Afghanistan: Soldi in cambio della promessa di non piantare papaveri da oppio

Afghanistan: Soldi in cambio della promessa di non piantare papaveri da oppio

Washington – Soldi, molti soldi. Milioni di dollari ai contadini che decidono, nei prossimi due mesi, di non piantare più nella loro terra i papaveri da cui si trae il prezioso
oppio. Così facendo si riuscirebbe a tagliare grandi risorse finanziarie oggi a disposizione dei talebani.   

Secondo quanto scrive oggi il Washington Post in prima pagina, sarebbe questo l’obiettivo principale del comando alleato in Afghanistan, alle prese con una lotta militare senza quartiere contro
nemici sempre più pericolosi.   

Riuscire a incentivare la riconversione di queste colture, assumerebbe un valore fondamentale nella battaglia contro gli estremisti. Infatti, proprio dalla compravendita dell’oppio a livello
internazionale, i talebani traggono la grandissima parte delle loro risorse necessarie per sostenere la guerra.   

Il programma prevede ingenti somme di denaro per garantire ai contadini che smettono le loro coltivazioni o l’accesso a crediti agevolati per avviare nuove culture o l’assunzione nei cantieri
delle tante opere pubbliche progettate grazie alla collaborazione tra il governo di Kabul e le forze occidentali.   

Gli incentivi per non piantare il papavero, riferiscono i vertici militari americani, è fondamentale per il successo finale. Distruggere soltanto le piantagioni, osservano, senza fornire
una valida alternativa a queste popolazioni, si traduce in un generale impoverimento della società afghana e l’inevitabile riavvicinamento dei contadini alle tesi anti-occidentali promosse
dai talebani.   

E’ necessario, piuttosto, agire su una serie di incentivi economici, in modo da rendere la coltivazione e il raccolto di papavero da oppio meno remunerativo di altre produzioni. Il giornale cita
studi secondo i quali il vantaggio economico delle coltivazioni dell’oppio rispetto ad altri prodotti della terra, si aggira attorno al 50%. Ed è proprio questo il gap che deve essere
coperto perché l’intera operazione possa essere compresa dagli afghani.   

Accanto alla prevenzione, la repressione. La Dea, l’organizzazione americana che si occupa della lotta al traffico degli stupefacenti, sta addestrando la polizia afghana per compiere indagini
contro i narcotrafficanti.

Ansa.it per NEWSFOOD.com

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Comment ( 1 )
  1. Il Tossico di Kabul
    16 Agosto 2018 at 6:08 pm

    Ma per favore , questi si prendono i soldi e continuano a piantare l’oppio,una bella messa in scena da parte degli states per far credere di far fronte ad un fenomeno da loro richiesto piu di chiunque altro.

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