La terra ha tremato nel buio, alle 3:32, e la forza distruttiva della scossa, di magnitudo 5,8 – un livello che corrisponde all’ottavo-nono della scala Mercalli – ha devastato l’Aquila e i
piccoli centri attorno al capoluogo abruzzese, portandosi via 179 persone, anche se il bilancio è ancora provvisorio, mentre sono oltre 17mila gli sfollati, più di 100 le persone
trovate vive. E oltre 1.500 i feriti. E nella scorsa notte ancora scosse, la più forte di magnitudo 4.8 alle 1.15.

Devastati tanti piccoli centri, oltre al capoluogo che pare colpito da un bombardamento: Paganica, Camarda, Tempera, San Demetrio nei Vestini, Castelnuovo. Un lungo elenco del quale fanno parte
anche Villa Sant’Angelo ed il Borgo di Castelnuovo, quasi cancellati dal sisma. A Onna, il centro a pochi chilometri dall’Aquila che è il più danneggiato, è la
disperazione. Nel capoluogo i crolli hanno interessato tutte le zone della città, mentre un po’ ovunque sono venute giù cupole di chiese e campanili: crollata la parte absidale
della Basilica di S. Maria di Collemaggio, della cupola di Giuseppe Valadier della chiesa delle Anime Sante, del campanile della chiesa di San Bernardino. Crollato parzialmente anche il
transetto del Duomo dell’Aquila.

“Nessuno sarà lasciato da solo”, ha promesso il premier Silvio Berlusconi che ha definito l’accaduto “una tragedia senza precedenti”. Subito dopo ha presieduto a Roma la seduta del
Consiglio dei ministri che ha conferito “i poteri di attuazione degli interventi d’emergenza” al sottosegretario Guido Bertolaso. “Per i primi giorni sono stati stanziati 30 milioni di euro di
fondi immediati, in attesa di quantificare giovedì le risorse strutturali”, ha spiegato Berlusconi.

Fin da subito si sono mossi i soccorsi coordinati dalla protezione civile, ma dalle aree del terremoto si sono levate anche critiche: “dove sono gli aiuti? E le tende?” chiede qualcuno a Onna,
lamentando di essere rimasti per ore senza contatti con i soccorritori.  Il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, e Bertolaso, hanno però sottolineato la prontezza con cui si
è messa in moto la macchina dei soccorsi, sia a livello locale che nazionale. “Le operazioni erano già partite un quarto d’ora dopo il sisma. Più rapido di così non
si poteva fare”, ha detto il ministro.