Qualche mese fa, il mondo dell’alimentare italiano era stato scosso dallo scontro fra titani, la controversia Plasmon e Barilla.

Ad iniziare, Plasmon: un suo spot comparava un proprio prodotto con le “Macine” del Mulino Bianco, definendoli “Per Adulti” e sostenendo come “Possono contenere livelli di pesticidi anche
superiori ai limiti di legge”. Il mezzo (pubblicità comparativa) e le informazioni non sono piaciuti a Barilla, attiva su due fronti. Primo, una sua pubblicità che spiega come “Le
mamme italiane sanno quello che fanno”. Poi, il ricordo ai tribunali.

Il 3 dicembre un primo provvedimento: agendo d’urgenza, il Tribunale di Milano giudicava “Illecita” la pubblicità comparativa di Plasmon nei confronti di Barilla, perché raffronta
prodotti tra di loro non omogenei, oltre che denigratoria ed ingannevole”.

Ora, il verdetto odierno del Tribunale conferma tale giudizio.

Come prevedibile, diverse le reazioni delle due aziende.

Un portavoce Barilla ha espresso “La propria soddisfazione per questa ordinanza che conferma la correttezza del suo modo di operare e ripristina la verità sui fatti”.

Plasmon, invece, ha fatto sapere che non condivide contenuti e motivazioni della sentenza, ma la rispetterà.

Inoltre, Plasmon sostiene di aver aiutato i consumatori: in seguito alla controversia, Barilla si è impegnata ad ad aggiungere sulla scatola dei Piccolini l’avviso “Per consumatori sopra
i 3 anni”.

Infine, Plasmon ha deciso di procedere l’azione legale, sfruttando gli appigli esistenti. Secondo i suoi legali, il Giurì dell’Autodisciplina Pubblicitaria aveva corretto “Affermazioni
di modesto rilievo” ma aveva evidenziato il il principio di liceità e correttezza della pubblicità comparativa Plasmon.

Matteo Clerici

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