Chi si ricorda del paragone fra «la renna affumicata e il culatello di Parma»? E delle presunte «amorevoli sollecitazioni» rivolte da Silvio Berlusconi alla
presidentessa finlandese Tarja Halonen? Era il 21 giugno 2005, l’allora premier della Casa delle Libertà celebrava a colpi di grancassa l’insediamento a Parma
dell’Authority Ue per l’alimentazione. Oggi, a distanza di quasi due anni, dell’Efsa – l’European Food Safety Authority – non si sa più nulla. Non
viene mai citata dai media in tema di sicurezza alimentare. E nessuno considera la città emiliana una capitale europea, nonostante allora fosse stata presentata come tale dal sindaco di
centrodestra Elvio Ubaldi, oltre che dallo stesso Berlusconi. «Diciamo che oggi è un po’ passato di moda parlare dell’Authority», dice Ettore Benoldi, presidente
della sezione locale dell’Adoc, l’Associazione per la difesa e l’orientamento dei consumatori. Eppure ci fu gran festa, in quei giorni del giugno 2005. Non mancò
proprio nulla alla cerimonia di inaugurazione: neppure la guasconata di Berlusconi, che dichiarò d’aver corteggiato la Halonen per ottenere l’assegnazione all’Italia
dell’agenzia. La Commissione di Bruxelles, infatti, in prima istanza aveva deciso il collocamento dell’Authority a Helsinki, capitale del paese baltico. Inoltre, il presidente del
Consiglio condì la sortita con la battuta: «Non c’è alcuna possibilità di confronto tra il culatello di Parma e la renna affumicata», volendo con
ciò ironizzare sulla differenza di qualità fra la cucina nostrana e quella finlandese. Ne scaturì un caso diplomatico, con tanto di convocazione d’ambasciatore
italiano a Helsinki. Risultato: per qualche giorno i riflettori rimasero puntati, oltre che sul “Cavaliere playboy”, su Parma e sull’Authority. L’inaugurazione
dell’ente comunitario venne celebrato come un trionfo del governo Berlusconi che – si disse da più parti – era riuscito a portare in Italia un pezzo d’Europa.
«Quando abbiamo assunto la responsabilità del governo – sottolineò il premier – non c’era nessuno che si sarebbe giocato un soldo sulla possibilità che
un’agenzia ormai assegnata alla Finlandia, potesse cambiare indirizzo e venire in Italia». Squilli di tromba, applausi. Al pari di Bruxelles e Strasburgo, Parma era diventata una
capitale europea. Là le sedi di Commissione e Parlamento, qua l’istituzione incaricata di vigilare sulla qualità dell’alimentazione nel territorio dell’Ue.
Così, almeno, fu “venduto” l’evento dal governo di centrodestra.

Ventuno mesi dopo, dell’Authority si sono perse le tracce. Restano solo alcune domande: esiste ancora? Che tipo di lavoro svolge in concreto? Chi ne fa parte?

Sul sito internet dell’Efsa – www.efsa.europa.eu/it.html – quasi non viene esplicitato che la sede sta in Italia, a
Parma. D’altra parte, neanche sul portale del comune emiliano (www.comune.parma.it) si trova traccia dell’istituto
comunitario. «Magari un giorno ci sveglieremo e, di colpo, scopriremo che l’Efsa non è neanche più a Parma», dice sarcastico Ettore Benoldi. Sul fatto che
l’Authority debba essere una priorità nell’agenda politica europea, Benoldi non ha dubbi. Tuttavia, secondo il presidente Adoc, i motivi di perplessità non mancano:
«Certo, l’Authority è un’ottima cosa. Il problema è che un ente di questo tipo corre il rischio di contrastare gli interessi economici delle grandi industrie
alimentari, e ciò costituisce un limite intrinseco alle sue funzioni, le impedisce di svolgere appieno il compito di controllo sui cibi». E poi: Parma è davvero diventata
una capitale europea? «Secondo me – continua Benoldi – è mancata quasi completamente l’integrazione fra l’Authority e la città. Non mi sembra di
percepire una particolare identificazione dell’agenzia con Parma».
Che la renna affumicata fosse meglio del culatello? (1- continua)

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