Adriano Podestà, PDA: Primarie PD, sono una bufala, se Renzi vince, è perché ha preso i voti, o no?

Adriano Podestà, PDA: Primarie PD, sono una bufala, se Renzi vince, è perché ha preso i voti, o no?

Politici alla ricerca dell’Isola che non c’è più (ma continuano a sperperare il denaro pubblico con la scusa di cercare il tesoro che ci renderà tutti ricchi) …intanto
le imprese chiudono, i lavoratori perdono il lavoro, l’economia dell’Italia che lavora è alla canna del gas … aumentano solo le tasse, le spese e i suicidi.

Riportiamo il testo che ci ha inviato Adriano Podestà, Consigliere Politico del PDA, un nuovo partito, un movimento di pensiero che riflette i bisogni della gente e vorrebbe poter
risolvere i problemi reali di chi lavora, di ha un’impresa, di chi ha a cuore la propria Famiglia ed il futuro dei nostri figli.

Ci rendiamo conto che non basta essere onesti e avere buone intenzioni per arrivare a Governo, occorrono anche tanti soldi per comunicare e far giungere il proprio messaggio alla
Gente.

I grandi mezzi di comunicazione, in genere, tendono a non pubblicare il grido di chi vuole sovvertite lo Status quo della politica. Il perchè, lasciamo che lo scopriate voi
stessi.

E’ più giusto che a governare ci vada uno scelto dagli elettori o uno imposto da terzi?
Ha ancora senso parlare di destra o di sinistra? E’ ora che ognuno di noi sia protagonista del proprio futuro e insieme si formi una grande forza d’urto …un voto dopo l’altro.

Guarda l’intervento shock in video di Franco Antonio Pinardi
Milano, Circolo della Stampa, 4 ottobre 2012
 

Giuseppe Danielli
Direttore Newsfood.com

Pisa, 19 ottobre 2012
Adriano Podestà
Un cane morto è solo un cane morto.
Una vita che si è spenta con una dignità che alla quasi totalità degli umani è preclusa. Una fine che suscita un intenso sentimento di pietà e rimpianto nel
cuore degli uomini retti.
Un politico al tramonto, che si ostinata a piegare la realtà intorno a sé, è un’altra cosa, è solo uno spettacolo patetico.
Il difetto viene da lontano: dall’essere un figlio di papà .
Noi, a Pisa, ricordiamo l’eskimo al mattino e la pelliccia al pomeriggio. Che volete … sono
ragazzi …
Ma ricordiamo anche la teorizzazione del proprio fallimento scolastico.

Sentite bene questa: un politico non si deve laureare. Perché? Perché solo così non avrà vie di fuga e dovrà dedicarsi totalmente e per forza al partito e alla
politica.
Teoria cialtrona che ha avuto grande successo.
La “sinistra”, o meglio, la “loro sinistra” si è popolata di un gran numero di “quasi” laureati, di “quasi” diplomati.

Capiamoci bene: la saggezza non passa dal pezzo di carta. Ma se essere un “quasi” è addirittura un principio, cosa volete ne scaturisca se non un’organizzazione politica in cui
l’obbedienza servile è definita lealtà, in cui la “lealtà” è il prezzo del “cursus honorum”, in cui ogni voce critica, ogni scintilla intellettuale deve essere
incistata ed espulsa, in cui non si è solidali e uniti ma asserviti e divisi (attualmente le correnti nel PD sono stimabili da
11 a 13, data una certa geografia variabile), in cui si passa l’eternità a guardarsi l’ombelico nella brama di restare, in cui si passano due anni per eleggere un Segretario con le
“primarie” per sputazzarlo e delegittimarlo in meno di una settimana.

Cos’altro potrebbe venirne … Le “primarie”: se vince Renzi, sarà guerra aperta. Ma se Renzi vince, è perché ha preso i voti, o no?
Allora, i voti non contano nulla? Certo. Perché le primarie sono solo ed esclusivamente una bufala. Funziona così: il partito organizza il consenso; se io ho in mano
l’organizzazione del partito, il partito manda i propri organizzati a votare; gli altri, che organizzazione non hanno nella stessa misura, la gente a votare non la portano e il gioco della finta
democrazia è fatto.

Quando partecipavo ai congressi DS (e anche a quelli prima), le mie parole suscitavano cenni di consenso generale, le teste annuivano convinte, le critiche erano deboli e imparate a
memoria.
Quando poi si doveva votare, preceduta da una solerte agitazione e negli ultimi anni da uno sventolio di telefonini, iniziava una coda di individui di tutte le misure, con nonne, nipoti, zie,
cugine dismenorroiche e quant’altro che, a volte persino con la sfrontatezza della passerella davanti al “dirigente”, venivano a deporre un voto tanto ignaro quanto complice, per uscirsene
soddisfatti.

È lo stesso giochetto dell’ “albo degli elettori”: i miei a firmare nell’albo ci vengono, i
tuoi no, i miei votano e i tuoi no. Fine della festa.

Capito, cosa vuol dire: se me lo chiede il partito, non mi candido? E che dire poi del: devo difendere una tradizione.
Sì, questa, questa che ho appena descritto. Non quella che migliaia e migliaia di Italiani hanno ancora nel cuore.
Un Gramsci non avrebbe sprezzato gli intellettuali, un Terracini non sarebbe restato a presiedere il COPASIR facendo parte della maggioranza, un Amendola non si sarebbe opposto alle preferenze,
un Lama non avrebbe votato supinamente, anche sul lavoro, per le riforme non-riforme del governo delle banche, un Paietta avrebbe preso voi, questa volta, a colpi di calamaio, un Berlinguer
avrebbe potuto anche oggi andare davanti a una fabbrica senza essere preso a schiaffi innumerevoli sulla testa.

Che ci provi il non-cane morto, a farlo, o un altro come lui, o quello che “vuole”.

Avete presente? Io voglio. L’erba voglio non cresce nemmeno nel giardino del re, figuriamoci se cresce per un “comunista”: se è “comunista”, per definizione, non dice “io”, dice
“noi”.
Un Pertini avrebbe invitato a prendere il bastone per difendersi da chi governa facendo gli
interessi propri a danno del popolo. Altro che “difendere una tradizione” … A noi, gente della sinistra, avete cercato di bruciare il cuore. Ma non ci siete riusciti.

E ora, sorpresa, c’è una novità.
L’altro giorno, il Presidente del Partito delle Aziende, ha pubblicato una sua riflessione sulla figura di Silvio Berlusconi, criticando, a partire dalla sua sensibilità di uomo di
centrodestra, la degenerazione affaristica in cui è crollato un progetto liberale.

Oggi, io, a partire dalla mia sensibilità di uomo di sinistra, mordo i politici cani morti della sinistra inetta e decaduta di questo Paese.

Eppure, Fabrizio Frosio e Adriano Podestà oggi stanno insieme, corrono insieme, con tanti altri, di tutte le tradizioni politiche italiane, nel nome del Lavoro, per la rinascita di questo
Paese, della nostra Patria calpestata.

Perché noi siamo diversi fra noi, tutti, certo, ma liberi e onesti.

E con noi i piccoli e medi imprenditori, gli operai, gli autonomi, che sono e saranno sempre più con noi, che, dalla realtà , dal lavoro hanno imparato, non dalla lealtà
servile, non dal privilegio, non dal sentirsi sempre i più furbi approfittando del fatto che nessuno afferra il bastone pertiniano.
Ahi, povera Italia, dove tutti si interessano di persone e alleanze tra partiti, senza riguardo né a contenuti né ragioni né bisogni delle persone e delle Aziende.

Spesso ci viene chiesto con chi ci alleeremo. La nostra risposta è desolantemente semplice, eppure così difficile a realizzarsi: con chi produrrà le idee migliori per
restituire alla Gente del Lavoro la centralità, la sovranità nella vita della Repubblica.

CONSIGLIERE POLITICO
PROF. ADRIANO PODESTA’

In foto:
Franco Antonio Pinardi, Gianmario Ferramonti, Fabrizio Frosio, Adriano Podestà e Mario Pavone all’incontro coi giornalisti al Circolo della Stampa di Milano il 4 ottobre 2012.

CHI E’ ADRIANO PODESTA’

Adriano Podestà nasce a La Spezia nel novembre del 1958. Oggi vive a Pisa con la moglie e le due figlie. Medico laureato in Medicina e Chirurgia, Specialista in Endocrinologia e in
Biochimica Analitica, è Professore Associato di Biochimica presso l’Università di Pisa.

E’ saggista politico e autore di pubblicazioni di interesse biochimico e farmacologico su riviste scientifiche internazionali, di libri scientifici e brevetti di prodotti biotecnologici.

È membro dell’Ufficio di Presidenza del Partito delle Aziende in qualità di Consigliere Politico.

Sotto il profilo pubblico, proviene dalla FGCI e dal PCI e negli anni PDS-DS è stato un esponente della Sinistra interna.

È stato Coordinatore del gruppo pisano di Aurora, area tematica PDS per la Ricerca e l’Università e membro della Commissione Nazionale per il Progetto 2000 del PDS.

Ha fatto parte della Direzione e della Segreteria Provinciale DS di Pisa, per diversi anni, in ultimo con la responsabilità della Formazione Politica.

È stato membro del Coordinamento Nazionale di Uniti a Sinistra, con la responsabilità del Tavolo di lavoro sull’Economia.

È Presidente del Circolo Nazionale Formazione Italia, organizzazione dedicata alla formazione di quadri politici.

Come saggista ha pubblicato il volume “Futuro Presente” (Ed. Lapsus Libri), un modello descrittivo e predittivo della dinamica macroeconomica contemporanea, basato sull’assunzione dell’Economia
come sistema caotico complesso. Cultore di economia politica, ha in corso di pubblicazione una riflessione relativa all’analisi delle relazione esistenti e possibili, nella transizione
economica di sistema corrente, fra diritto alla felicità, regolazione della base monetaria e signoria dello Stato sulla circolazione monetaria.

Redazione Newsfood.com

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