200 mila forme di Grana e di Parmigiano distrutte dal terremoto

200 mila forme di Grana e di Parmigiano distrutte dal terremoto

Questa notte, nelle stalle di Sermide, nel Mantovano, gli animali erano agitati, le vacche muggivano, i cani abbaiavano. “Pesavamo che fosse il cambio del
tempo – hanno detto alcuni allevatori – ma poi è arrivato il terremoto“. 

Secondo una prima rilevazione della Coldiretti Lombardia, il sisma che ha colpito il nord Italia con epicentro in Emilia Romagna, in Lombardia ha causato i danni maggiori nel Mantovano:
circa 200 mila forme di Grana e di Parmigiano impilate nei locali di stagionatura sono cadute a terra da diversi metri di altezza, o si sono ammassate una sull’altra in bilico sui
ripiani, tanto che è pericoloso entrare nei magazzini perché c’è il rischio che vengano giù a valanga. Un pericolo mortale – spiega la Coldiretti Lombardia – visto
che ogni forma pesa fra i 36 e i 38 chili. 

Le scosse hanno anche rovesciato il latte contenuto nelle “caldere”, le grandi vasche semi cilindriche per la lavorazione del formaggio. Il danno solo per Grana e Parmigiano potrebbe sfiorare i
50 milioni di euro. E poi ci sono le crepe nei fienili, tegole cadute dai tetti delle cascine, cornicioni che si sono staccati, vecchi fabbricati sono crollati, alcune forme di grana padano
impilate nei magazzini sono state spostate dalla forza del sisma e sono precipitate a terra.

Secondo le notizie raccolte dalla Coldiretti, l’area fra Sermide e Felonica sembra essere quella che in Lombardia ha risentito di più del sisma, tanto
che anche diverse chiese sono state chiuse per precauzione, mentre le scosse sono state avvertite fino alle 7 del mattino. “E’ cominciato all’una – spiega Giovanni Grecchi, allevatore di
Borgofranco (Mantova) – poi alle 4 è arrivata quella più forte, ma dopo non è finita. Continuava a tremare tutto. Noi eravamo a abitutati a stare tranquilli, qui in pianura
e poi a 300 metri dal Po, ma stanotte e stamattina sembrava di stare in barca per quanto si ballava”.

Anche a Quistello, sempre nel Mantovano, la chiesa è stata chiusa mentre delle crepe si sono aperte nei fienili. “Insieme alla Coldiretti stiamo
verificando la situazione – spiega Luciano Bulgarelli, allevatore e viticoltore – ho sentito dei caseifici e mi hanno detto che nei magazzini sono cadute delle forme di grana, mentre nelle
cantine, qui produciamo il lambrusco, qualche bottiglia è venuta giù andando in mille pezzi”.

Negli allevamenti da latte – spiega la Coldiretti Lombardia – le mucche sono ancora sotto schock e agitate. E non solo loro. “I piccioni che di solito stanno
sul tetto della stalla – spiega alle 11 del mattino Giovanni Grecchi, l’agricoltore di Borgofranco – sono ancora in volo e non ne vogliono sapere di posarsi di nuovo. La protezione civile ha
detto che ci potrebbero essere altre scosse”.

Redazione Newsfood.com+WebTv

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