Niente approssimazione, niente rassegnazione. L’agricoltura italiana è viva e vitale, trainata da un gruppo di imprese moderne, attrezzate, competitive, orientate all’innovazione, alla
collaborazione e all’internazionalizzazione. A tracciare l’identikit delle imprese che spingono il settore primario è uno studio del Censis illustrato dal presidente dell’Istituto di
ricerca, Giuseppe De Rita, nella giornata del “Forum nazionale” di Confagricoltura, in corso a Taormina (fino al 24 marzo). L’indagine ha analizzato performance, strategie e indirizzi di un
campione di 300 imprese agricole particolarmente orientate al mercato, scelte fra quel 27% delle imprese agricole italiane con fatturato uguale o superiore a 10.000 euro (490.000 su 1.800.000)
che genera il 90% del valore aggiunto del settore.
“Ne è emerso un quadro sorprendente – ha detto De Rita – di un’impresa agricola che attua schemi produttivi complessi e comportamenti che per lungo tempo sono stati attribuibili solo a
strutture di tipo industriale, reinterpretandoli però con originalità, evitando ad esempio la standardizzazione del prodotto, salvaguardandone la qualità e la
specificità”.
Innanzitutto la ricerca ha messo in luce che non c’é crisi delle imprese familiari: “le imprese agricole di questa minoranza trainante non si defamiliarizzano – ha spiegato De Rita – il
passaggio generazionale avviene serenamente attraverso il coinvolgimento dei figli e parenti nell’azienda, tanto più quanto essa è economicamente solida”. Tuttavia questo fenomeno
non prevede affatto una gestione tutta ed esclusivamente “in famiglia” dell’impresa agricola: il 38,3% delle aziende in crescita attua forme di delega e di condivisione delle scelte
strategiche, con figure manageriali e professionisti. Se in agricoltura esistono fattori critici, questi non risiedono certo nella modernità. Le imprese intervistate, infatti, non vivono
in modo problematico i fattori di competitività che le mettono direttamente in gioco, quali l’innovazione di prodotto, il miglioramento delle tecniche di coltura, la distribuzione e la
commercializzazione.
“I problemi reali del settore agricolo sono piuttosto quelli che esulano dalla loro capacità di fare impresa – ha indicato il presidente del Censis – come la burocrazia, il prezzo dei
fattori produttivi, il costo del lavoro e la difficoltà a reperire manodopera qualificata”. Nessun timore delle imprese sul fronte del mercato internazionale, anche se l’export resta una
realtà per alcuni e una prospettiva per altri. “Ci sono ragioni strutturali che limitano le possibilità di export del settore agricolo – ha spiegato De Rita – dalle misure
protezionistiche in essere in molti Paesi al fatto che spesso il prodotto deve essere lavorato fuori dall’azienda prima di essere venduto all’ estero”.
In questo quadro, dunque, il fatto che il 27,5% delle aziende analizzate operi sui mercati internazionali costituisce un risultato di tutto rispetto, rafforzato dall’esistenza di un ulteriore
12% di imprese che dichiara di voler entrare a breve in uno o più mercati esteri.

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