2012, altro giro, altra corsa di fiere ed eventi agroalimentari in Italia e all’estero

2012, altro giro, altra corsa di fiere ed eventi agroalimentari in Italia e all’estero

Giovedì 26 gennaio 2012
E’ passato un altro anno, nuovi problemi e prospettive sempre più buie.

L’Italia ha rischiato la bancarotta ma siamo in buona compagnia e “quelli che stanno bene”, o sono costretti a far finta che tutto stia andando bene, sono proprio quelli che, se dovessero cadere,
farebbero un gran tonfo!

Avevamo Tre-monti, ora abbiamo un Monti solo ma  il nuovo Primo Ministro ci ha messo a dieta perchè dice che magro e povero, è di moda. Le varie caste invece hanno preferito
rinunciare alla dieta e continuano a mangiare a più non posso.

Oggi l’Italia è come una grande famiglia dove chi comanda, appunto il capo-famiglia, pretende sacrifici da tutti: niente più triciclo per il nipotino, basta palestra per la nuora,
niente ferie al mare, …perchè ci sono troppi debiti da pagare e non ci sono più soldi ma lui, il capofamiglia continua ad andare al Casinò a giocare, al Tabarin a donnette
e al ristorante tutte le sere. (doveroso ricordare che i debiti non li ha fatti il nipotino e neppure la nuora…)

Non la vedo molto bene per l’economia e quindi per le famiglie italiane! Si cerca di tirare la cinghia e le imprese cercano nuovi clienti, nuovi mercati.

Riparte il carosello delle fiere e delle manifestazioni legate al mondo dell’agroalimentare.
La Germania la fa da padrona perchè è lì che sono le principali manifestazioni mondiali ed è in quelle vetrine che si specchiano i principali buyers.
Qualche mese fa avevo scritto questo articolo che ora ripropongo, ed anche un commento con relativa risposta.
Non sono un esterofilo e non vivrei volentieri in Germania ma mi piacerebbe che l’Italia imparasse qualcosa della loro efficienza ma anche la classe politica e dirigente dovrebbe adeguarsi.

Colonia, Anuga 2011: un altro pianeta
12 ottobre (giorno della scoperta dell’America)
Quando vengo in Germania mi arrabbio. A pensarci bene, forse sono i tedeschi a doversi arrabbiare perchè, nonostante la loro efficienza, non sono mai stati capaci di creare miti passionali
e viscerali come la Ferrari, l’Alta Moda ed il Calcio.
A pensarci ancora meglio: sono veramente di così primaria importanza da far dimenticare valori meno eclatanti ma sicuramente più nobili come il senso del dovere, il rispetto per il
prossimo e la volontà di risolvere i problemi della collettività?

In Germania sono molto rari i “ragazzi” di quarant’anni che vivono sulle spalle dei genitori. Da noi in Italia, la Legge impone addirittura ai genitori di mantenere i figli finchè non sono
in grado di essere economicamente autosufficienti!
Da noi, di fatto, per evitare lo “sfruttamento” dei ragazzi che preferivano imparare un mestiere piuttosto che scaldare i banchi di scuola, abbiamo eliminato l’apprendistato e, di conseguenza,
stiamo perdendo le eccellenze manuali dei nostri Maestri Artigiani.
Chissà cosa succederà negli studi professionali che a breve saranno costretti a “remunerare adeguatamente” e pagare i contributi agli stagisti/avventizi.

Venire in Germania è come entrare in un formicaio dove nessuno sta fermo, tutti hanno qualcosa da fare, secondo una regia dietro le quinte. E’ impressionante constatare  la logistica
delle comunicazioni e dei trasporti.

I visitatori della Fiera più grande del mondo dell’agroalimentare vengono da ogni parte del pianeta e pagano il biglietto d’ingresso. Non sono Buyers (o pseudo tali ) “invitati” e spesati
di viaggio e soggiorno. A Colonia è quasi impossibile trovare un albergo e, se non si è prenotato con lago anticipo, si è costretti ad alloggiare anche a 100 km di distanza
ma non è un problema perchè i mezzi pubblici funzionano bene e sono gratis per chi va o torna dalla fiera.

Oltre 7.000 espositori in diciotto grandi aree espositive (11 padiglioni a più piani). Difficile, quasi impossibile riuscire a vedere tutto.

Doveroso programmare le visite utilizzando il catalogo che peserà circa un chilo.

Gli espositori Italiani sono più di mille e ben poche sono le aziende che, nonostante la crisi e gli alti costi, hanno rinunciato a questo appuntamento, troppo importante.
Gli Italiani li troviamo abbastanza concentrati al padiglione 5, su tre piani,  ma anche nel 2, 4, 5, 7, 10.
Quest’anno l’Italia è Paese partner (sinceramente non sappiamo cosa significhi, quali ritorni si possono avere e che costi si sono dovuti sostenere. Abbiamo ritrovato anche l’ICE. Ma non
è stato chiuso pochi mesi fa?

Si parla da sempre di fare squadra ma non ci pare che ci sia una vera volontà: troppi i consorzi, gli enti, i gruppi…che rappresentano ed aiutano le aziende italiane, specialmente le
piccole che non potrebbero sopportare gli oneri singolarmente.
Encomiabile ma non essendoci un coordinamento di immagine, una linea comune, si contribuisce a creare ancora più confusione sulla vera identità di un prodotto Made in Italy.

(Commento di Tiziana)
Adoro il suo stile e soprattutto la vena ironica con cui affronta la triste e tragica tematica dell’assoluta mancanza di strategia degli organizzatori fieristici italiani. Lavoro all’estero (e di
mestiere, per l’appunto, ‘cerco e trovo buyer disperatamente’ per le fiere italiane) e posso confermare che quello che dice è aihmè la sacrosanta verità… a danno
dell’intero sistema Italia!   

(la redazione)
Cara Tiziana, ringrazio per il contributo ma resta l’amarezza per la situazione in cui è la nostra economia.
Ormai, i piccoli imprenditori italiani (grandi non ce ne sono più), sono costretti a correre come tanti lemming verso un baratro, coscienti della propria inevitabile fine.

L’Azienda Italia andrà in bancarotta (fraudolenta), e sarà “acquistata” all’asta da chi non si fa certo prendere da scrupoli umanitari.
L’unica speranza sta nei giovani che dovranno rimboccarsi le maniche e far lavorare il cervello se non vorranno diventare gli schiavi dei nuovi padroni.

Le fiere? è solo un tassello del mosaico in disfacimento.
I Dirigenti delle fiere? Qualche “Marchionne” c’è ma purtroppo non lo lasciano lavorare.
Tuttofood? è una macchina da guerra ed il Quartier Generale è di tutto rispetto (togliendo ovviamente qualche “imboscato” politico.

In teoria è tutto vero quello che dice Pazzali: l’Italia è la culla naturale delle Eccellenze del Food, a livello mondiale. Come lo è della Moda, del Mobile… con vetrine
sul mondo di impareggiabile prestigio.
CIBUS è la più bella e completa vetrina del Made in Italy, dove i buyers italiani e stranieri, vengono a cercare i prodotti italiani  dell’agroalimentare ma non ha la potenza
di fuoco di MilanoFiere. Non potrà mai diventare la capitale mondiale del food e non lo vuole diventare. Anche se volesse allargarsi ad ospitare gli espositori provenienti dal bacino
mediterraneo dovrebbe prima risolvere i problemi della logistica di Parma: alberghi e infrastrutture di comunicazione, in primis.

FiereParma e Antonio Cellie lo sanno bene, conoscono le loro forze, sanno di essere l’ombelico naturale della Food Valley italiana e mantengono le loro posizioni cercando di andare sempre
più verso le esigenze degli espositori.
Non creano barriere con le aziende ma cercano di conoscere meglio le loro esigenze. I funzionari parmigiani di FiereParma hanno un rapporto personale con i loro clienti, li conoscono per nome e
cognome, li fanno sentire a casa loro…li prendono per la gola.

Una fiera un tempo significava monetizzare al maggior prezzo i mq degli stand.
Oggi, con internet, la globalizzazione e l’aumento dei costi aziendali, la fiera deve necessariamente essere un centro servizi.

Prima di tutto deve “sgomitare” con gli innumertevoli eventi similari locali e dare credibilità ed autorevolezza, poi   vendere lo spazio, creare eventi che portino visitatori
qualificati, portare (sì, portare dai loro paesi) buyers (veri compratori, non semplici invitati (a volte semplici “accompagnatori”) delle varie Camere di Commercio all’Estero

 
Ma allora com’è che Anuga è a Colonia e non in Italia?
Rispondo con un’altra domanda:
com’è che Expo 2015 è alle porte ed ancora oggi non è ancora stato definito un piano serio?
Ed in più oggi, 23 maggio 2011, siamo al ballottaggio.

Se viene eletto Pisapia ovviamente si rimischia il mazzo e si ricomincia da capo.
E, se è vero quello che ha detto, avremo anche la più bella e più grande moschea d’Europa.

E l’Expo 2015? a già, si forse, può darsi, …prima ovviamente si dovranno spartire i pani ed i pesci da buoni compagni.

(Commento del 26 gennaio 2012)
Nulla di nuovo da dichiarare!
Navighiamo a vista e faremo anche l’inchino...con un giglio!

Giuseppe Danielli
Newsfood.com

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