2020… l’Europa che vorrei by Giampietro Comolli

2020… l’Europa che vorrei by Giampietro Comolli

2020 …QUALCHE SOGNO NEL CASSETTO

2020… l’Europa che vorrei by Giampietro Comolli

DA ITALIANO EUROPEISTA PIACENTINO EMILIANO… INNAMORATO DEL MIO PAESE MA STANCO E DELUSO

DEVO SPERARE IN UN REGALO DELLA BEFANA O CHE FINISCA UNA POLITICA AUTOREFERENZIALE INUTILE?

Piacenza, 3 gennaio 2019

Oramai i sogni nel cassetto, sono e restano nel cassetto. Ma è un peccato. Attenzione non è il solito discorso rinunciatario o disfattista, o peggio senza speranza, senza voglia di lottare, di riuscire, di vincere. Non tengo il freno a mano tirato, non ho perso speranza… ma di fronte a certi comportamenti politici, di progettualità politica, di strategia e di solo buonsenso… resto allibito, stanco, deluso, perplesso!

Vi ricordate come venivano espresse certe analisi economiche-sociali-civili solo nel 2001 o 2002, rispetto al 2011 oppure oggi? Certo la crisi finanziaria ha cambiato tutto, ma non è stata più una crisi mentale, paura di vita, sensazioni di perdere opzioni, meno voce in capitolo, meno tutela di interessi personali?

Leggiamo insieme le relazioni di un governante europeo o americano di allora e quello di oggi. Non parlo di destra o sinistra, o di esperti della politica rispetto agli sprovveduti ultimi arrivati; non esiste il partito con il dna innato del governo ad interim, o partiti che devono governare sempre perché hanno oliato o sanno muovere gli ingranaggi collaterali alle formule parlamentari; non sta scritto che un professore sia migliore di un autodidatta nel governo della cosa pubblica.

Giustamente “il potere logora chi non lo ha”, ma “il potere annebbia chi non è capace”.

A molti italiani non piace la politica degli ultimi 20-40 anni ecco allora buttarsi nelle braccia degli ultimi arrivati o il capitano. Per poi leggere commenti diffusi su: meglio il vecchio che il nuovo. Ma siamo noi cittadini italiani che andiamo a votare.

Io nel 1974 (avevo 20 anni) su consiglio di uomini come il prof Lazzati e il prof Spadolini ( ho avuto l’onore di conoscere entrambi) mi iscrissi al movimento federalista europeo convinto che la nascita degli Stati Uniti d’Europa fosse non solo la naturale evoluzione, ma un modello nuovo di vita sociale e politica per noi giovani.

Ci ho creduto e ci credo, voglio che le mie figlie siano europeiste: ma come posso essere contento se fino a oggi la UE ha partorito solo un sistema monetario-finanziario-bancario astringente, castigante. Il principio “com-unitario” d’Europa è una altra cosa, dicevano Spinelli, Adenauer e perfino Dahrendorf, assai critico nel partire dalla moneta unica perché qualche paese ci avrebbe rimesso troppo in termini di benessere sociale.

Giusto! Io non sono contro la moneta unica, anzi, addirittura credo che la Brexit abbia avuto anche nel pound una leva non indifferente come motore di uscita, anche se si è svalutato del 10-20%.

La Brexit è un errore

In ogni caso la Brexit è un errore: vuol dire indebolire non solo un mercato economico unico, ma l’idea stessa del continente geografico unitario e unito da millenni di storia. L’UE vera deve essere in grado di licenziare direttive uguali per tutti i paesi membri in tema di sanità, scuola, welfare, circolazione del lavoro, approcci sociali e ospitali, tempi e modi della giustizia identici almeno quelli più collettivi e penalmente rilevanti, in termine di ambiente, di inquinamenti, discariche, rifiuti… lasciando quel giusto margine (3% ? 0 10%) di spese, di valori, di costi secondo quei modelli identitari nazionali: il modello svedese è diverso da quello greco da millenni.

La moneta unica ha trasformato l’Europa in un altro obiettivo speculativo mondiale

Ci vogliono 50 anni per unificarli realmente, non certo imponendo una moneta unica che non ha fatto altro che trasformare l’Europa in un altro obiettivo speculativo mondiale, e basta!

Si legge oggi che i 20 soggetti privati più ricchi al mondo hanno annualmente 1000-1200 mld di dollari disponibili, più circa altri 4000 mld di dollari dai fondi sovrani. Nello stesso tempo l’Italia non può essere in Europa sempre rincorrendo, nelle retrovie, tappando buchi, farsi menare per il naso, subire il blocco burocratico.

Alcuni grandi politici tedeschi e francesi hanno ragione a chiedere all’Italia un comportamento diverso, ma certamente certi Commissari non devono prendere pretesti politici per fare operazioni matematiche economiche di prospettiva e stima… lasciando che i poteri speculativi abbiano la strada spianata.

Non è utile al mio paese avere da un lato chi bacchetta e dall’altro chi specula. E’ molto comodo prendere a pretesto lo spauracchio dello “spread” come colpa o come barometro della politica buona e di quella cattiva quando uno “spread alto” torna più utile ai grandi speculatori mondiali.

Meglio il bot italiano con un +0,5% di rendita piuttosto che il bot tedesco a -0,8% in dieci anni. Investire in Italia non è un rischio reale. Perché tanto l’Italia è solvibile sempre. Sono gli italiani a essere solvibili, non la politica italiana.  Il mio sogno nel cassetto per il 2020 è soprattutto legato a un vero equilibrio sociale, armonico, lavoro pagato e giusto, una saggia patrimoniale, riduzione drastica immediata della spesa pubblica inutile, una giustizia veloce e diretta e sicura, una lotta alla corruzione e alla concussione con galera certa e subito… l’Italiano non si accontenta delle disquisizioni se le auto blu sono poche o tante, se la bicielettrica deve avere la targa, se si può andare in bici contro mano, se le piste ciclabili devono portare via spazio ai pedoni, se il reddito di cittadinanza è giusto, se i porti devono essere aperti o chiusi… all’Italiano-Europeista interessa che il politico di turno pensi a dare il 100% al cittadino in servizi vitali e concreti giornalmente.

Il mio sogno nel cassetto…

Il mio sogno nel cassetto è sicuramente 600 parlamentari invece di 1000, ma 600 che sappiano fare il loro mestiere e ascoltino non “linee di movimento” e “salvapoltrone”, ma i bisogni dei cittadini. Mi piacerebbe qualche legge completa non parziale che  sia “di sinistra vera e non ideologica” e qualche legge che chieda doveri, rispetto, giustizia, accoglienza misurata, sostenibilità concreta come avviene nei paesi più all’avanguardia da sempre, anche europei.

Devo chiedere una regalo alla Befana o al senso civico-etico-morale di chi governa un popolo italiano sicuramente democratico ma alla ricerca di una autorevolezza sociale giusta?

Giampietro Comolli, sono figlio del comandante partigiano “Pippo” 1943-1945 pluridecorato, mai nascosto all’estero, mai diventato un politico

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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