Grana carioca ed Asiago giapponese: Coldiretti, “L’Unione Europea legalizza le imitazioni”

Grana carioca ed Asiago giapponese: Coldiretti, “L’Unione Europea legalizza le imitazioni”

Grana fatto in Brasile ed Asiago giapponese. Sono numerose le contraffazioni del Made in Italy, e tutte loro hanno un difensore in più: L’Unione Europea.

A dirlo è Coldiretti, che non usa mezzi termini: gli euroburocrati hanno legalizzato “Attraverso la firma degli accordi di libero scambio, le imitazioni delle più note specialità del Made in Italy a tavola, che hanno raggiunto il valore record di 60 miliardi di euro”.

Attualmente, la Coldiretti è a Fieragricola, Verona, intenta ad esporre sia il meglio del Made in Italy che il meglio (od il peggio) della contraffazione. Ecco allora Parmesao, provolone romano made in Cina e mortadela proveniente dal Sudamerica.

Proprio tale continente è nel mirino dell’associazione. Come spiegano i suoi esperti, al momento è in corso una trattativa tra l’UE ed il Mercosur, l’organizzazione dei Paesi del mercato comune dell’America meridionale. Il problema è nella quantità: l’Italia vanta 291 denominazioni DOP-IG, mentre l’UE propone una lista di 57 tipicità da tutelare. E, tra queste, su 30

Risultato, “Di fatto, meno del 10% delle specialità Made in Italy sarà tutelato, assicurando così il benestare UE alle imitazioni di tutti gli altri in una realtà dove la produzione locale del falso è già tra le più fiorenti del mondo”.

L’indignazione dell’associazione è espressa anche Per il presidente, “ È inaccettabile che il settore agroalimentare sia trattato dall’Unione Europea come merce di scambio negli accordi internazionali, senza alcuna considerazione del pesante impatto che ciò comporta sul piano economico, occupazionale e ambientale. Siamo lieti che anche l’industria alimentare italiana, con Federalimentare, si sia unita al nostro allarme prendendo posizione contro trattati che svendono l’identità dei territori e quel patrimonio di storia, cultura e lavoro conservato nel tempo da generazioni di agricoltori”.

Matteo Clerici

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