Aggiornamento su consultazione EFSA: le PMI forse pagherebbero troppo

Autorità di Sicurezza Alimentare Europea.

L'introduzione di uno strumento basato sulla tassazione potrebbe avere delle implicazioni negative sull'innovazione

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A novembre del 2006 la Commissione Europea ha pubblicato una consultazione per decidere se le industrie alimentari debbano pagare all’EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare Europea)
delle tariffe per la valutazione dei dossier. La consultazione sarebbe nata per far fronte ad un potenziale deficit nelle finanze dell’Autorità, poiché infatti, secondo
l’Autorità stessa, le risorse dell’EFSA non sono sufficientemente ampie per fare fronte al lavoro di revisione dei dossier di cui è stata caricata con la nuova legislazione, come
la direttiva sugli integratori del 2002 (Direttiva 2002/46) e il nuovo regolamento sui vanti nutrizionali e di salute (Regolamento 1924/2006).
Nella sua risposta a questa consultazione, la Federazione Europea delle Associazioni dei Produttori di Prodotti per la Salute (EHPM) ha sostenuto che l’introduzione di uno strumento basato
sulla tassazione potrebbe avere delle implicazioni negative serie sull’innovazione nei campi della nutrizione e della salute. Come ha dichiarato il presidente della EHPM Peter van Doorn,
infatti, “circa l’85% dell’industria europea degli integratori alimentari è costituita da PMI (piccole e medie imprese) e l’industria conta sull’innovazione per riflettere la scienza
emergente nei campi della nutrizione, della dietetica e della salute”. Secondo la EHPM, infatti, queste tasse sarebbero un costo molto oneroso per le industrie alimentari, che va ad aggiungersi
al costo già sostenuto da queste per conformarsi alla legislazione vigente.
In risposta all’opposizione della EHPM, la Commissione ha spiegato che l’introduzione di queste tariffe, che comportano un onere finanziario per l’industria, dovrebbe scoraggiare le compagnie
alimentari a sottoporre all’EFSA vanti sui prodotti che non sono sufficientemente supportati a livello scientifico.

** Se l’EFSA esamina gratuitamente un dossier sottoposto da un’azienda ed esprime parere favorevole, i benefici riguardano principalmente questa azienda, mentre i costi sono stati sopportati
dalla collettività, attraverso la Commissione e quindi l’EFSA. In qualche modo, quindi, secondo un punto di vista, l’esame gratuito è un aiuto dello Stato alle aziende per
favorire l’innovazione. Si tratta di una decisione di principio (per esempio, per i farmaci le azienda pagano cifre abbastanza elevate alle agenzie competenti), mentre la questione di
identificare le richieste di claim appare meno fondata: un lavoro di scrematura dovrebbe essere abbastanza semplice. Per le imprese appare prematuro preoccuparsi anche perché è
probabile che, nel caso di tariffe da pagare per l’EFSA, interverrebbero contributi pubblici.

www.sicurezzadeglialimenti.it

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Aggiornamento su consultazione EFSA: le PMI forse pagherebbero troppo

Autorità di Sicurezza Alimentare Europea.

L'introduzione di uno strumento basato sulla tassazione potrebbe avere delle implicazioni negative sull'innovazione nei campi

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A novembre del 2006 la Commissione Europea ha pubblicato una consultazione per decidere se le industrie alimentari debbano pagare all’EFSA (Autorità di Sicurezza Alimentare Europea)
delle tariffe per la valutazione dei dossier. La consultazione sarebbe nata per far fronte ad un potenziale deficit nelle finanze dell’Autorità, poiché infatti, secondo
l’Autorità stessa, le risorse dell’EFSA non sono sufficientemente ampie per fare fronte al lavoro di revisione dei dossier di cui è stata caricata con la nuova legislazione, come
la direttiva sugli integratori del 2002 (Direttiva 2002/46) e il nuovo regolamento sui vanti nutrizionali e di salute (Regolamento 1924/2006).
Nella sua risposta a questa consultazione, la Federazione Europea delle Associazioni dei Produttori di Prodotti per la Salute (EHPM) ha sostenuto che l’introduzione di uno strumento basato
sulla tassazione potrebbe avere delle implicazioni negative serie sull’innovazione nei campi della nutrizione e della salute. Come ha dichiarato il presidente della EHPM Peter van Doorn,
infatti, “circa l’85% dell’industria europea degli integratori alimentari è costituita da PMI (piccole e medie imprese) e l’industria conta sull’innovazione per riflettere la scienza
emergente nei campi della nutrizione, della dietetica e della salute”. Secondo la EHPM, infatti, queste tasse sarebbero un costo molto oneroso per le industrie alimentari, che va ad aggiungersi
al costo già sostenuto da queste per conformarsi alla legislazione vigente.
In risposta all’opposizione della EHPM, la Commissione ha spiegato che l’introduzione di queste tariffe, che comportano un onere finanziario per l’industria, dovrebbe scoraggiare le compagnie
alimentari a sottoporre all’EFSA vanti sui prodotti che non sono sufficientemente supportati a livello scientifico.

** Se l’EFSA esamina gratuitamente un dossier sottoposto da un’azienda ed esprime parere favorevole, i benefici riguardano principalmente questa azienda, mentre i costi sono stati sopportati
dalla collettività, attraverso la Commissione e quindi l’EFSA. In qualche modo, quindi, secondo un punto di vista, l’esame gratuito è un aiuto dello Stato alle aziende per
favorire l’innovazione. Si tratta di una decisione di principio (per esempio, per i farmaci le azienda pagano cifre abbastanza elevate alle agenzie competenti), mentre la questione di
identificare le richieste di claim appare meno fondata: un lavoro di scrematura dovrebbe essere abbastanza semplice. Per le imprese appare prematuro preoccuparsi anche perché è
probabile che, nel caso di tariffe da pagare per l’EFSA, interverrebbero contributi pubblici.

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