AGRI-ITALIA: BASTA DECRETI SALVA QUALCOSA… NECESSITA STRATEGIA

AGRI-ITALIA: BASTA DECRETI SALVA QUALCOSA… NECESSITA STRATEGIA

AGRI-ITALIA: BASTA DECRETI SALVA…QUALCOSA. SEMPRE EMERGENZA E MAI STRATEGIA

Il nostro paese, o meglio la politica dell’Italia, qualunque sia il colore del governo e le coalizioni va avanti a furia di decreti “rincorsa”.
E’ dal 1975-1980 che manca una politica strategica concreta, forte, di lunga durata, di prospettiva.
Ma “noi agricoli” non siamo soli.
Manca dagli stessi anni o poco dopo una stessa identica politica strategica industriale e i risultati negativi li vediamo tutti, ora, in blocco: crisi dell’acciaio  in Puglia, mancanza di una linea nell’automotive, perdita di spazi nella meccatronica e manifatturiero leggero, dubbi del trasporto su rotaia, sistema portuale cantieristico e di accesso antico, viabilità in superficie e sottoterra indietro di anni, aggiornamento parchi mezzi pubblici non inquinanti, accentramento e efficienza della logistica, surplus di case e capannoni ovunque… e potrei continuare.
Addirittura il mondo agricolo italiano, già sufficientemente frazionato rispetto a Francia e Germania, si spacca sul primo decreto Centinaio importante sulla crisi del settore agricolo.
Non c’entra se un decreto è una boccata d’ossigeno (Agrinsieme) oppure una scatola vuota (Coldiretti da sola), quello che importa è che almeno lo stesso settore agricolo sia unito (non ci interessa il balletto va&vieni fra i giallisti e i verdisti) su cosa fare, in modo concreto, certo, ufficiale, veloce, completo.
Dal 2008-2009 non abbiamo avuto, da nessun governo e da nessun ministro della Agricoltura (compreso nostri alti appresentanti in seno agli organi deliberanti e discutenti dell’UE), una reale riflessione di quanto la crisi economico-finanziario mondiale ( e che non è ancora finita) abbia inciso e abbia cambiato lo scenario globale della agricoltura, in particolare dell’Italia sia nel contesto europeo che in quello mondiale che nei comparti e settori connessi a quello agricolo.
Oggi fare decreti di emergenza, solo settoriali, solo di filiera non serve: sono solo ripieghi, rattoppi, rammendi.
L’economia agricola nel 1973-74 in Europa era molto chiara, lineare, incisiva e potente.
Da quel momento si sono solo rincorse necessità momentanee dei vari paesi ( quelli più forti più accontentati), spesso scambi di settore e permute politiche hanno avuto protagonista, in peggio, l’agricoltura italiana.
E chi doveva tutelarci dove era?
Ha ragione la Coldiretti quando dice che sono pochi gli strumenti e le risorse, ma dove era negli ultimi 20 anni quando si è discusso e fatto scelte catastrofiche in UE per l’agricoltura italiana?
Sempre un ribasso, sempre accontentarsi di un livello inferiore per non rischiare di perdere certe prebende assegnate, certe rappresentanze delegate amministrative e funzionali.
E l’agricoltura italiana in se, ha perso.
Faccio sempre lo stesso paragone da anni: che c’azzecca la stessa PAC, soprattutto il secondo pilastro,  e misure di sostegno ecosostenibili, la % green, fra le distese chilometriche di tulipani e le stalle da 5000 capi per il formaggio Gouda in Olanda con i metri quadri scoscesi delle montagne liguri per i garofani e la stalla da 30 vacche da latte in collina piacentina per il Grana Padano?
Solo Marcora fu un baluardo su questo aspetto.
Da allora solo emergenze.
La Pac 2020-2027 è alle porte, già si sta discutendo, e il nuovo governo UE a dicembre 2019 dovrà decidere.
Possiamo come Italia presentarci con un progetto strategico ventennale concreto, assolutamente da discutere prima e trovare appoggi con Portogallo, Spagna, Francia, Grecia, Croazia, Slovenia, Ungheria per iniziare?
Non è con le grida mediatiche che i danni sono di 1 o 2 o 3 miliardi patiti da quello o quell’altro settore che si trovano i soldi veri, ma con un progetto-programma di grande impegno.
L’agricoltura italiana, di 2/3 collina e montagna, non è più solo agricoltura, è ambiente, è green, è ecosistema naturale per l’intero paese e per la stessa Europa. Come l’Italia ci sono altri paesi europei. Abbiamo bisogno, come ha detto anche Confagricoltura recentemente, non tanto si sostegni al reddito, quanto di una politica di sostegno e di valorizzazione dei prezzi dei prodotti originari e finiti, dei luoghi dove si produce, delle materie prime dove si realizza il vero processo produttivo.
Emerge così, io dico finalmente, che la stessa legge e la stessa regola non va bene – se non anche integrata e sostenuta orizzontalmente – per una efficiente e competitiva impresa-imprenditore della pianura padana e per una più piccola e svantaggiata impresa-contadino posta fra 500 e 2000 metri di altitudine perché quest’ultima – in primis – svolge anche una funzione sociale e civile: occupazione certa, produzione sana, presenza fisica sul territorio difficile e più soggetto ad emergenze.
Le leggi post-evento calamitoso sono più costose e più lunghe,  sono sempre in passivo e sempre in ritardo.
Infine due note integrative che devono trovare posto nella PAC 2020-2027 accompagnando la grande legge-piano che l’agricoltura italiana necessita con urgenza.
La UE deve essere il baluardo e la barriera invalicabile contro tutto e tutti (dagli Usa alla Cina)  a difesa del sistema delle proprietà intellettuali del cibo, vino e altro in modo che non ci siano “scavalchi” in accodi di commercio internazionale fra Usa e Cina proprio su questi temi.
Gli Usa non possono oggi elevarsi a strenui paladini della loro proprietà intellettuale messa in pericolo dalla Cina, quando l’Europa da 40 anni non riesce a farsi ascoltare sulla sponda atlantica.
E’ fondamentale però che il governo italiano “vigili” che gli accordi con Tokyo o Pechino “rispettano” tutte le nostre Dop-Igp-Stg non solo alcune.
Infine occorre un sistema OCM anche per la valorizzazione, informazione, formazione, conoscenza del giusto prodotto alimentare (cibo-vino) sul mercato nazionale interno: non promo-commercializzazione, non aiuto di Stato, ma sostegno alla conoscenza, capacità di leggere le etichette, creare più etichette parlanti. Occorre una legge-marshall per il mondo agricolo visto anche la importante segmentazione in atto nella globalizzazione
 

 

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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