Le leggi americane esigono che i fondi federali per combattere la fame nel mondo debbano essere utilizzati per acquistare cibo prodotto negli Stati Uniti e portato alle popolazioni bisognose
utilizzando mezzi di trasporto che battono la bandiera stelle e strisce, e condotte da equipaggi americani.

Il New York Times di oggi denuncia che oltre 500 mila persone in Zambia rischiano di rimanere senza cibo fra poche settimane, perché stanno per finire le scorte del World Food Program
(WFP) delle Nazioni Unite.
La WFP ha fatto appello, già da febbraio, per ottenere finanziamenti liquidi per acquistare il grano conservato nei depositi di Lusaka, la capitale dello Zambia, ma, nel caso degli Stati
Uniti, la legge impedisce che i fondi federali allocati per fini umanitari possano essere utilizzati per acquistare il grano africano.

Pertanto, gli aiuti americani, secondo il New York Times, potranno arrivare in Zambia solo fra qualche mese, seguendo la metodologia già approvata dal Congresso, in altre parole con
grano americano, utilizzando navi americane, con equipaggi USA.

Durante gli ultimi tre anni, il governo USA ha speso oltre $2,2 miliardi per acquistare cibo per sostenere vari programmi umanitari come la “Food for Peace” (cibo per la
pace). Oltre la metà dei fondi stanziati dal governo federale è andata a quattro compagnie americane, la Archer Daniels Midland, la Cargill, la Bunge, e la Cal Western Packaging
Corporation.

Durante lo stesso periodo, le compagnie spedizioniere americane hanno ricevuto dal governo federale oltre $1,3 miliardi per trasportare gli aiuti alimentari oltreoceano.

Il presidente George W. Bush vorrebbe far cambiare la legge sugli aiuti umanitari per permettere al governo federale di acquistare direttamente all’estero le derrate alimentari, sia per
sveltire l’invio d’aiuti, sia per aiutare gli agricoltori dei paesi più deboli.
Il congresso, a maggioranza repubblicana della scorsa legislatura, cedendo alle potenti lobby degli agricoltori e delle compagnie spedizioniere, ha bloccato le proposte fatte da Bush nel corso
degli ultimi tre anni.

Le lobby sostengono che da un lato è giusto spendere fondi americani in patria, e dall’altro, che spesso gli aiuti finanziari tendono a sparire, quando sono inviati
all’estero, specialmente nei paesi più instabili.

Le organizzazioni umanitarie americane sono preoccupate per la proposta di Bush, perché, se da un lato porterebbero a sveltire la procedura per far arrivare gli aiuti oltreoceano,
dall’altro rischierebbero di far prosciugare l’ammontare degli aiuti stessi, che oggi, proprio a causa della forza delle lobby, e a causa dei benefici ottenuti sia
dall’industria agricola, sia da quella dei trasporti battente bandiera USA, sono sostanziosi.

Quattordici organizzazioni umanitarie hanno, pertanto, chiesto che il nuovo congresso, oggi a maggioranza democratica, valuti la proposta del presidente Bush, e che un programma pilota, di
più modesta dimensione, sia implementata, dando la possibilità al governo federale di acquistare alimentari all’estero.

Le organizzazioni umanitarie sono anche preoccupate che un afflusso di capitali federali americani da spendere sul mercato agricolo di un paese in via di sviluppo, anche se per il nobile scopo
di acquistare alimenti per chi si muore di fame, possa creare un generale aumento del costo degli alimenti stessi.

Anthony M. Quattrone

www.quaderniradicali.it