Una vacanza tra l’architettura coloniale e la natura di Cuba, da Colombo alla rivoluzione castrista.
Con l’accordo tra Obama e Raul Castro, è finito l’embargo americano che durava dagli anni 60. Si apre un nuovo mercato del turismo e non c’è da perdere tempo per visitare Cuba in tranquillità, con le stupende città coloniali, il mare d’incanto, i monumenti, la storia e l’arte
di Maurizio Ceccaioni

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Il 21 mar 2016, è finito l’embargo americano che durava dagli anni 60, dopo la crisi dei missili nucleari sovietici a Cuba. Ne sarebbe sicuramente lieto il grande scrittore americano Ernest Hemingway, che con “Il vecchio e il mare” aveva trasmesso a milioni di lettori, la sua passione per quell’isola.

 

Un amore scoppiato a prima vista nel 1928, quando con la famiglia fece casualmente tappa nella capitale durante un viaggio. Amante della dalla pesca d’altura ai marlin, trascorse molti periodi a Cuba e, nel 1940 acquistò nel borgo di San Francisco de Paula, vicino L’Avana, la casa colonica chiamata Finca La Vigia, oggi uno dei Musei più visitati di Cuba.
Ma Cuba non ha affascinato solo il grande scrittore, perché oltre tre milioni di turisti sbarcano ogni anno su questa isola caraibica e un terzo sono italiani. Magari ex ragazzi degli anni 70 del secolo scorso, che sognavano di raggiungere l’isola tramite l’associazione “Italia-Cuba”, per dare un apporto singolare alla rivoluzione cubana con la raccolta della canna da zucchero e ripercorrere le strade calpestate dal mitico “Che”.

 

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C’è un numero infinito di buone ragioni per visitare Cuba e lo sanno bene quelli che arrivano ogni anno all’Aeropuerto Internacional de l’Havana, intitolato al “padre della patria”, José Martí. Ma non basta il clima tropicale, le spiagge e il mare d’incanto, il buon cibo, le belle ragazze, il rhum e i famosi sigari, a giustificare tutte queste presenze ogni anno.

A fare da collante è l’allegria di quella gente dal carattere gioviale, forgiato a suon di musica e ideologia, ben miscelato con l’ottima struttura ricettiva e i prezzi competitivi. Poi i monumenti, la storia e l’arte presenti nelle stupende città spesso nascosti tra le case coloniali, fanno il resto.

 

Il periodo migliore per arrivare a Cuba è l’inverno, perché se da fine aprile a inizio novembre piove e l’aria è calda e umida, da fine novembre a metà aprile il clima è secco e temperato, con temperature che, da novembre a febbraio, vanno dai 19°C di minima ai 28°C di massima.

Cuba sta nel Golfo dei Caraibi. Una lingua di terra grande un terzo dell’Italia, da cui dista 8500 chilometri. Lunga 1.200 km per 100 di media, ha 3.500 km di coste. Della foresta pluviale che fino a qualche decennio fa occupava tutto l’interno pianeggiante, è rimasto ben poco per fare spazio ai campi coltivati, vera dispensa del popolo cubano dopo l’embargo americano.

 

 

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Ci va sia il turista vacanziero, che quello colto e curioso, per vedere le tipiche case-negozio settecentesche, i conventi e le chiese, con architettura del barocco cubano, i palazzi e le ville della borghesia criolla (creola), che prese vita dopo la nascita dell’ottocentesca «Sociedad Economica Amigos del Pais», formata da spagnoli nati a Cuba, acerrimi sostenitori del liberismo, schiavitù e sfruttamento dei latifondi sottratti ai nativi.

Dopo l’arrivo di Cristoforo Colombo, nel 1492, divenne colonia spagnola fino al 1902. Per secoli i conquistadores usarono i porti cubani per trafficare con le nuove colonie. Merci, ma anche schiavi africani, messi a lavorare al posto di quei 100 mila indios trovati da Colombo al suo arrivo, estinti in 50 anni per malattie importate e repressione. Oggi le statistiche demografiche dell’Isola dicono che il 52% degli 11 milioni di abitanti, sono mulatti, il 35% bianchi e l’11% neri.

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Fino alla rivoluzione castrista, fu una sorta di protettorato Usa. Nel 1953 i “barbudos”, rivoluzionari guidati da Fidel Castro e da Ernesto “Che” Guevara, abbatterono in armi il corrotto regime militare di Fulgencio Batista.
Il paese è stato guidato fino a pochi anni fa da Fidel Castro e attualmente dal fratello Raoul.  Le spoglie di Guevara e di 29 suoi compagni uccisi in combattimento nel 1967 in Bolivia, si trovano in un mausoleo nella città di Santa Clara, a 380 km dalla capitale.

A Cuba non mancano certo i luoghi da visitare e molti di questi sono patrimonio dell’umanità sotto l’egida dell’Unesco. Ma l’isola è famosa prima di tutto per le bianche spiagge coi palmizi e le acque coralline. Specie sulla costa che si affaccia verso Miami, dove c’è L’Avana (San Cristóbal de La Habana), capitale dal 1899, rinomata principalmente per la sua intensa vita mondana. Ricca di storia e d’arte, è la città dei Caraibi con il maggiore patrimonio di architettura coloniale spagnola in America.

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Il nucleo storico del XVI secolo si trova alle spalle del porto, ma vi sono imponenti fortezze ed edifici barocchi del XVII e XVIII secolo. Poco distante c’è Varadero, popolare località turistica famosa per la Playa Azul, tra le spiagge più ampie e dei Caraibi.

Cinfuegos, sulla costa meridionale, è detta la Perla del Sur. Fu un antico covo di pirati, divenuto città nel 1819 grazie ai coloni francesi fuggiti da Haiti. Oltre al centro storico, tra le molte cose da vedere c’è l’unico arco di trionfo di Cuba e il Teatro dell’Opera Tomàs Terry, dove nel 1920 cantò Enrico Caruso.
Trinidad è un gioiello barocco con influenze andaluse. Si trova verso l’interno, al confine col Parco naturale Topes de Collantes. Con la vicina Valle de los Ingenios, è dal 1988 patrimonio dell’umanità. Camaguey è tra i primi sette villaggi fondati dagli spagnoli. Terza città cubana, si trova nel centro, dove un tempo c’era la foresta pluviale ed è il regno delle coltivazioni di canna da zucchero e dell’allevamento di bestiame. Nacque nel 1514 e il suo centro storico è considerato il meglio preservato dell’isola. Poco lontano si trovano spiagge bianche spesso deserte.
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Ma quella considerata la spiaggia più famosa di Cuba, dopo quella di Varadero, è Guardalavaca, sulla costa sud occidentale. Un posto per passare una giornata di mare sulle sabbie bianco argento, prima di rimettersi in viaggio per raggiungere Baracoa, la più antica città cubana, con un percorso di 250 chilometri tra insenature da sogno e tre parchi nazionali.
Protetta da imponenti fortezze, nate a difesa di pirati e corsari, Baracoa fu costruita nel 1512 sui resti dell’originale insediamento realizzato da Colombo. Prima capitale di Cuba, vi sono ancora molti tipici edifici in legno, a testimoniare l’architettura coloniale caraibica. È famosa anche per le numerose grotte ricche di incisioni e pitture rupestri, dedicate al culto dei morti, dalla nativa popolazione Taino.
Dall’anima calda e passionale, Santiago di Cuba è per importanza la seconda città dell’isola. Ne è la capitale culturale, ma prima dell’Avana ne fu anche capitale politica. Sta poco distante dalla base navale Usa di Guantánamo, nell’omonima baia, sulla punta sudest.

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A circa 80 km da Santiago di Cuba c’è Bayamo, città di oltre 200 mila abitanti fondata nel 1513. È considerata la culla dell’indipendenza cubana, perché è da qui che nel 1953 partirono i “barbudos” di Fidel Castro per conquistare il potere. Attraversando tutta l’isola per rientrare a L’Avana prima di ripartire, l’ultima tappa d’obbligo è la provincia occidentale di Pinar del Rio con la valle di Viñales, dove si producono i famosi sigari cubani.

Un tour per l’isola caraibica, da fare prima che, con la fine dell’embargo, arrivi l’invasione di frotte di turisti. L’operatore Apatam Viaggi, specializzato dal 1980 in turismo culturale in ogni parte del mondo con accompagnatori qualificati, propone un viaggio di questo tipo di 16 giorni, con quote a partire da 3.800 euro in camera doppia, tutto compreso. Le date proposte sono: 20 novembre 2016 e 5 febbraio 2017, con voli di linea Air Europa da Milano L’Avana via Madrid. Pernottamenti in hotel a 3/4 stelle con pensione completa, accompagnatore dall’Italia, guide locali di lingua italiana, assicurazione medica e annullamento viaggio.

Per informazioni:
Apatam Viaggi, tel. 0722 329448;
www.apatam.it

Maurizio Ceccaioni
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