Siamo senza Governo da qualche settimana ma non è questo il vero problema perchè in realtà, è da qualche decennio che siamo senza una vera Guida del Paese Italia, non solo per quanto riguarda il settore agroalimentare ma anche in tutti gli altri. Non so se è per incompenza o per quale altri motivi ma la nostra Italianità (che ci invia tutto il mondo), è destinata a sparire. Allarmismo?  No, mi assumo le responsabiltà di ciò che dico. Prendiamo come esempio Venezia: è una città unica al mondo ma non è più la venezia  di qualche decennio fa… non ci sono più i negozi caratteristici come il ciabattino, il fornaio, la merciaia, il macellaio, il pescivendolo, la cartoleria, il barbiere, la locanda con alloggio…  ma ci sono ormai tantissime attività che sono strettamente orientate al turismo (non al servizio del turista ma al suo massimo sfruttamento). E’ sparita la “Venezianità” , sono in estinzione i Veneziani che si possono permettere di abitare nella loro città Natale. Venezia è diventata un grande centro commerciale. L’Italia e gli Italiani rimasti, sono destinati a fare la stessa fine…

NOTA: qui a seguire  un articolo di Giampietro Comolli che potrebbe essere  preso, pari pari come programma di governo agroalimentare e di territorio, dal prossimo Ministro dell’Agricoltura … se vorrà fare veramente qualcosa per la nostra Italia. … oppure diamo direttamente il Dicastero a Giampietro Comolli.

Giuseppe Danielli
Direttore e Fondatore
Newsfood.com

Governo Italia – Temi urgenti per il settore agricolo-territorio-alimentazione – IL MINISTRO CHE VORREI
Data: 27 aprile 2018
IN ATTESA DEL NUOVO MINISTRO DELL’AGRICOLTURA, MA NON SOLO.
MULTILATERALITA’, MULTIFUNZIONE, NUOVA POLITICA AGRICOLA, NUOVA AGRICOLTURA NAZIONALE, PIU’ INVESTIMENTI MERCATO INTERNO.
IL VINO COME MOTORE DELL’ACCOGLIENZE E COME INTERNAZIONALIZZAZIONE DELLA QUALITA’ ITALIANA DENTRO LE CASE NEL MONDO. IL PARERE DI GIAMPIETRO COMOLLI

Taste Mediterran tav1-Comolli

Non entriamo nel merito delle questioni politiche e partitiche, nè della identità o del curriculum del nuovo ministro della agricoltura, ma ci limitiamo a vedere quale dovrebbe essere il “DNA” di un potenziale ministro in pectore. Parlo di un Ministro delle Politiche Produttive Agricole e della Alimentazione, quindi già con competenze ben chiare di filiera, dai distretti produttivi fino al consumo sulla tavola italiana e mondiale, quindi un ministro con competenze sia tecniche che di grande coesione trasversale compreso il territorio in senso lato (non solo i comparti produttivi in senso stretto) fino alla presenza sul mercato e verso i consumatori. E’ evidente – scusate la parentesi – che l’Italia necessiti urgentemente anche di un nuovo Ministro delle Politiche Turistiche autonomo strettamente collegato ad Agricoltura, Territorio, Ambiente, Cultura, Arte, Beni Architettonici.

Sono tre figure importanti, di primo piano, sullo stesso piano del Ministro degli Esteri o dell’Economia. Visto l’ampiezza, punto solo a verificare quali cose il nuovo Ministro dovrà fare per il vino, solo per il vino. Tanti i campi in sospeso, tutti urgenti, per cui anche i presidenti delle due commissioni parlamentari dovranno avere ruoli ed essere molto preparati.
In primis l’Europa, non solo una nuova PAC orientata alla multifunzionalità, alla poligestione d’impresa, al riequilibrio produttivo fra paesi, alla riqualificazione delle produzioni speciali europee come il vino, i formaggi, i salumi. Non parlo solo di fondi certi, di Ocm, ma soprattutto di regole che non accentuino accise e protezionismo, ma certezza del diritto, della proprietà collettiva di un alimento nel mondo. La Pac post 2020 deve essere una altra cosa, andando ben oltre il regolamento Omnibus.

Etica&Agric Comolli-Melchionna

Ci vuole un ministro  “alla Marcora”. Con poche risorse, Brexit, cambi monete molto variabili, tensioni fra stati con politiche diverse, carenza di forza politica europea… il rischio è uno stallo o delle scelte palliative e non strutturali e strumentali per gli agricoltori. Agea deve essere agile, diretta, veloce.

C’è bisogno di sostenere in primis i mercati europei, più che puntare tutto su paesi terzi con i fondi Ocm ancora bloccati. Una storia di veti e di debolezze.   Più innovazione tecnologica in agricoltura, accorciamento filiere, contatti diretti produttore-consumatore. Queste le strade tecniche per ridurre il divario decennale con Francia e Spagna!
A Roma urge un nuovo Comitato Vini che riordini funzioni, semplifichi le DO, sburocratizzi, riduca le DO. Urge una nuova politica agricola nazionale, l’Italia da 20 anni non ha una politica agricola per troppi veti, troppi ritardi, troppi buchi neri da colmare fuori dal ministero. Mancano decreti attuativi del Testo unico del vino, dell’Enoturismo, urge una nuova visione dei consorzi di tutela sia del vino che del cibo, in termini similari.
Urge la eliminazione di enti nazionali e regionali inutili, più aggregazione e più concentrazione di enti e di funzioni. Ho già scritto un nuovo ruolo dei consorzi di tutela, diverso dai consorzi di promozione e chi deve essere deputato a fare promozione dei vini DO-IG, solo così domanda/offerta troveranno una strada comune, solo così si potrà difendere il vino dalla parte del consumatore.   Il tutto deve essere integrato, e non separato, sia dal piano nazionale di sostegno, che dal piano della educazione al consumo.
Se da un lato una politica europea spostata su una regia nazionale non è nulla di buono, nello stesso tempo tante politiche regionali agricole non aiutano a fare un mercato globale, interattivo e nazionale che invece è obbligato per competere uniti perché dazi e accordi di libero scambio sono medaglie a doppia faccia, molto pericolose per certi prodotti ad alto valore aggiunto e non di massa.  Sono troppi gli accordi commerciali ancora aperti, dal Canada al Ceta, dagli Usa alle sanzioni Russe, ma è bene che i mercati del vino abbiano regole che guardino anche alla produzione e non solo al protezionismo del mercato di consumo.
Niente allarmismi, ma regole certe e rispetto di 40 anni di proprietà collettive. Una novità assoluta del nuovo ministro sarà quello di considerare il vino italiano un motore turistico, sia come ENO-turismo territoriale distrettuale di denominazione ma anche e soprattutto per entrare direttamente nelle case di milioni di consumatori nel mondo grazie ad un ENO-commerce interattivo che sia anche internazionalizzazione, diffusione, promozione dell’accoglienza italiana e motore di un valore aggiunto toccato con mano dal Cile al Giappone contemporaneamente

Giampietro Comolli
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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

Mob +393496575297

Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
Curatore Rubrica Assaggi in libertà

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