Agricoltura UE riflessione su imprese in campo e in vigna

Agricoltura UE riflessione su imprese in campo e in vigna

 

Nota della redazione di Newsfood.com

La nuova PAC… per gli agricoltori italiani è un piano di aiuti comunitari o è  un nuovo “Pacco”?

Andando avanti così finiremo nel fossato…

 

Agricoltura UE riflessione su imprese

31 gennaio 2020

PIL ITALIA IN CALO. STAGNAZIONE ECONOMICA

L’AGRICOLTURA ALL’ULTIMO POSTO NELL’ELENCO DEL PIANO POLITICO DEL “CONTEDUE”. NIENTE DI ITALIANO NELLA NUOVA PAC 2021-2027. DELUSIONE DIFFUSA NEI CITTADINI. SCONTRO PRO-CITTADINI CON PRO-IMPRESE/BANCHE/ENTI/REGIONI: NON SI VA DA NESSUNA PARTE. UNA NUOVA VISIONE AGRICOLA-CLIMA-TUTELA-NOSPRECO-RICICLO-ECONOMIA REALE E’ L’UNICA VIA

 

L’agricoltura deve tornare ad essere al centro del programma del governo italiano, ma non più come settore primario, come molla per lo sviluppo, come sussistenza alimentare, come motore economico… ma come sistema (non settore), integrato (sociale e civile), orizzontale (produzione alimentare), verticale (tutela territoriale ambientale), trasversale (paesaggio turistico).

Questo è il futuro fondamentale del mondo agricolo italiano in primis, ma modello da chiedere, condividere e stimolare in tutti i paesi europei dalla Finlandia a Malta. Una visione settoriale primaria di coltivazione e allevamento e ludica hobbistica della agricoltura non serve più: anche la Pac 2021-2027 deve immediatamente tenere conto di questo cambio.

L’agricoltura deve essere un settore-di-comparti economici terziario e quaternari dove l’uomo, non il fatturato volumico-finanziario deve essere il primo obiettivo, in quanto presidio di un sistema, un modello di vita, una filiera produttiva, un attore sociale-civile in territori difficili, disagiati che però devono restare antropizzati (con intelligenza e razionalità) per salvaguardare anche le pianure alluvionali e più sensibili ad altri fattori positivi e negativi.

Tutto questo si può fare cogliendo l’attimo del “passaggio generazionale” cui assistiamo: passaggi di proprietà, cessione dell’esercizio, incentivazione alla concentrazione e ampliamento di impesa in proprietà ma anche in sola gestione. Come esperti dimostrano servono non meno di 2/3 milioni di euro per avviare un’attività agricola di pianura ma anche di montagna-collinare, 50.000 euro per il primo insediamento sono nulla.

In pianura fertile il no-spreco di suolo deve essere oggi il più vicino possibile al 100%, recuperando fondi, campi abbandonati e in disuso e marginali prima di altri e la nuova impresa ha grossi investimenti innovativi, tecnologici, meccanici, idraulici.

In collina-montagna invece, oltre a ingrandire le imprese, i finanziamenti devono essere impiegati per tutte le attività, azioni, misure di “estensione&incentivazione” dei fattori ambientali, produttivi, welfare, viabilità, trasporti, connessioni web e e-commerce.

Sono due agricolture del III° millennio diversissime, ma reciprocamente indispensabili: una con funzione primaria rivolta alla garanzia e certezza di una più ampia alimentazione ordinaria e di qualità per tutti, sana e non inquinante, di alta tecnica e rispettosa di limiti d’uso dei supporti impattanti. Una con funzione di migliorare l’attività agricola connessa con quella sociale, far restare famiglie in zone disagiate, dare certezze di assistenza e di servizi generali, produzioni di nicchia, tipiche, rispetto della parte forestale cedua e secolare, approvvigionamento e distribuzione e canalizzazioni idrico.

L’impresa agricola produttiva e anche intensiva con rapporti ben definiti fra uso e rilascio deve essere protagonista delle efficienza, sanità e salubrità come già oggi certi allevamenti animali controllati quotidianamente.

L’azienda territoriale deve produrre in una ottica più lenta, più marginale, più sociale, più collettiva mettendo insieme anche grandi territori gestiti secondo pur sempre regole economiche: azienda che è impresa ma che ha anche la funzione terziaria cui tutti devono collaborare compreso gli escursionisti, i paesaggisti, i camperisti, i forestali, le guardie ecologiche, i fungaioli, i pescatori. Queste sono grandi aziende di-tutti e per-tutti che non possono essere solo sfruttate-godute occasionalmente… ma devono essere curate e rispettate anche grazie a investimenti pubblici per il solo bene pubblico.

Il ricambio generazionale può essere una molla-motivazione importante che deve anche razionalizzare la occupazione, la forza lavoro nazionale e straniera. Questo “tipo di agricoltura estensiva” può essere una chiave molto importante per un modello integrato e inclusivo vero, non a parole, non con soli slogan politici elettorali. Basta frasi che riempiono la bocca e l’aria e non la pancia e il cervello delle persone normali, sovraniste o non sovraniste.

L’Unione Europea dichiara che almeno il 70% della superficie agricola europea (coltivazioni, seminativi, prati per foraggio e pascoli) è destinata all’alimentazione del bestiame. Escludendo dal calcolo i pascoli, oltre il 63% delle terre coltivabili viene utilizzato per produrre mangime per gli animali invece che cibo per le persone. Diversi organismi attaccano questo sistema, chiedono sempre più aree green (che in Italia già sono due-tre volte che in tutti gli altri paesi in quanto sopra i 900-1000 metri di altitudine circa il 70% del territorio è inerbito stabile, prati, boschi o foreste secolari.

Non i “sussidi” come qualcuno li chiama, ma le misura economiche della nuova PAC devono essere divise in tre pilastri, non due, di cui uno dedicato alla “integrabilità circolare dell’agroambiente” perché si parte dalle aree interne, dalle aree coltivate in modo estensivo per arrivare ad una agricoltura sempre connessa, razionale, di welfare degli allevamenti.

Due pilastri invece di uno perché i pagamenti della PAC devono basarsi non solo sulle dimensioni di impresa ma anche sugli obiettivi strategici di aziende più piccole. Una unica misura economica (pagamento pubblico) da valersi per un campo di 100 ettari oppure di un campo di 1 ettaro non regge più: il perso monetario, economico, volumetrico non deve più essere il parametro uguale per tutti. In termini sociali, di coesione, di inclusione, di clima, di inquinamento occorre guidare due politiche agricole diverse: una di impresa efficiente a bilancio non inquinante anche grande e molto grande e una di azienda territoriale di salvaguardia trasversale piccola e condivisa.

Non è importante calcolare numericamente quante imprese si sono perse o quanti miliardi di euro si sono spesi: è fondamentale invece avere un obiettivo certo unico e che coinvolga tutti i paesi. Le “direttive” europee devono servire per definire un indirizzo per tutti.  Se non si fa questo, si sbaglia. Sbaglia la Commissione Europea

 

Giampietro Comolli

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Giampietro Comolli
Economista Agronomo Enologo Giornalista
Libero Docente Distretti Produttivi-Turistici

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Editorialista Newsfood.com
Economia, Food&Beverage, Gusturismo
Curatore Rubrica Discovering in libertà
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