Accordo Italia e Cina: agricoltura import/export al banco di prova

Accordo Italia e Cina: agricoltura import/export al banco di prova

MEMORANDUM ITALIA-CINA PER L’AGRICOLTURA – BANCO DI PROVA DA VERIFICARE

MOLTI ACCORDI EXPORT PER L’ITALIA. MENO ATTENZIONE ALLE IMPORTAZIONI AGRICOLE DALLA CINA

ESEMPIO IL RISO, CULTURA FONDAMENTALE PER LA FAME NEL MONDO

MA NON DIMENTICHIAMO POMODORO, FRUTTA SECCA E FRESCA

UNA SCELTA IMPORTANTE FRA AGRICOLTURA E SANITA’

OCCORRE INSERIRE COME EUROPA TUTTO IL SISTEMA DOP-IGP-STG

 

Il riso è una coltura che più di altre risente molto del cambio del clima, della riduzione della piovosità, o dell’aumento in certe aree, e della carenza di acqua di adacquamento del campo. Diventerà un cibo esclusivo e molto ricercato? Per dirlo occorrono dati.

Certo è che il riso rappresenta il cibo base più diffuso al mondo, l’alimento energetico e saziante più importante. Gli altri 5 cereali possono sostituirlo e quindi è possibile far senza del riso? E’ corretto quindi ipotizzare accordi globali (per difendere la fame nel mondo ben venga la globalizzazione e accordi strategici fra paesi diversi e di diversa cultura) in cui certe “asset commodities” diventino oggetti di accodi fra continenti, non solo fra paesi.

Il riso, come il mais, come la carne, come la frutta sono tutti alimenti agricoli importanti da sviluppare in modo coordinato. Ben venga un accordo pratico-concreto-reciproco fra Italia e Cina, fra Europa e Cina.

E’ evidente che il “peso” economico finanziario fra i due paesi è enorme e può allarmare, certo è che un mercato monopolistico, sicuramente non liberale e non libero, organizzato e gestito secondo regole verticistiche e dirette non collima con il nostro sistema europeo, ma forse è una garanzia maggiore in termini di certezza, rispetto accordi, scelte definitive, risoluzioni reciproche senza dubbi. Può essere una garanzia commerciale.

Certo non è una trasparenza sociale, civile, umanitaria…ma è tutto un altro tema.

 

L’Europa, ma soprattutto e ancor più l’Italia, è estremamente vincolistica e legata a norme produttive di coltivazione e di allevamento degli animali molto rigide in termini di utilizzo di presidi sanitari e mezzi di controllo infestanti e parassiti, soprattutto per quanto concerne la grande industria agroalimentare. L’agricoltore cinese, forse anche per leggi poco astringenti, spende meno in fattori di controllo delle produzione e usa molto meno intervenire con mezzi meccanici e di supporto sanitario sulle colture e allevamenti.

Forse per questo, negli anni, spesso si sono riscontrati presenze di aflatossine e micotossine, residui di metalli pesanti, molti insetti e acari sconosciuti alle nostre latitudini. Spesso i prodotti agricoli importati dalla Cina, a parte la lingua, hanno etichette irregolari e insufficienti rispetto alle norme italiane-europee.

Esiste un problema di reciprocità fra il riso italiano e il riso cinese in termini proprio di condizioni sanitarie, igieniche almeno per quanto concerne la individuazione di barriere antiparassiti, antitossine, antimalattie a noi sconosciuti.

In Cina c’è sicuramente, per la locale agricoltura estensiva e intensiva, un uso molto minore di controlli sanitari e di uso di agrofarmaci consentiti dall’OMS, l’organizzazione sanitaria mondiale. Ma una riduzione di farmaci in senso lato, deve interessare sia Cina che Italia.

Giusto quindi vedere due ministri come agricoltura e salute italiana insieme per tutelare non solo una reciprocità legale, produttiva, istituzionale ma in primis la sicurezza verso il consumatore finale italiano ed europeo.

Il sistema di allerta dell’organismo UE di controllo agisce rapidamente in tutti i paesi comunitari, e spesso ha riscontrato che alimenti agricoli (riso e pomodoro in primis) provenienti da Cina, India, Myamar e altri prodotti da paesi asiatici e sud-americani,  arrivati in Italia anche grazie a triangolazioni di mercati e di altri paesi europei, presentavano caratteristiche sanitarie differenti.

Negli ultimi 6 anni sono raddoppiati i respingimenti di prodotti provenienti da altri continenti fuori Europa. Il problema è reale. Nelle importazioni si sono riscontrati molti residui di farmaci non autorizzati. Il triciclazolo, principio attivo vietato in Europa (quindi anche ai risicoltori italiani) è invece stato rilevato molto diffusamente in molte varietà, ad esempio il riso Basmati, provenienti da India e Pakistan.

 

Nel memorandum Italia-Cina c’è un principio come “accordo” molto interessante e particolare che tiene conto delle diversità organizzative e mentali che esistono fra i due paesi e le due culture, ma che lega due settori come quello agricolo e quello sanitario-salutistico.

E’ una novità interessante, che deve però avere trasparenza, sicurezza, concretezza. Aspetti di carattere igienico-sanitario-salutistico rientreranno nella possibilità “export” italiana, ovvero per le arance fresche (ma si poteva inserire anche mele, pere, clementine, susine…), la carne suina congelata per produrre alimenti di origine italiana certa, il seme bovino per sviluppare la nostra zootecnia di alta qualità produttiva, il pollame sia in forma grezza che confezionati direttamente sul mercato cinese.

Nella lettura dei testi è evidente la “volontà” italiana di incrementare l’export rispettando i parametri cinesi. Ma anche alla Cina interessa esportare da noi. Già oggi importiamo per 33 mld di euro ( fra tutti i comparti e settori) e esportiamo solo 13 mld/euro. E’ importante che esista una forte reciprocità sull’agroalimentare, soprattutto per i prodotti confezionati Dop-Igp europei/italiani: esiste da sempre un problema di rispetto delle proprietà intellettuali che non possono essere scavalcate o sostituite da brevetti industriali cinesi…o copiati o falsati soprattutto perché il marchio Dop-Igp-Stg è una eccellenza superiore in termini di controlli sanitari

 

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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