I giovani hanno più bisogno di sonno degli anziani: da oggi non è più solo sapienza popolare, ma anche affermazione scientifica.

Lo sostiene una ricerca dell’Università del Surrey (sezione Clinical Research Centre), diretta dal professor Derk-Jan Dijk e pubblicata su “Sleep”.

Il professore ed i suoi collaboratori hanno lavorato con 110 volontari, tutti adulti senza particolari problemi ad addormentarsi. Per motivi di studio, tali soggetti sono stati divisi in tre
gruppi: uno tra i 20 e i 30 anni, uno tra i 40 e i 55 e uno tra i 66 e gli 83.

Osservandoli gli scienziati hanno così scoperto come la quantità di sonno diminuisse col passare degli anni.

I più freschi (20-30 anni) dormivano in media 433,9 minuti per notte. Gli adulti di mezza età (40-55) si contenevano: 410 minuti. I più stagionati (66-83) solo 390.

Inoltre, il test ha mostrato come cambia non solo la quantità, ma anche la qualità del sonno. I più giovani sono prede facili di Morfeo (8 minuti in media); poi, con il
passare degli anni, la cosa diventa più difficile: superata la soglia degli “anta”, servono 12-14 minuti.

In conclusione, se il come del rapporto sonno-età sembra chiaro, il perché di tale meccanismo non è ancora definito. Tra le varie spiegazioni avanzate dai ricercatori,
cambiamenti ormonali o dell’equilibrio del cervello.

In più, la ricerca afferma come il buon sonno notturno fa esser ben svegli di giorno. Per citare il professor Jan Dijk: “Sia che siate giovani o anziani se durante il giorno si avverte
bisogno di dormire o si è dormito abbastanza o si soffre di disturbi del sonno”.

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Matteo Clerici