Il presidente Giuseppe Politi: “una nuova politica e subito la Conferenza nazionale”. Troppi ostacoli e costi pesano sulle aziende. Tagliati i redditi degli agricoltori, che, nonostante
problemi e difficoltà, hanno continuato ad investire e a creare occupazione (più 0,6 per cento).
L’economia italiana cresce e l’agricoltura soffre. E’ l’unico settore che non aggancia la ripresa, mostrando ancora una volta un calo (meno 3,1 per cento) del valore aggiunto. Una situazione
difficile che conferma una preoccupante crisi strutturale e l’esigenza, quindi, di una svolta, di un progetto nuovo che permetta al mondo agricolo di rilanciare sviluppo e competitività.
E’ quanto sostiene la Cia-Confederazione italiana agricoltori a commento dei dati Istat sul Prodotto interno lordo (Pil) 2006 che evidenzia una crescita dell’1,9 per cento.
La flessione registrata dall’agricoltura nello scorso anno segue, seppur a ritmi inferiori, quella del 2005: meno 4,5 per cento. Due anni -sottolinea la Cia- che hanno aggravato pesantemente i
conti del settore primario. Praticamente nell’ultimo quinquennio, se si esclude il 2004 (la crescita del 13,2 per cento si è determinata dopo un disastroso 2003), è stato un
continuo calo, accompagnato da tagli ai redditi dei produttori, che lo scorso anno sono diminuiti del 4,2 per cento. Ad esso si devono aggiungere la flessione del 2,8 per cento della produzione
lorda vendibile e dell’1,2 per cento dei consumi agroalimentari e la crescita dell’1,4 per cento dei costi aziendali.
Insomma, l’agricoltura, a differenza degli altri settori che hanno messo a segno palesi percentuali di crescita, resta al palo, evidenziando una preoccupante sofferenza non solo in termini
economici, ma anche sociali. Questo significa -avverte la Cia- che al momento non ci sono strumenti e politiche che consentono il rilancio dell’imprenditoria agricola nel nostro Paese.
Un’imprenditoria che, nonostante le difficoltà, ha continuato ad investire e a creare occupazione che nel 2006 ha avuto una crescita dello 0,6 per cento.
“Dopo un difficile  2005, abbiamo, avuto -ha detto il presidente nazionale della Cia Giuseppe Politi- un 2006 carico di ostacoli, problemi e grandi incertezze che hanno confermato una
sostanziale sofferenza di un settore che arranca. Il dato del valore aggiunto, purtroppo, non è un fulmine a ciel sereno. Esso è un ulteriore elemento che evidenzia l’esigenza di
affrontare in maniera chiara e concreta i problemi del mondo agricolo attraverso una Conferenza nazionale, da noi più volte sollecitata e che ormai diventa sempre più impellente e
indispensabile”.
“Per questa ragione -ha rilevato Politi- insistiamo per un’azione più decisa nei confronti dell’agricoltura. Il settore deve poter operare in un quadro di certezze e di prospettiva e non
più tra vincoli, ostacoli e impedimenti che frenano l’azione imprenditoriale degli agricoltori italiani. Ribadiamo, pertanto, la necessità di adottare misure concrete per favorire
una reale innovazione ed un equilibrato sviluppo”.
“Non è più tempo di parole, occorre -ha concluso il presidente della Cia- passare al più presto ai fatti. Sono necessari interventi mirati e propulsivi. Occorre favorire il
rilancio dello sviluppo e della competitività delle imprese agricole, che non possono continuare ad operare tra ‘lacci e laccioli’, non riuscendo ad uscire dal tunnel di una profonda
crisi”.

Fonte: www.cia.it