“L’agricoltura, con le regole della Pac, che hanno anticipato l’idea del mercato e della moneta unica, ha rappresentato un laboratorio per la costruzione dell’Europa. L’agricoltura assume,
oggi, la responsabilità, grande, di contribuire a costruire l’Europa come entità politica ed economica insieme, capace di promuovere lo sviluppo, offrire maggiori garanzie di
sicurezza ai cittadini, portare ad una reale modernizzazione dell’economia, ridurre le sacche di povertà ed emarginazione nel mondo”.  Così scrive, in una “lettera aperta”
agli imprenditori agricoli, il presidente della Confederazione italiana agricoltori Giuseppe Politi in occasione dei 50 anni
dei Trattati di Roma.
“L’agricoltura -aggiunge Politi- ha svolto un ruolo fondamentale e nevralgico fin dall’inizio della costituzione europea. Una funzione centrale e strategica che ha permesso lo sviluppo ed ha
garantito l’autosufficienza alimentare”.
“L’agricoltura -sottolinea il presidente della Cia-  è stato uno dei punti nodali da cui si è articolata la politica comune che ha consentito una vera ed effettiva
integrazione dell’Europa sia in termini economici che sociali”.
“Per questa ragione -rimarca Politi-  riteniamo importante che verso il settore agricolo si continui a concentrare l’attenzione e si sviluppino politiche tese ad esaltare la funzione delle
imprese sempre più proiettate nei mercati internazionali, alla qualità, all’innovazione, alla sicurezza alimentare, alla tipicità, alla tutela dell’ambiente”.
“Quindi, un’agricoltura -afferma il presidente della Cia- che è simbolo stesso e primario di un’Europa unita, fondata su valori inestimabili, pronta alla sfida globale, forte della sua
integrazione di popoli e di cultura: un’agricoltura che è ancora il nucleo basilare per dare ancora prospettive di crescita”.
“Comunque, va rilevato -sostiene Politi- che la politica che ha guidato, in Europa, il progresso dell’agricoltura per tutta la metà del secolo scorso, ha avuto evidenti limiti. Le
politiche dei prezzi e dei mercati, che hanno favorito le regioni e le produzioni del Nord del Continente, hanno sostenuto aumenti di produzione ben oltre i fisiologici incrementi legati alle
innovazioni tecnologiche. Non si sono  risolti, infatti,  i problemi del riequilibrio territoriale; i differenziali di reddito e le condizioni sociali e civili nelle aree rurali
rappresentano freni allo sviluppo”.
Secondo il presidente della Cia, “occorre, dunque, impegnarsi in maniera decisa per dare una svolta e certezze ai produttori, superando tutti quegli squilibri territoriali, sociali ed economici
che ancora sussistono. L’Italia agricola assume un ruolo importante in questo progetto, per la sua collocazione geografica nei flussi di traffico tra l’Est e l’Ovest del mondo, per la
consolidata storia di relazioni con i paesi della sponda meridionale ed orientale del mare Mediterraneo, per la somiglianza delle specializzazioni colturali, per la comune domanda di ricerca
agronomica, per il comune obiettivo di creare una massa critica di prodotto per rispondere alla domanda dei paesi ad elevato reddito. Una politica, con alti contenuti sociali volta a tutelare
le aziende deboli, non deve, tuttavia, essere considerata alternativa a politiche che introducano nel nostro sistema produttivo forti stimoli competitivi, rispetto ai quali può
verificarsi l’arretramento del peggiore, o del meno efficiente. In questo scenario, le aziende giovani, quelle orientate alla qualità ed all’innovazione potrebbero trarre i maggiori
vantaggi”.
“Dobbiamo adoperarci -dice Politi- per salvaguardare la presenza diffusa delle imprese agricole nelle aree rurali e per creare pari opportunità per quanti vogliono impegnarsi nel
settore, rimuovendo gli ostacoli all’accesso alla terra ed al credito, alle infrastrutture ed ai servizi sociali, civili e per le imprese. Le politiche per l’agricoltura, quindi, dovranno
riorientare la loro missione dal sostegno dell’esistente con finalità prevalentemente di conservazione, al sostegno degli investimenti delle imprese finalizzati alla crescita ed
all’innovazione, in coerenza con le indicazioni di Agenda di Lisbona”.
“L’agricoltura e le politiche per l’agricoltura sono parte della strategia che propone l’Europa come la principale economia basata sull’innovazione e la conoscenza. La Pac, di conseguenza,
dovrà sempre più sostenere i comportamenti orientati proprio allo sviluppo ed all’innovazione, abbattendo ogni squilibrio. Il tutto in un’ottica di effettiva equità. E’
questo il senso vero della sfida che ci attende. Una sfida che va assolutamente vinta”.

www.cia.it