La cattiva qualità delle acque è una delle cause più frequenti di mortalità infantile, secondo una stima dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, nei paesi
dell’Europa orientale, del Caucaso e dell’Asia centrale, quasi mezzo milione di bambini di età inferiore ai cinque anni è morto per diarrea tra il 1995 e il 2000: un numero ancora
troppo alto nonostante nello stesso periodo si sia verificata una diminuzione della mortalità del 72%. Controllare lo stato delle falde acquifere, isolare gli inquinamenti, ridurre le
patologie sono le priorità da affrontare. Per questo motivo l’Organizzazione Mondiale della Sanità e l’Istituto Superiore di Sanità sono in prima linea per l’attuazione di
nuove strategie d’intervento.

E’ prevista, infatti, la formazione di una task force su «Surveillance of waterborne diseases» per le principali tipologie di attività. Il ruolo di chairman della task force
sulla sorveglianza delle patologie trasmesse con le acque è stato assegnato al dottor Enzo Funari del Dipartimento Ambiente e connessa prevenzione primaria (Qualità degli ambienti
acquatici e delle acque di balneazione).

Il punto sul lavoro da svolgere è stato fatto durante il workshop che si è tenuto il 24 e il 25 settembre presso l’Istituto Superiore di Sanità. In particolare sono stati
illustrati gli interventi che la task force dovrebbe realizzare nel prossimo biennio: procedere a una ricognizione delle patologie trasmesse a causa della cattiva qualità delle acque
nelle regioni a rischio attraverso un questionario; definire linee guida per avviare o migliorare i sistemi di sorveglianza di queste patologie possibilmente sulla base delle diverse
capacità dei paesi; assistenza e formazione.

Lo scopo ultimo di questa attività è quello di ridurre per quanto possibile l’elevatissimo carico di patologie e di mortalità associato alla qualità delle acque. Il
monitoraggio sarà effettuato in molti Paesi dove il controllo della qualità delle acque è molto carente ed è altamente probabile che gli inquinamenti non vengano
intercettati in modo da evitare esposizioni pericolose della popolazione.

Sempre secondo stime dell’OMS, nel periodo 1999-2005 in tutta la regione Europea (compresi i paesi dell’Europa occidentale) si sarebbero verificati 2,5 milioni di casi di patologie di primaria
( colera, epatite A, shigellosi, E.coli enteroemorragico, febbre tifoidea) e 5 milioni di secondaria importanza (campilobacter, criptosporidium, giardia, calici virus) attribuibili alla
contaminazione dell’acqua. Già dal 1999 l’OMS-UNECE ha elaborato un Protocollo su Acque e Salute, entrato in vigore nell’Agosto 2005. Con diverse attività di carattere preliminare
è stato preparato il «First Meeting of the Parties» che si è svolto a Ginevra di quest’anno. Al Meeting hanno partecipato numerosi paesi, 21 dei quali avevano
ratificato il Protocollo. Nel corso di questo importante incontro è stata definita la strategia delle attività da compiere fino al «Second Meeting of the Parties»,
previsto per la fine del 2009 e l’inizio del 2010. Il workshop dell’ISS è il primo appuntamento congiunto della task force. Durante l’incontro si è discusso il programma di lavoro
per i prossimi due anni, i cui risultati saranno presentati al prossimo Meeting dei paesi che hanno aderito al protocollo OMS-UNECE su Acque e salute.