Africa, più vicina l’autosufficienza alimentare?

Africa, più vicina l’autosufficienza alimentare?

L’Africa potrebbe presto liberarsi da carestia, scarsità di cibo e fame. Con le giuste scelte, il Continente Nero potrebbe arrivare all’autosufficienza alimentare.

E’ il messaggio di “The New Harvest: Agricultural Innovation in Africa”, ricerca della Harvard Kennedy School (sezione Belfer Center for Science and International Affairs) diretta dal professor
Calestous Juma.

Il gruppo di Harvard ha riletto i dati dell’economia mondiale, dagli Anni Sessanta ad oggi. E le cifre, spiega Juma, parlano di una “Crescita pro capite della produzione alimentare del 17% e
della produzione totale del 145%”. A fronte, però, di un 25% della popolazione mondiale sotto la soglia di denutrizione. Per sconfiggere tale problema, quantomeno in Africa, il
professore ed i suoi compagni puntano sull’agricoltura.

Il loro progetto composito si basa sulla collaborazione tra i Governi, le grandi aziende ed i piccoli agricoltori locali. In più, essa deve essere potenziata da “L’uso della scienza
moderna e della tecnologia, l’espansione delle infrastrutture, il miglioramento dell’istruzione tecnica e la stimolazione dello sviluppo del business”. Risultato finale, la diffusione delle
biotecnologie (sopratutto sementi più produttive) e dell’automazione, unita ad un sistema economico favorevole ai piccoli produttori.

Così facendo, sostiene la squadra di Harvard, “Si potrebbero sfamare tutti gli africani”, con terreni coltivati relativamente limitati. Ad esempio, con l’applicazione delle giuste
tecniche, sarebbe sufficiente la produzione del Sudan Meridionale.

Il lavoro di Calestous Juma e colleghi ha attirato l’attenzione dei 19 Paesi appartenenti al Comesa, il Mercato comune dell’Africa orientale e meridionale, sempre in cerca di nuove vie di
sviluppo.

FONTE: Agricultural Innovation in Africa Project. The New Harvest: Agricultural Innovation in Africa. Cambridge, Mass.: Report for Science, Technology,
and Globalization Project, Belfer Center for Science and International Affairs, Harvard Kennedy School, December 2009.

Matteo Clerici

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