La giornata inaugurale della 39a Mostra Internazionale dell´Alimentazione (fino al 17 febbraio a Rimini Fiera) si è aperta con la presentazione di una indagine promossa da
FIPE e Rimini Fiera e realizzata dal Centro Studi FIPE dal titolo ÔI consumi alimentari fuori casa tra recessione e prospettive di
rilancio´
**.
Al convegno in cui è stata illustrata la ricerca sono intervenuti Lorenzo Cagnoni Presidente Rimini Fiera Spa, Luciano Sbraga Direttore Centro
Studi FIPE, Giuseppe Cuzziol Presidente Italgrob, Edi Sommariva Direttore FIPE.

DIECI ANNI DI CAMBIAMENTI
Nel 1997 l´Italia occupava la prima posizione nella graduatoria dei Paesi europei per consumi alimentari in casa. Dieci anni dopo
è scivolata dietro Grecia, Cipro, Lituania e Malta. E´ il segno dell´involuzione irreversibile di quel modello alimentare che sempre aveva contraddistinto
l´Italia, ma è pure indice dello spostamento dei consumi da casa a fuori casa. Non a caso, a livello europeo, risultiamo tra i Paesi a maggior tasso di
extradomesticità.
Con 1.100 euro pro-capite di spesa per pasti e consumazioni fuori casa, infatti, ci poniamo nella media dei Paesi dell´area euro e ben al di sopra di Paesi a noi economicamente e
socialmente più affini come Francia e Germania.
I consumi alimentari in casa sono generalmente fermi in quasi tutta Europa, mentre più consistente è la crescita dei consumi alimentari fuori casa, dove a fronte di un tasso
medio di crescita dell´Unione Europea pari al 22,3%, l´Italia segna, nel periodo 1997/2007, 22,6%.
In Italia, a differenza di quanto accade in altri Paesi, si è consolidato negli anni un sistema d´offerta parallelo di dimensioni imponenti. Da un calcolo, forse
approssimativo per difetto, si stimano in 1,7 milioni i luoghi in cui si può mangiare o bere qualche cosa (´eating places´).

UN FUTURO DA COSTRUIRE
Per venire all´attualità, nell´anno in corso, sei famiglie su dieci si aspettano un ´peggioramento´ della propria situazione economica a
seguito della crisi in atto. Il 57% di chi prevede un ´peggioramento´ attende un´incidenza particolare sul ´tenore di vita´ raggiunto in
questi ultimi anni, mentre il 41% prevede ´difficoltà a rispettare le scadenze´ e il 34% teme fortemente ´rischi sul posto di
lavoro
´.
Sette intervistati su dieci ´eviteranno i consumi superflui´, ma il 39% si aspetta di dover ´risparmiare sui consumi fondamentali´.
E´ interessante notare come anche il 40% dei rispondenti che non saranno toccati dalla crisi prevedono comunque di ´evitare i consumi superflui´ e addirittura, nel 32%
dei casi, di ´risparmiare sui consumi fondamentali
´.
Fuori casa tiene la colazione al bar, perde qualche colpo il pranzo di necessità, cala la cena conviviale. Oltre il 50% di coloro che frequentano ristoranti e pizzerie hanno
intenzione di uscire meno per cene fuori casa
Ed ecco il ´dream team´ delle consumazioni, ovvero ciò che più si ama consumare andando fuori: ´pizza´, ´pesce´ e ´primi
piatti
´, che si confermano baluardi della cucina italiana e sono quindi cercati e apprezzati proprio cucinati dai grandi sacerdoti del culto culinario. All´opposto
– sempre in base alla ricerca – perdono terreno salumi, formaggi, antipasti e vino. Alle imprese i consumatori chiedono ´prezzi più giusti´
(inteso come miglior rapporto qualità/prezzo), e ´promozioni´.

LE CONSIDERAZIONI DELLA FIPE
´La ricerca presentata oggi – ha detto Edi Sommariva, Direttore generale di FIPE – ci offre
l´opportunità di fare alcune considerazioni di fondo. Sul versante della domanda, la crisi in atto ha un duplice vissuto: concreto e quotidiano, ma anche prettamente
psicologico, legato all´incertezza sugli sviluppi che la crisi avrà nel medio-lungo termine. Le consumazioni alimentari fuori casa vedranno ulteriori contrazioni, con una
riduzione generale della frequenza e dei prodotti, ed una ricerca di locali meno costosi; la contrazione sarà probabilmente attenuata laddove si sapranno proporre ´situazioni
vantaggiose´, fortemente auspicate dai consumatori: in primis la proposta di ´prezzi giusti´ e di soluzioni d´offerta che sappiano intercettare proprio il target
che più di altri tenderà ad allontanarsi: i maschi e i giovani. E potrebbero essere clienti persi per sempre.
Sul versante dell´offerta la rete si frammenterà ancora di più, dando vita ad un mercato duale: da un lato la ristorazione di eccellenza, dall´altro un mare di
formule low cost; si ridurrà la densità del lavoro dipendente per l´ingresso nel mercato di imprese a conduzione famigliare, prevalentemente costituite da immigrati;
aI bar tenderanno verso la despecializzazione, aggiungendo servizi diversi da quelli della somministrazione di alimenti e bevande; la ristorazione standardizzerà i propri
menù, divaricandosi tra piatti della tradizione e piatti fusion, tra prodotti tipici e prodotti di importazione; il settore perderà progressivamente la sua identità,
omologandosi in formule capaci di resistere sul mercato, ma banali. Vi è dunque il fondato rischio che, insieme al nostro modello alimentare, la crisi si porti via anche il grande
patrimonio di ricette e di prodotti ,che tutto il mondo ci invidia´.

LE STRATEGIE
Sulle strategie future, Sommariva ha sottolineato alcuni aspetti fondamentali:
´Un recupero del potere di acquisto del consumatore è una condizione ovviamente necessaria ma non sufficiente. La crisi è arrivata a mordere l´economia reale che
sta velocemente modificando i suoi comportamenti, i suoi modi di sentire, le sue richieste.
L´esperienza della crisi, comunque, ci consegna tre lezioni: La prima è l´importanza delle relazioni per governare la crescente interdipendenza
che caratterizza la società globale della conoscenza in cui viviamo. La seconda lezione riguarda i rischi che la crisi ha portato al centro della nostra
esperienza. Infine, la terza lezione: la crisi porta con sé una domanda drammatica di autenticità.
Bisogna che le innovazioni perseguite in questa logica di condivisione non inseguano i capricci del consumismo individualistico, ma si appoggino a sentimenti collettivi legati a stili di
vita, modi di rapportarsi al territorio che siano sostenibili, essendo parte dell´impegno assunto nella costruzione di un futuro comune.
Bisogna, quindi, che tutti prendano atto che il consumatore è cambiato irreversibilmente e che anche chi vi ruota attorno deve cambiare.
Deve cambiare l´offerta dei servizi di ristorazione fuori casa ma, insieme ad essa, tutta la filiera deve ridisegnare il proprio modello di business. Lo deve fare ricostruendo prima
di tutto un nuovo sistema di relazioni e di reti che mettano in grado le imprese di affrontare con maggiore fiducia un futuro di rischi e di instabilità, valorizzando
autenticità e sostenibilità dello sviluppo, senza perdere di vista le nostre radici. Per quanto ci riguarda dobbiamo fare della ristorazione il luogo in cui il benessere del
consumatore contribuisca ad elevare la cifra della sua qualità di vita. Vogliamo, insomma, che il pubblico esercizio diventi ´la casa fuori casa´ degli
italiani´.

LE DICHIARAZIONI
´All´interno delle varie aree commerciali presenti in fiera in queste giornate – ha detto Lorenzo Cagnoni, Presidente di
Rimini Fiera
– troviamo segnali di una contrazione del mercato, ma assistiamo anche a settori dinamici ed in progresso. Credo che l´attuale condizione chieda un forte
spirito imprenditoriale e in questo momento Rimini Fiera si sente al fianco delle imprese mantenendo alto il livello degli investimenti. La posizione che vogliamo condividere non è
passiva, al contrario è tesa ad uno sforzo verso l´innovazione per trovare un piano privilegiato quando i venti torneranno favorevoli. Saranno la professionalità, la
creatività, la conferma degli investimenti a consentire anche a questo comparto di dare risposte forti ad una stagione di difficoltà. Rimini Fiera, che presidia
fieristicamente da leader il settore, conferma l´impegno ad un lavoro comune per dare a questa ribalta sempre più occasioni di business e di fiducia´.

´I numeri presentati disegnano uno scenario di difficoltà – ha detto Giuseppe Cuzziol, Presidente Italgrob – ma nella realtà quotidiana
incontriamo molteplici realtà. Ci sono aree di crisi, ma anche esperienze molto positive. Chi si è adoperato per proporre offerte complessive alle famiglie, dando un
servizio di qualità al nucleo intero, ha ottenuto buoni risultati. In sostanza, è necessario Ôvendere´ qualcosa che superi il classico pasto, cioè
l´insieme di ore da condividere con la famiglia, aggiungendo al menu altre componenti per l´intrattenimento. L´esercizio pubblico, favorendo il ritrovo della famiglia,
altrimenti complicato per tanti motivi, è un valore aggiunto. In questo modo il prezzo non ha un´attinenza diretta al pasto, ma comprende una quota di benessere che per tutti
ha un valore altissimo´.

*La sintesi della ricerca promossa da FIPE e Rimini Fiera è disponibile in forma di sintesi presso l´ufficio stampa di Rimini Fiera.

**La ricerca è di proprietà di FIPE e Rimini Fiera SpA. La riproduzione parziale o totale dei dati è consentita a soli fini giornalistici; chiediamo
cortesemente alla Stampa una chiara citazione del committente e del contesto in cui sono stati presentati.