerici
mascheroni daniela il 24/11/2009 alle ore 10:53:50 ha scritto:
sono un produttore di mobili design con 220 dipendenti vorrei che anche il mobile sia incluso nel discorso made in italy e certamente si deve uscire dalle trappole che presenta l'attuale legge e si deve parlare di un prodotto made in italy quando è costruito in Italia interamente.contattatemi per maggiori chiarimenti .Grazie