Alija e la semplicità (relativa) made in Euskadi

Alija e la semplicità (relativa) made in Euskadi

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Dove sta l’arte?
Prendiamo il Guggenheim di Bilbao: è forse nel guscio di titanio, la struttura di Frank O. Gehry, oppure all’interno, nell’esposizione museale, o addirittura in cucina?
Se accendete la numero tre o anche solo vi ponete il dubbio, allora siete pronti ad accostarvi a quel geniaccio precoce di Josean Martinez Alija, che in Sala Bianca fa balenare scampoli di
tecnica di scuola basca e frattaglie di emozioni culinarie senza confini, purché a-tutto-olio (che rimane peraltro comprimario a volte persino timido).

Se quest’anno a Identità Golose il lusso più ricercato è quello della semplicità, allora avanti con il richiamo facile facile, quasi ovvio, tra olio e carciofo, in cui
però l’alcachofa finisce tutta spennellata di un’emulsione al rosmarino, roba da far inorridire Ernesto Calindri e invece rendere felici tutti noi.
Semplice e complesso, come la successiva “orata al vapore con purea di mandorle, emulsione di pomodoro e olio d’oliva”.
Alija non vuole stupire con colori ultravioletti, eppure a un certo punto svuota un tuorlo, lo riempie di uno yoghurt all’olio d’oliva leggermente zuccherato e lo accompagna con bolle di
“refrito” vegetale, eccovi servito l’uovo all’occhio di bue direttamente dal pianeta Marte.

Spiaggiamo infine felici e un po’ disorientati in una sabbia di olive nere disidratate che accompagna caseina d’erbe aromatiche e gelato dimakil goxo, liquirizia per i profani.
Riecheggiano remoti richiami di un suo piatto cult, peraltro già presentato a IG, anno domini 2009.
E si conferma un sospetto iniziale: la semplicità è un concetto relativo, almeno in Euskadi, i Paesi Baschi.

Carlo Passera
Dalla newsletter di Identità golose 292 del 01 febbraio 2010

Redazione Newsfood.com
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