Agricoltura centrale per ambiente

Agricoltura centrale per ambiente

AGRICOLTURA CENTRALE PER AMBIENTE CURA GESTIONE PREVENZIONE. NUOVA MODULAZIONE PER UN CAMBIO REALE

Milano 1° marzo, 2019

Il premier Conte è stato chiaro: non c’è sviluppo dell’ambiente (e non solo, secondo me) senza cura del territorio! E chi sono oggi i “curatori” principali dell’ambiente? Gli agricoltori e i sindaci…poi vengono tutti gli altri cittadini, le imprese che sono poi obbligate a rispettare norme e leggi.

Il Premier Giuseppe Conte ha addirittura indicato le 4 gambe famose del tavolo di lavoro: rafforzamento governance, prevenzione, manutenzione, emergenza. Mi sono permesso di mettere i 4 obiettivi in scala secondo la logica della responsabilità e della efficienza organizzativa.

La governance, che reputo parta dai Comuni fino alle Regioni fino a salire ai Ministeri, deve essere semplificata, sburocratizzata, veloce, dinamica. Risolutiva in modo che i così detti “operatori del territorio” possano muoversi da subito con grande decisione. Servono scelte politiche soprattutto di lungo periodo, investimenti, strutture e infrastrutture e certezza di produzione e certezza di mercato.

Il fatto che ci siano 11 mld di euro per i prossimi 3 anni a disposizione delle 20 Regioni ( e se fossero solo 5-6 macroregioni non sarebbe ancora meglio come hanno già fatto Francia e Germania, e stava facendo la Spagna?).

Una gran parte destinata all’agricoltura è rincuorante, ma la scelta politica di quale “misura e azione” attivare diventa il vero successo del Governo e del nostro Paese. Di “declarazioni” sono pieni gli atti parlamentari, ma poi siamo succubi di una non-prevenzione collegata strettamente alle emergenze.

Prevenzione ed emergenze devono essere viste di pari passo: non aspettare che fatti gravi avvengano e poi gridare alla mancata prevenzione. In questo momento l’agricoltura ha più bisogno di un vero sostegno preventivo-manutentivo-locativo più che di interventi strutturali e strumentali tout-court.

Intendo politiche forte (anche di governance) volte a una reale presenza umana sul territorio (quello più delicato e sensibile) dotando che vi lavora di strumenti idonei anche tecnologici e di programmazione territoriale.

Certo un po’ di verticalità ordinata ci vuole anche fra gli enti locali, ma soprattutto una prevenzione, manutenzione del territorio più svantaggiato ha bisogno che ci siano servizi sociali e sanitari per chi ci vive.

E’ evidente che poi esistono altre 2 agricolture in Italia che hanno bisogno di tutt’altro e qui spetta alle Regioni (o macroregioni)  definire programmi e piani.   Totalmente diversi dall’altra agricoltura più orientati sui territori collinari dove si concentrano molte produzioni Dop-Igp nazionali.

Creando macro-strutture di supporto al rapporto produzione-commercio e al rapporto prodotto-mercato. E poi c’è una agricoltura che sommariamente definiamo di pianura che deve competere con le altre grandi agricolture mondiali.  Attraverso un giusto dialogo fra strutture, infrastrutture e strumenti altamente qualificati e tecnologici.

In Europa il nostro Governo deve non retrocedere difronte alla nuova PAC che preveda chiaramente, almeno per l’Italia ma anche per Grecia, Spagna, Portogallo e Francia, una politica differenziata.

In base a queste parametri moderni, non i soliti parametri di quote, sostegno dei prezzi, controllo. In questo anche i Sindaci di Comuni degni di tal nome per dimensione, servizi, sicurezza, sviluppo e occupazione devono essere chiari. No spreco di suolo, ricondizionamento, abbattimenti, prevenzione e protezione di aree sensibili.

Il dissesto idrogeologico del nostro Paese non deve diventare un argomento nuovo o un tema scoperto ora. 2/3 del territorio italiano è collinare: il fiume PO da solo ha 145 affluenti, il Tevere e l’Arno 15 a testa fra i principali. Molti sono torrenti con una variabilità di portata mensile estrema da 10 a 1500 m3 al secondo.

Per questo certe infrastrutture sono obbligatorie.
Stesso discorso di manutenzione-prevenzione deve essere rivolta alla parte boschiva cedua e arboricola della nostra montagna. Ben vengano i parchi, ma non il blocco di ogni attività per legge, non il congelamento dell’ambiente e del territorio.

Vanno bene alcuni vincoli, addirittura da incrementare ma senza controlli e sicurezza diventa difficile. Quante nuove imprese potrebbero nascere nelle zone difficili-disagiate-svantaggiate del nostro Paese con la funzione di agricoltura-ambientale. Ovvero quante persone si potrebbero impiegare per recuperare vecchie aziende con lo scopo soprattutto del controllo, vigilanza, servizio per la collettività.

Chi è quel cittadino italiano, comunitario e extracomunitario che non pagherebbe volentieri le tasse con la finalità della cura dell’ambiente come se fosse “ casa propria”? Una casa regionale all’aperto improntata e gestita all’interno da meno enti teorici, burocrazia, sprechi, spese inutili, discussioni infinite, decisioni prese anni dopo.

 

Giampietro Comolli
Newsfood.com

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