Tonno, salmone e noci, ma anche olio di mais ed arachidi. Che gli alimenti ricchi di omega-3 facciano bene al cuore è noto, ma da oggi si comprende meglio come gli acidi grassi si
oppongano alle malattie cardiovascolari.

Lo spiega una ricerca dell’Università di Pittsburgh, diretta dal professor Francisco J. Schopfer e pubblicata su “Nature Biology”.

Secondo Schopfer e compagni, il merito degli omega-3 è attivare dei mediatori cellulari, in grado di favorire il processo di guarigione.

Gli acidi grassi causano così un meccanismo positivo di trasformazione cellulare, che parte dai macrofagi (cellule del sistema immunitario) presenti nei tessuti infiammati e si conclude
in alcuni derivati dei grassi “buoni”, autori di un’ azione antiossidante e antinfiammatoria.

Allora, conclude il team di Pittsburgh, ulteriori approfondimenti potrebbero favorire nuovi farmaci, in grado di attivare il meccanismo positivo ” a scelta”, cioè dove e quando sia
necessario.

Fonte: Alison L Groeger, Chiara Cipollina, Marsha P Cole, Steven R Woodcock, Gustavo Bonacci, Tanja K Rudolph, Volker Rudolph, Bruce A Freeman & Francisco J Schopferm,
“Cyclooxygenase-2 generates anti-inflammatory mediators from omega-3 fatty acids”, Nature Chemical Biology 2010, DOI: 10.1038/nchembio.367

Matteo Clerici

ATTENZIONE: l’articolo qui riportato è frutto di ricerca ed elaborazione di notizie pubblicate sul web e/o pervenute. L’autore, la redazione e la proprietà, non
necessariamente avallano il pensiero e la validità di quanto pubblicato. Declinando ogni responsabilità su quanto riportato, invitano il lettore a una verifica, presso le fonti
accreditate e/o aventi titolo.