CONFAGRICOLTURA COMPIE 100 ANNI – Piacenza protagonista

CONFAGRICOLTURA COMPIE 100 ANNI – Piacenza protagonista
Data: 13 novembre 2019

Agricoltura italiana – CONFAGRICOLTURA COMPIE 100 ANNI

L’UNIONE AGRICOLTORI DI PIACENZA HA COMPIUTO 100 ANNI
DOPO LA NASCITA DELLA FEDERCONSORZI A PIACENZA, PIACENZA ANCORA IN PRIMA LINEA PER IL RILANCIO DI UNA IMPRESA AGRICOLA 4.0
NELLO STESSO PALAZZO DOVE E’ PARTITA LA GRANDE AGRICOLTURA ITALIANA NEL 1892
Partecipare all’assemblea dei soci della Unione Agricoltori di Piacenza, in quel salone di ingresso, oggi “Sala dei Depositanti” come nominata dalla Banca di Piacenza attuale proprietario del palazzo il quale fu prima sede delle Cattedre Ambulanti, dei Comizi Agrari, dei Consorzi Agrari e della Federconsorzi… mi ha fatto venire in mente che nel 1960, io stesso, giocavo a calcetto con una pallina da tennis con i figli dell’autista e di altri dipendenti mentre mio padre era in direzione a lavorare.
Il custode subito veniva a requisire il corpo del reato. Quell’austero salone ha ospitato l’assemblea dei 100 anni dell’Unione Agricoltori. Circa 130 anni dopo, Piacenzaè stata ancora testimone, e anticipa tutti gli anniversari del 2020 di tutte le altre federazioni provinciali e nazionale, di una nuova forte richiesta del mondo delle imprese agricole che, anche in questi 10 anni di crisi e di passi indietro di tutti i settori e comparti, ha continuato a innovare, sviluppare, dare lavoro, fare Pil e migliorare la bilancia dei pagamenti dello Stato.

Agricoltura italiana – I due temi forti che partono da Piacenza

Due i temi forti che partono da Piacenza: all’Italia manca da 40 anni una politica agraria nazionale di lungo respiro (io aggiungo che manca anche purtroppo una politica industriale, commerciale, ambientale, marittima….) dopo quella di Marcora e non si riesce a coniugare e rispettare l’attività di impresa agricola nella filiera della sostenibilità agro-ambientale vera.
Il messaggio forte, non gridato, fermo e sostanziale è destinato a chi dovrebbe fare i piani, i progetti, le strategie di politica economica agraria nazionale che non è stata fatta: a Bologna, come a Milano e a Palermo, come a Roma e ancor più a Bruxelles.
Sul tema sostenibilità gli agricoltori sono stati molto chiari, partendo  proprio dalla originaria funzione del coltivatore e allevatore della terra come governance e cura di tutto il sistema produttivo della terra, botanico e animale, nel rispetto e nella applicazione anche dei dettami e della linea ben chiara della Genesi, dei governi illuminati, del Risorgimento e della rinascita post bellica… cioè produrre prodotti sani per dare da mangiare.

Agricoltura italiana e Confagricoltura

Il presidente della Banca di Piacenza Corrado Sforza Fogliani in piena sintonia con il presidente Nazionale Confagricoltura Massimiliano Giansantie il presidente di Confagricoltura Piacenza Filippo Gasparini, ha ricordato le parole di Einaudi sull’importanza di una agricoltura forte per tutto  il Paese. Bisogna oggi parlare più  che di una sostenibilità in termini bucolici, con aforismi e sillogismi, paradossi e palliativi estemporanei nel tentativo di rattoppare maldestramente buchi enormi, di metodologie razionali, di controlli, di non spreco utilizzando ragionevolezza e fare operazioni globali-strategici a 360 gradi per tutti.
Non è togliendo una etichetta dal mercato o mettendo una tassa sul gasolio agricolo che l’effetto serra o le particelle di gomma spariscono: quante filiere e quanti processi produttivi sono coinvolti, quanti problemi o effetti si creano senza aver pianificato (piaccia o non piccia ai nostalgici il termine che nel tempo ha cambiato significato e sostituibile con un planning di lungo periodo) previsto degli scenari completi e complessi.
Ne esce, nell’unico modello concepibile, una denuncia fortissima, allarmante, documentata… non gridata.

Agricoltura italiana e agricoltura europea

Il secondo messaggio è ancora più forte, indirizzato direttamente a Bruxelles, a Roma, a Bologna: bisogna smettere di vedere tutta l’agricoltura come un unico comparto in sussistenza, minimale, dai piccoli numeri, di contributi, dalle foglie di fico, dalle azioni e misure al ribasso…soprattutto con una PAC 2021 che si presenta per l’Italia più povera di 375 milioni di Euro con la Brexit a tutto vantaggio dei paesi più deboli dell’Europa dell’Est in fase ancora di accesso.
C’è una agricoltura italiana 4.0 pronta a sfidare la globalizzazione, ma ad armi pari e con i supporti legislativi che hanno Francia, Stati Uniti, Londra, non assistenzialismo. Le imprese agricole italiane forti, sane e ben gestite ci sono e… fanno fatturati. Ma non possono competere perché la Pac, le Ocm, i Prs sono al ribasso, sono improntate alla linearità, orizzontalità, uniformità di accesi.
Non si compete nel mondo senza tecnologia, ricerca, scienza, investimenti e capacità imprenditoriale, senza capitale-lavoro-reddito gestito dentro una impresa agricola specializzata, professionale. L’agricoltura competitiva non lancia inni alla chimica o alla ogm e non è inquinante a priori. Le imprese agricole solide italiane hanno bisogno di una politica agricola economica senza palliativi, sussidi, inutili proroghe. Tema da III°millennio, non da fine XIX° secolo.

Agricoltura italiana non è uguale a quella degli altri paesi

Mi permetto di ritornare su un mio cavallo di battaglia che risale già al 2014, quando è stata chiusa a Bruxelles la PAC2014-2020. A proposito: nessuno si sogni di fare proroghe che sarebbero uno svantaggio nel lungo periodo. Cambiamo invece uno dei due “pilastri” della PAC, o inseriamo un  “terzo pilastro nella PAC 2021-2027 in cui sia ben codificato e chiarito che un floricoltore di Utrecht non è lo stesso floricultore di San Remo, che un caseificio di Edamer non è la stessa cosa di un caseificio di Grana Padano.
La UE deve licenziare una politica agricola economica almeno trentennale (come fu con le direttiveCee del 1972) basata sulla reale esistenza di “DUE” agricolture in Europa: una improntata all’imprenditoria in modo che capitale-lavoro-reddito siano tutti fattori aziendali. Una altra che riconosca l’esistenza di una azienda territoriale, non una impresa agricola professionale, che svolge multifunzioni, risiede in quel 65% di territori-suolo-agrario da vivere quotidianamente, da salvare, da curare, da sostenere anche se non dà un reddito autonomo sufficiente perché ha una funzione civile, ambientale, sociale per l’intera collettività… anche quella della migliore e più grande imprenditoria a valle e in pianura, irrigua, se c’è acqua.
In Italia, ma anche in Francia, in Spagna… c’è bisogno di un progetto politico che concili una liberalità aziendale con la socialità geopedologica, infrastrutturale e produttiva, anche di nicchia, consumo e vendita diretta, multifunzionale. Già evidente, ma da codificare con un “testo unico” a Roma in modo che ci sia certezza di diritto e un messaggio fortissimo a Bruxelles.

Agricoltura italiana necessita di una pianificazione trentennale

Sul NO-ASCOLTO di Bruxelles poi si possono prendere delle contromisure, e fare delle scelte. Ma prima proponiamo un piano-progetto strategico di una nuova agricoltura italiana per i prossimi 30 anni.
C’è bisogno di un campo normativo diverso: non c’è una agricoltura uniformabile ovunque. Le imprese agricole devono viaggiare su binari e velocità diversa; e la politica agraria e la politica generale non può mettere “tetti” senza capire la segmentazione già in atto, che è richiesta dal mercato, dalla domanda e l’offerta non può girarsi dall’altra parte . Quindi urge programmare due agricolture: hanno offerte differenti, bisogni opposti. Sono necessarie entrambe di fronte a un mercato seppur globale, con segnali di segmentazione, soprattutto alimentare. Sono anni che sostengo la necessità di una PAC non con parametri minimali di compensazione, ma con sempre più alti strumenti e misure rivolte a una offerta competitiva per una impresa agricola tricolore forte e sicura, ben differenziata da una azienda agro-territoriale di servizi alla persona, a attività e finalità diversificate per aree interne deboli… Una garanzia anche per chi sta a valle, ma questo è un tema a parte.

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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