In California, a Valley Center, una fattoria diventa il luogo della seconda vita per ex-combattenti dell’esercito USA. E non è una vita di tutto riposo: i campi ed i frutteti devono
essere curati quotidianamente, il raccolto difeso dalle incursioni di nemici come insetti, rane ed alluvioni.

Per usare le parole del padrone, Colin Archipley: “Nell’esercito le reclute fanno il lavoro sporco, si impegnano il doppio degli altri e sono sottovalutati proprio come i contadini”.

Proprio da Archipley nasce tutto. Egli è un ex sergente, arruolatosi nell’esercito in seguito all’11 settembre.

Mandato in Iraq per tre volte, partecipa a missioni di combattimento guadagnandosi varie medaglie. Tornato in patria, si sposa ed acquista quattro ettari di terreno in un frutteto di avocado
non lontano da San Diego. Nel 2007 inizia a lavorare: i suoi prodotti hanno successo e diventano merce ricercata per i supermercati biologici Whole Food, di Los Angeles. Nello stesso periodo,
la fattoria di Archipley dà inizio a corsi di riabilitazione (o meglio, d’addestramento) per ex-soldati.

L’obiettivo è duplice. In primis, riabilitare psicologicamente individui colpiti duramente dalle esperienza di combattimento, reinserendoli nella vita lavorativa. Poi, creare una nuova
leva di agricoltori, pronti a lavorare quando gli attuali (in maggior parte over 65) andranno in pensione.

Così Valley Center ospita diversi agricoltori-recluta in addestramento, come Mike Nelson.

Mike, 34 anni, si è arruolato nei Marines appena maggiorenne. Mandato in Iraq, pattugliava la zona di guerra su un veicolo da ricognizione, gestendo una mitragliatrice calibro 50.
Tornato negli Stati Uniti, ha avuto un incidente durante un’esercitazione, che gli ha provocato depressione, problemi neurologici e stress post traumatico. Nelson ha iniziato un periodo
travagliato, che lo ha portato a vivere sulla strada. Due anni, l’ex-marine è arrivato a Valley Center: si è trovato talmente a suo agio da non voler andare via, perchè
“L’aspetto che prediligo dell’agricoltura è che mi consente di creare, piuttosto che distruggere”.

La storia del soldato Nelson è simile a quella di tanti altri soldati diventati contadini: usciti traumatizzati da Iraq e Afghanistan, trovano nuova serenità e nuova vita in mezzo
a campi e filari d’albero Questo perché, spiega Archipley, “Sono fisicamente attivi, si sentono parte di una squadra e soprattutto avvertono l’utilità e la responsabilità
del produrre del cibo che verrà consumato da migliaia di persone”.

Ironicamente, la nuova vita da civili mantiene almeno una cosa in comune con la naja. Come ammettono i lavoranti di Valley Center: “Nell’esercito le reclute fanno il lavoro sporco, si impegnano
il doppio degli altri e sono sottovalutati proprio come i contadini”.

FONTE: Patricia Leigh Brown, “Helping Soldiers Trade Their Swords for Plows”, NYTimes.com, 5/02/011

Matteo Clerici

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