A Torino, il Festival del giornalismo alimentare è servito

A Torino, il Festival del giornalismo alimentare è servito

A Torino, il Festival del giornalismo alimentare è servito.

La capitale sabauda continua a stupire e dopo la notizia del cambio di location per una delle fiere più importanti del settore food, il Salone del Gusto, si propone come città in cui ospitare la prima edizione del Festival del Giornalismo Alimentare. Nell’elegante Aula Magna della Cavallerizza Reale di Torino dal 25 al 27 febbraio 2016, si sono raccontate le esigenze e le certezze richieste oggigiorno dal mondo della comunicazione alimentare. 
Le certezze sono molte ma su tutte, quella su cui bisogna puntare i riflettori è che il “cibo” è sempre più un tema basale, forse l’unico argomento capace di creare ancora un sano dibattito e catturare l’attenzione di tutti i settori e target soprattutto quello sulla bocca di tutti, il sempre più popolato Millennials.

Carlin PetriniL’esigenza invece è quella di voler coinvolgere una platea eterogenea, sotto gli occhi di tutti, che accanto alla stampa tradizionale vede la presenza di comunicatori, di blogger, di aziende, di istituzioni, di uffici stampa, di scienziati, di alimentaristi ed influencer. Riunendo in un’unico piatto tutti questi attori, si riesce a dar vita ad una Rete che tiene vivo il confronto in modo costante, arricchendolo con spunti, buone pratiche e una collaborazione costruttiva.

DSC_9010I tre giorni di Festival sono stati un primo e vero beta test per questa variegata food community, in cui si sono alternati momenti di lavoro, panel di approfondimento, eventi collaterali come show cooking, degustazioni ed educational sul territorio.

DSC_9601L’’evento inaugurale “Quali politiche alimentari dopo Expo” ha visto la presenza del presidente Ordine dei Giornalisti del Piemonte, Alberto Sinigaglia, e del segretario dell’Associazione Stampa Subalpina-FNSI, Stefano Tallia. Dopo l’ intervento di Piero Fassino, presidente dell’ANCI, sindaco di Torino e Torino Metropolitana si sono susseguiti quelli di Maurizio Baru, capo di Gabinetto del Sindaco di Milano, e Carlin Petrini, presidente di Slow Food International.

DSC_9775Insieme a loro molti gli esponenti di spicco dell’universo imprenditoriale ai vertici di alcune delle principali associazioni di categoria quali: Giorgio Bosticco, presidente Consorzio Piemonte Land of Perfection, Marco Pedroni, presidente nazionale Coop, Giuseppe Lavazza, vice Presidente Lavazza Spa, Luigi Pio Scordamaglia, presidente Federalimentare, Antonella Pasquariello, presidente Camst, Roberto Moncalvo, presidente nazionale Coldiretti, Mattia Pariani, presidente Unionalimentare Torino, Maria Caramelli, Istituto Zooprofilattico Sperimentale Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, Antonio Saitta, coordinatore Assessori alla Sanità Conferenza Stato- Regioni, Clara Velez Fraga, capo ufficio promozione Dipartimento comunicazione FAO e Andrea Olivero, vice ministro politiche agricole e alimentari.

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Tra i moltissimi temi discussi, si citano quelli etici: il diritto al cibo e gli sprechi, affrontati sia dal punto di vista del giornalismo economico che da quello politico. In ogni intervento a fare da sfondo c’era la consapevolezza in chi parlava e in chi ascoltava, di come la comunicazione sia incisiva nelle fasi di acquisto dei consumatori e nelle loro abitudini, come ad esempio la scelta di bere o meno l’acqua pubblica o nell’educazione alimentare dei bambini.

Dal punto di vista scientifico e sanitario si sono illustrati i progressi della ricerca, le “bufale” e gli inutili allarmismi, con una particolare attenzione rivolta alla necessità di promuovere un consumo consapevole, soprattutto nel caso del vino, uno dei prodotti che più rappresentano le radici e la cultura del nostro territorio.

Infine non sono mancati momenti statistici in cui si sono presentati i trend di mercato del settore in Europa, il crescente fenomeno dei reati alimentari nonché approfondimenti importanti sul tema del linguaggio, il quale nell’era della critica enogastronomica 2.0 in cui ci troviamo, deve essere “disinvolto” ed adatto ad essere compreso ed accessibile da tutti i tipi di devices e lettori.

Festival giornalismo alimentareL’ultima giornata di Festival è stata, sarà dedicata agli educational sul territorio e News Food non mancherà di raccontarvi dove è andata.

Conclusa la prima edizione del Festival del giornalismo alimentare organizzato presso l’elegante complesso della Cavallerizza Reale nel centro della città di Torino, è tempo di raccontare uno degli eventi Off della manifestazione che ha visto coinvolti numerosi giornalisti e comunicatori del settore agroalimentare italiano. Si precisa che l’obiettivo della tre giorni di workshop e seminari presentati da esperti nazionali ed internazionali, era quello di affrontare le tematiche della sicurezza alimentare, della biodiversità e stili di vita.
I Piaceri della Carne

Compral e Fassoneria incontrano i giornalisti del Festival del Giornalismo Alimentare
Fare cultura del cibo significa prima di tutto conoscere quello che mettiamo ogni giorno nei nostri piatti e sulle nostre tavole.
Per questo, anche quando addentiamo un succoso hamburger, è importante sapere cosa stiamo mangiando. Da dove arriva la carne? Da quali allevamenti? Qual è la filiera che l’ha portata nel mio panino?
Compral, cooperativa che raggruppa oltre 200 allevatori nella provincia di Cuneo, ci racconterà in questo incontro la SUA carne, la Fassona che viene servita ogni giorno negli hamburger della Fassoneria.
Una carne di qualità, di filiera corta, 100% Fassona piemontese, garantita prima di tutto dagli allevatori della Cooperativa, massimi esperti dei bovini di razza Piemontese.
A parlarci della Fassona piemontese saranno il direttore di Compral Bartolomeo Bovetti e il vicedirettore Roberto Facelli.
Il tutto, accompagnato da una degustazione degli hamburger della Fassoneria, perché non si può parlare di cibo a stomaco vuoto.

La Fassoneria
Benvenuti alla Fassoneria, il ristorante degli hamburger di razza.
A gestire la Fassoneria sono direttamente gli allevatori di Compral, cooperativa del cuneese con un’esperienza di oltre trent’anni e una specializzazione nella razza Piemontese, da cui si ottiene la nostra Fassona.
La qualità della nostra carne è quindi garantita da una filiera cortissima, che controlla e certifica ogni fase della lavorazione, dall’allevamento fino alla vendita diretta al consumatore.

www.fassoneriatorino.it
Compral è una cooperativa agricola costituita nel 1981 che opera all’interno dell’Associazione Provinciale Allevatori della provincia di Cuneo. Può vantare quindi un’esperienza derivata da più di trent’anni di attività, una qualificata professionalità di tutto il personale e una ben nota serietà commerciale, che assicurano alla clientela un rapporto
sempre improntato alle massime garanzie di affidabilità e correttezza. Compral raggruppa oltre duecento allevatori prevalentemente della provincia di Cuneo. È nata con lo scopo di provvedere alla commercializzazione, in Italia e all’estero, degli animali iscritti ai Libri
Genealogici e delle carni di qualità, nonché per fornire tutti i servizi connessi a tale attività.
Compral riunisce in un progetto organico sia la fase di allevamento del bestiame che la lavorazione e commercializzazione delle carni, riservando particolare attenzione al fattore qualità e all’efficienza produttiva. Tutto ciò è reso possibile dalla centralità del ruolo dell’allevatore in quanto imprenditore-cooperatore.

www.compral.it
I NOSTRI FORNITORI
Le materie prime che utilizziamo per le ricette della Fassoneria sono pensate per sposarsi al meglio con la carne Compral. La filosofia di qualità che guida la nostra filiera organizzativa viene utilizzata anche nella scelta dei nostri fornitori, che selezioniamo tra le migliori aziende del territorio per garantire un’offerta di prodotti il più possibile a
chilometri zero.

Caseificio Valle Josina
I formaggi che usiamo nei nostri panini arrivano dal caseificio Valle Josina, una cooperativa della provincia cuneese che utilizza latte esclusivamente piemontese e produce formaggi a Denominazione di Origine
Protetta (DOP).
www.vallejosina.it
A fuoco vivo
Il pane che avvolge i nostri hamburger viene sfornato ogni mattina dalla panetteria “a fuoco vivo”. L’utilizzo di materie prime fresche e pregiate, provenienti da agricoltura biologica, la lenta lievitazione con lievito madre e infine una cottura tradizionale in forno a legna sono gli elementi che conferiscono fragranza e qualità al nostro pane.
www.afuocovivo.it

Birra Madama
100% Torinese, la nostra birra arriva dal birrificio Madama. Un prodotto rigorosamente artigianale e di qualità, che si abbina perfettamente alle nostre ricette.
Vino biologico Portinale
I nostri vini sono prodotti dall’Azienda Agricola Portinale, una cantina di Monteu Roero (Cn), dove da generazioni la famiglia Musso coltiva le proprie terre con le varietà di vite tradizionali della zona.
www.portinale.it
In esclusiva per il Festival del Giornalismo Alimentare
La Fassoneria presenta il Beef on Weck di Fassona, “superpanino” speciale preparato dallo chef Riccardo Milone Carne Compral di Razza Piemontese per la rivisitazione di una ricetta che risale ai pionieri
dell’emigrazione tedesca nel West Side di New York. Oggi il piatto trionfa al Portillo di Chicago
È il Beef on Weck dello chef Riccardo Milone il piatto speciale che verrà presentato alla Fassoneria di via San Massimo durante l’incontro di venerdì 26 febbraio con gli ospiti del Festival del giornalismo alimentare.
Di chiara impronta americana, il “superpanino” è una rivisitazione all’italiana, anzi, alla piemontese Doc, della specialità che ha fatto guadagnare milioni di dollari al celebre ristorante Portillo di Chicago.
Qui si innesta la creatività dello chef Milone il quale, dopo aver girato per professione tutti gli States, da Washington a San Francisco, da New Orleans alle Haway, ha scoperto nel vecchio West Side di New York il tradizionale Beef on Weck degli immigrati tedeschi, poi assunto al
successo commerciale nella regione dei grandi laghi, e a Chicago in particolare.
In origine, si tratta di un sandwich inzuppato in una sorta di fondo bruno non ridotto, ripieno di carne e coperto di intingoli.
La versione piemontese presentata ai giornalisti food del Festival del giornalismo alimentare è una versione del Beef on Weck più leggera, che nasce da un sublime arrosto di vera Fassona piemontese.
La carne della Fassoneria è fornita dalla cooperativa di allevatori Compral di Cuneo, numero uno sul mercato della carne di Razza Piemontese e partner del brand Fassoneria. Il taglio è il Reale di spalla, leggermente marinato, che lo chef Riccardo Milone cuoce a bassa temperatura. Dopo un’adeguata riduzione, il sugo d’arrosto di Fassona è cosparso sulle fette di pane cuneese a lievitazione naturale. Una salsa di rafano grattugiato cotto nell’aceto e un velo di maionese esaltano la farcitura dell’arrosto, trionfo di aromi e sapori. In omaggio agli antichi pionieri tedeschi, viene usato dallo chef anche un pizzico di cumino tostato.
Spiega il cuoco Milone, che ha presentato la carne Compral “a modo suo” all’Expo di Milano:
«Ogni anno torno negli Stati Uniti perché dopo dodici anni di attività negli Usa ho preso la cittadinanza americana con residenza proprio a Chicago. In America ho lavorato molto le carni, e devo dire che negli ultimi anni la qualità è decisamente migliorata, grazie all’offerta di farmer
locali che allevano con tecniche bio. Ho studiato a lungo il Beef on Weck arrivando a questa soluzione, che spero abbia lo stesso successo che ha avuto a Chicago».
Oggi Riccardo Milone, 45 anni, conduce la rinomata Osteria del Pasco a Villanova Mondovì, approdo di buongustai che apprezzano il suo talento nella fusione di cucine diverse, valorizzando i prodotti stagionali.
La famiglia Guffanti Fiori

È una famiglia cementata dal caglio quella che dal 1876 affina i suoi formaggi ad Arona, in provincia di Novara: Carlo Guffanti Fiori, i figli Giovanni e Davide ne rappresentano la quarta e la quinta generazione. Il capostipite si chiamava Luigi, lo sguardo perduto nei sogni visionari di un alimentare di qualità. Riuscì il suo colpaccio acquistando una miniera d’argento abbandonata a Valganna, capace di sfornare un oro bianco per nulla inferiore ai metalli preziosi. Fu lui a fondare anche la cantina di Arona sotto un bastione delle mura cittadine, in uno spazio inizialmente destinato ad usi militari e riconvertito con l’inventiva di un rabdomante. Con i suoi figli Carlo e Mario, i formaggi Guffanti iniziarono a calcare le orme degli emigranti lombardi e piemontesi, che all’inizio del Novecento andavano affluendo verso l’America. Nuovi mercati per nuovi prodotti, perché la frontiera dal Gorgonzola si stava spostando alla conquista delle tome degli alpeggi ossolani e del Parmigiano Reggiano, fino a ghermire in tempi recenti le tipologie più pregiate provenienti dai mercati europei.

Selezionatori e affinatori, oggi Carlo, Giovanni e Davide propongono la loro filosofia del formaggio in un nuovo spazio ad Arona: qui la cantina è un secondo terroir, l’affinamento una fase di rinascita. Perché alle spalle di un grande prodotto c’è la conoscenza di casari, bestie e paesaggi incontaminati, ma anche la familiarità con il microclima, la flora batterica e le trasformazioni naturali, che solo l’affinatore è in grado di padroneggiare. I formaggi sono puledri di razza da “allevare” in base a una pedagogia fatta di tempo, spazzolature, oliature, strofinature e rivoltamenti ad hoc.

Pronipote di Luigi e zio di Giacomo (autore della bibbia della casearia Formaggi italiani), Carlo è stato un brillante ricercatore di microeconomia alla Bocconi prima di fare ritorno alla via lattea: «Avevo vinto un concorso universitario, hanno richiesto la mia presenza a tempo pieno e ho dovuto scegliere. L’ho fatto seguendo la passione per un mondo che mi pareva ricchissimo di rapporti umani, più concreto delle cifre di un bilancio. Perché guardando le mie forme vedo natura, animali, uomini, scienza e storia». Un pathos che non gli ha impedito di mettere a frutto le conoscenze manageriali pregresse, facendo della Guffanti un’azienda poliedrica, innovativa e vincente.

Carlo e Giovanni Guffanti Fiori, gli interpreti della nostra storia.

Carlo e Giovanni Guffanti Fiori sono i responsabile dell’intera  gestione aziendale e del delicato processo di ricerca e selezione dei formaggi.

In questa posizione si occupano di tutti gli aspetti della vita aziendale mettendo  a profitto il cospicuo patrimonio di conoscenze e di professionalità sviluppato negli anni.

L’azienda diventa così, via via, il punto di riferimento di consumatori attenti alla ricerca della tipicità nel mondo dei formaggi artigianali, in un contesto territoriale sempre più vasto  che abbraccia oggi l’Italia,  parte dell’Europa e diverse realtà extraeuropee (USA, Hong Kong, Giappone, Australia e Nuova Zelanda, ma recentemente anche India ed Emirati Arabi). Si può dire che un’azienda come Guffanti  si presenta oggi, sul palcoscenico dell’enogastronomia italiana, come un piccolo ma agguerrito ambasciatore delle  nostre tradizioni e delle nostre specificità artigianali.

Questo risultato è da ascrivere soprattutto alla testimonianza che quotidianamente viene resa in termini di entusiasmo ed attaccamento al mondo delle piccole realtà produttive anche al di là del semplice tornaconto economico.

Questa “passione” è la vera arma di marketing di Guffanti in un mondo tutto teso ai grandi numeri ed alla competitività esasperata anche a detrimento delle caratteristiche tipiche dei prodotti. È per queste ragioni che Carlo e Giovanni Guffanti Fiori vengono spesso chiamato a rendere le proprie testimonianze in programmi radio-televisivi in onda sulle reti nazionali o in articoli e inchieste sulla stampa nazionale, specializzata e non, oppure a tenere seminari sul formaggio in ambienti di grande qualificazione professionale (rivolti ad esempio a chef stranieri che vengono a istruirsi in Italia), oppure ancora diviene destinatario di riconoscimenti da parte di chi valorizza il mondo delle tradizioni.

A questo riguardo va detto che, alla fine del 1999, Carlo Fiori è stato chiamato a far parte della prestigiosissima “CONFRERIE des CHEVALIERS du TASTE FROMAGE DE FRANCE”, acquisendovi successivamente (2002) il grado di Grand Officier. Sempre nel 2002 è stato citato nel “DICTIONNAIRE DES FROMAGES FRANçAIS” del mitico Pierre Androuet come punto di riferimento per l’Italia per quanto riguarda il settore degli affinatori di formaggi.

Oltre a fare attivamente parte dell’ONAF (Organizzazione nazionale assaggiatori di formaggi”) e dell’ANFOSC (“Associazione nazionale formaggi sotto il cielo”), è inoltre anche “FACCINO RADIOSO” nell’ambito degli artigiani del gusto selezionati dal giornalista enogastronomico Paolo Massobrio, così come viene spessissimo citato in pubblicazioni, libri, giornali, riviste da parte di chi divulga il mondo delle produzioni casearie di grande specificità.

È stato anche (1999) ispiratore/consulente della pubblicazione “FORMAGGI ITALIANI” (Eos Editrice), primo vero repertorio fotografico, oltre che tecnico, dell’intero panorama caseario italiano.

Nel 2000 Carlo e Giovanni Guffanti Fiori hanno realizzato l’album didattico (in italiano ed in inglese) “La storia del formaggio” (da colorare).
Nel 2004 è Giovanni Guffanti Fiori stato autore, insieme a Carlo Vischi, del volume fotografico “Formaggi Italiani”, edito da Gribaudo.

Dal 2004 è Carlo Fiori titolare di una rubrica su “CASEUS”, la principale rivista italiana dedicata al mondo dei formaggi tradizionali. Nel 2007 è apparso, unico “fromager” italiano, nel film-documentario televisivo “Ce fromages qu’on assassine” , di Joel Santoni e Jean-Carles Deniau, proiettato in anteprima a Parigi il 5 dicembre 2007 ed andato in onda su France 3 il 26 dicembre 2007.

Nel 2010 Giovanni Guffanti Fiori ha curato, sempre per Gribaudo, il volume “Formaggi d’Europa”

Argotec ha capacità professionali in ingegneria, informatica (integrazione di sistemi e di sviluppo software) e una lunga e riconosciuta esperienza nello spazio Voli umani e Operazioni. Il nostro personale supportati una vasta gamma di missioni umane Space Flight tra cui la Stazione Spaziale Internazionale (ISS) le operazioni. La nostra esperienza comprende anche la formazione degli astronauti e ISS formazione controllore di volo e certificazione. Argotec svolge attività di ricerca in diversi settori aerospaziale, compresi i sistemi termici e di controllo . La capacità di trasferire e rimuovere il calore è un requisito fondamentale di molte applicazioni industriali.Argotec, lo svolgimento di attività di ricerca sulla tecnologia di trasferimento di calore passivo, risponde a questa esigenza fornendo soluzioni reali che hanno anche una applicazione immediata sulla Terra. Negli ultimi anni, l’Agenzia spaziale europea (ESA) ha contratto Argotec responsabile europeo dello sviluppo alimentare spazio e alimentazione per gli astronauti europei sulla Stazione spaziale Internazionale (ISS).Per affrontare questa sfida tecnologica ambiziosa, Argotec sviluppato in modo indipendente una nuova area di ricerca per lo studio di cibo nutrizionale dedicata agli astronauti, il cosiddetto Spazio Food Lab . Argotec , nome della società ispirato allaArgonauti leggenda

GELATI PEPINO DAL 1884..
L’azienda Pepino produce gelati di alta qualità dal 1884 a Torino.

In oltre un secolo di vita si è affermata come ambasciatrice della grande pasticceria fredda tra i palati più importanti d’Europa.

Nel 1939 l’azienda inventa e brevetta il famoso “Pinguino®”, primo gelato al mondo su stecco ricoperto di cioccolato (brevetto N. 58033), prodotto in 5 gusti.

Fiore all’occhiello del marchio Pepino è la storica “Gelateria Pepino” di Piazza Carignano nel cuore di Torino, la piazza che ha visto la nascita dell’Italia. Il locale si è affermato non solo nella vendita del gelato ma anche nei servizi di ristorazione, aperitivi, colazioni e catering.

Al timone dell’azienda c’è Edoardo Cavagnino che, con carisma ed entusiasmo, ha dato l’impronta giusta per rinnovare il brand e rilanciarlo sul mercato.
Gattinara.

“Imbottigliati in collina” il  press tour  pianificato nel vercellese aveva come tappa la visita alla Cantina Travaglini, il papà del vino Gattinara. Questa DOCG vercellese deve il suo successo e nome a  Giancarlo Travaglini che già nel 1958 si trasformo in artista oltre che produttore vinicolo. Negli anni ’60 conquistò il mercato americano con un opera d’arte, una bottiglia con una forma particolare che consente di trattenere un’eventuale sedimento naturale che si può formare in un vino come il Gattinara nel tempo. Il colore molto scuro poi della bottiglia è perfettamente studiato per garantire un’ottima conservazione ed invecchiamento del vino in cantina.
Doverosa era questa premessa, tutta dedicata alla celebre intuizione di marketing, la bottiglia storta, oggi esposta al MoMa (Museum of Modern Art) di New York, un orgoglio per l’Italia e per il Piemonte.

L’azienda Travaglini è oggi condotta dalla figlia di Giancarlo, Cinzia e l’enologo e marito Massimo. Situata nel cuore di Gattinara è la realtà che vanta la maggior parte di superficie vitata nella zona quasi un Monopole, se si vuole usare un termine geo-sensoriale, comparativo al sistema di classificazione francese.

I 44 ettari di proprietà della azienda sono praticamente tutti destinati alla produzione di uve nebbiolo dalle quali si ottengono vini di grande corpo e acidità.
I suoli in questa parte del Piemonte sono prevalentemente rocciosi per via della presenza di sedimenti del vicino Monte Rosa. Ed ecco che non ci si deve stupire se si ritroveranno  graniti, porfidi ed abbondanti minerali di ferro che conferiscono livelli elevati di acidità con scarso contenuto di calcio e magnesio il che, tradotto in vino, significa meno corpo ma più longevità.
Questa è la base terrestre su cui nasce il vino Gattinara, una delle DOCG piemontesi che meriterebbe certamente un’attenzione più attenta da parte della critica e dai consumatori visti i suoi profili unici e caratteristici di questo luogo.

Le vigne hanno età eterogenea, da  6-10 anni per quelle giovani a 45 anni per quelle più vecchie. Da queste ultime la resa è di 40 quintali per ettaro perché “se si vuole la qualità, quello è ciò che puoi chiedere ad una pianta agè“ come dice Massimo. La produzione totale annua si attesta intorno alle 180.000 bottiglie, destinate per il 60% all’estero.
Il Gattinara DOCG, secondo il disciplinare di produzione prevede quattro anni di invecchiamento di cui due almeno in botte.
Alla Travaglini si decide di far riposare per ulteriore anno il vino in bottiglia prima di essere immesso nel mercato. La tipologia di legno impiegato per l’affinamento spazia dalle botti di Slavonia alle barrique bordolesi e piéce borgognone. Per disegnare lo stile Travaglini, la scelta del tipo di botte e la durata di permanenza del vino in esse non sono lasciate al caso al contrario son ben studiate per ingentilire i rigidi tannini quanto basta a lasciarli liberi di esprimere la loro forza e non arginare il profumo e il gusto alla sola dolcezza ed aromi boisé.

I vini in degustazione:

– Gattinara DOCG 2010 : nebbiolo 100%, 13,5% vol definito come il base, dopo un periodo di affinamento di 3 anni di cui 2 in botti di rovere di Slavonia e uno e mezzo in bottiglia si palesa con un colore rosso rubino trasparente con accenni granati.  Profumi rocciosi, profondi, eterei. Le note fruttate sono coperte da quelle vegetali, di foglia di pomodoro ed asparago. Un vino certamente giovane ancora scomposto con un’acidità spiccata.
Il tannino marca la sua presenza ed affonda nel palato in un finale in cui la dolcezza del succo alza la mano e dice: ” ci sono anche io”.

– Gattinara DOCG 2010 Tre vigne: nebbiolo 100%, 13,5% vol è un vino figlio della selezione di tre vigne storiche dell’azienda, quelle con più esperienza e maturità. In questo Gattinara il 30% del vino viene fatto affinare in barrique (nuove o di 3°-4° passaggio) per 10 mesi e i restanti 30 in botti di rovere di Slavonia.
Il colore è un bel rosso rubino spesso ed elegante. I profumi richiamano la confettura di mora, di cioccolato e di caffellatte. La bocca è permeata dall’eleganza e da una rotondità ed astringenza felpate. La beva è facile e precisa. Una versione di Gattinara più femminile adatta ad un palato esoso che non ama le attese e gli spigoli.

– Gattinara DOCG 2010 Riserva: 100% nebbiolo 13,5 % vol. In questo vino la selezione delle uve e la resa sono portate all’estremo. Il colore è rubino tendente al granato. Profumi intensi di mora cotta, petali di rosa e di liquirizia. In bocca il gusto è marcato dall’acidità con il tannino a martellare incessantemente. Un vino prodotto in una grande annata che promette di diventare più spesso e bilanciato mostrando l’ acidità e gli angoli nelle giuste proporzioni.

– il Sogno 2010: nebbiolo 100% 15.5% vol. Questo vino è prodotto a partire da uve surmature di Nebbiolo raccolte nella prima settimana di ottobre e lasciate appassire per 100 giorni circa sui graticci. Il sogno è quello di Giancarlo Travaglini, scomparso prima di veder questo vino compiuto. Il colore è rosso rubino carico. Il naso, dolce e balsamico, preannuncia la  cremosità apportata dalla polpa dei frutti rossi. In bocca è avvolgente e morbido adatto a secondi piatti grassi e di formaggi.

La giornata ultima sotto la pioggia, con lo sguardo a perdersi nel grigio della nebbia. Mentre le vigne si idratano, Travaglini pensa al suo prossimo Gattinara, a come imbottigliare la sua natura, le sue rocce, i suoi sali, la sua essenza.
Tommaso Chiarella– Erika Mantovan
per Newsfood.com

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